Land Rover - Test drive

Discovery Sport, un rinnovamento nel solco dell’ibrido e dell’hi-tech

Il leggero maquillage estetico del modello inglese trae in inganno perché sotto le vesti della nuova edizione si nasconde una marcata metamorfosi meccanica e nelle dotazioni tecniche

di Massimo Mambretti


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3' di lettura

Per aggiornare la Discovery Sport alla Land Rover hanno usato la mano pesante. Infatti, l’imprescindibile leggero lifting di metà carriera è solo la punta dell’iceberg di una rivoluzione sottocutanea nella quale gioca un ruolo importante l’architettura Pta2, che ha debuttato con la seconda serie dell’Evoque. Infatti, consente alla Discovery Sport di adottare l’elettrificazione a 48V consentendole, subito, di proporre versioni mild-hybrid omologate come ibride e, dal 2020, anche un’hybrid plug-in.

La mutazione genetica genera anche un suv più ricercato, funzionale e che offre una guidabilità più lineare. Al riguardo va premesso che la nuova Discovery Sport, come abbiamo constatato guidando la D240 ovvero la più potente versione turbodiesel sulle tortuose strade delle montagne della Catalogna, non sconfina tra i suv atletici. Infatti, il baricentro alto, la massa che sfiora le due tonnellate e il set-up dell’assetto standard, quindi non integrato dalle opzionali sospensioni attive, che contribuisce a generare un confort generale che ha poco da invidiare a quello di una Range Rover non sono la compagnia ideale della guida brillante fra le curve. Tuttavia, il comportamento è disinvolto e determina una guidabilità piacevole grazie alle corrette informazioni che riceve chi sta al volante.

Ovviamente, quando la Discovery Sport mette le ruote dove il gioco si fa duro non ci sono sorprese perché non teme nessun ostacolo dell’off-road. Alla fine dei giochi, nonostante un percorso che ha impegnato anche sull’asfalto più le marce basse che quelle alte e a dispetto dei 240 cv, che possono spingere la vettura a 220 all’ora consentendole di tagliare il traguardo dei 100 orari in 7”7, la percorrenza media registrata dal computer di bordo è stata di 9,5 chilometri con un litro.

Il termine Sport che completa la denominazione di questa Land Rover non va, quindi, riferito alle sue velleità su strada, ma al fatto che offre una versatilità a tutto tondo grazie anche all’ampiezza del rinnovato abitacolo che permette di optare per una configurazione a sette posti e al divano posteriore scorrevole. Quest’ultimo permette di modulare lo spazio a favore dei passeggeri o della zona di carico, la cui volumetria base è di 840 litri nel caso delle varianti a cinque posti.

Se queste caratteristiche non si discostano molto da quelle del modello precedente cambiano, invece, sia la presentazione dell’ambiente valorizzata da una presenza più estesa di materiali pregiati sia l’atmosfera, che vira verso l’hi-tech grazie alla digitalizzazione che ha mutato anche l’aspetto della consolle centrale. Infatti, nella zona superiore ospita il display da 10,25” del sistema d’infotainment, compatibile con Apple CarPlay e Android Auto e ben fruibile, e in quella inferiore un sistema di controllo touch che ha ridimensionato il numero d’interruttori fisici. Il quadro è completato dalla cockpit digitale configurabile da 12,3”, dalla piastra di ricarica per device e dal retrovisore che si può trasformare in un monitor che proietta varie inquadrature raccolte dalla telecamera posteriore. Nel capitolo nuove tecnologie rientrano anche il Terrain Response 2, con la modalità Auto che setta automaticamente la configurazione vettura più congeniale al fondo, e dispositivi come quello che tramite ultrasuoni misura la profondità di un guado e il “cofano trasparente” che, sfruttando delle telecamere, riproduce nel display del sistema d’infotainment l’area attorno alle ruote anteriori e sotto il motore.

La Discovery Sport è in vendita a prezzi che vanno da 39mila a 66mila euro negli allestimenti è Standard, S, Hse ed R-Dynamic che, dal canto suo, si declina nella varianti normale, S, Se ed Hse. Eccezione fatta per la turbodiesel da 150 cv a due ruote motrici che è l’unica non mild-hybrid, tutte le versioni sono offerte con la trazione integrale e il cambio automatico a 9 marce, optional però per la meno potente del lotto. La gamma è formata da 15 versioni spinte da motori turbo a benzina di 2 litri con potenze di 200 e 250 cv e da 31 turbodiesel con motori sempre di 2 litri da 150, 180 e 240 cavalli.

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