tecnologia e ristorazione

Dishcovery, la startup che racconta i menù italiani ai turisti stranieri

di Enrico Marro


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3' di lettura

Basta la semplice traduzione di un menù per far capire a un turista straniero la ricchezza e la complessità della cucina italiana? Non secondo Dishcovery, startup fondata a Modena meno di un anno fa e di recente premiata dal Politecnico di Milano come migliore Travel Startup 2018.

«Il nostro è l'unico menù digitale multilingua in grado di raccontare, oltre che di tradurre», spiega Marco Simonini, modenese, uno dei due co-fondatori della startup assieme a Giuliano Vita (entrambi hanno un background in economia, marketing e management e complessivamente oltre nove anni di esperienza professionale e di studio all’estero, in particolare in Cina).

«Ad aprile 2018, dopo i primi beta test, abbiamo costituito Dishcovery srl e nel giro di pochi mesi abbiamo raccolto 70 ristoranti e registrato più di 15mila accessi ai nostri menù digitali da parte di turisti stranieri. Abbiamo aiutato dunque decine di migliaia di turisti a comprendere il menù andando oltre la mera traduzione e fornendo informazioni chiave sulla cultura culinaria», continua Simonini. E già sui ristoranti in fase beta è stata registrata una conversione da “account di prova” a “cliente pagante” di oltre il 40%, a dimostrazione della necessità di un servizio di questo tipo nel mondo della ristorazione.

Ma come funziona Dishcovery? Il menù dei ristoranti viene tradotto in diverse lingue e digitalizzato in formato mobile, diventando interattivo e consultabile da smartphone, grazie a un QR code, senza dover scaricare nessun tipo di app. Ma nel “menù digitale” la traduzione è solo la punta dell’iceberg: i clienti possono avere tutte le informazioni che desiderano su ingredienti, allergeni, storia del piatto e perfino i consigli sugli abbinamenti di vino.

«Dishcovery ha portato un effettivo contributo all’upselling dei ristoranti - continua Simonini - perché chi utilizza il nostro menù digitale ordina in media il 18% in più». I ristoratori possono gestire il proprio menù in autonomia, aggiungendo immagini, descrizioni e collegamenti internet. «Il menu è liberamente modificabile in ogni momento senza necessità di cambiare codice QR e in più lo si può stampare per venire incontro alle esigenze della clientela meno giovane - spiega ancora Simonini - . Sempre grazie alla nostra piattaforma è possibile fare un “riassunto” di ciò che ordina il singolo tavolo, in modo da comunicare visivamente al cameriere piatti e relative quantità senza rischiare errori».

Tra gli oltre 100 clienti di Dishcovery figurano anche alcuni ristoranti della catena Autogrill, come Motta e Bistrot, ma la startup è in procinto di iniziare nuove collaborazioni con la catena Welldone, Tortellino, Chef Express e FC retail (RED Feltrinelli). A questi grossi gruppi si aggiungono hotel, piccole catene di ristoranti e ristoranti di alto livello, situati principalmente a Milano, Venezia e Roma. Infine si stanno delineando collaborazioni con gruppi come Alipay e l’aereoporto di Fiumicino.

Il 5 novembre è andata online la campagna di equity-crowdfunding sulla piattaforma 200crowd per la raccolta di fondi, in modo da implementare altre funzionalità all’interno dei menù digitali e favorire lo sviluppo commerciale sul mercato italiano: tra le funzionalità che verranno inserite figura l’integrazione di metodi di pagamento mobile tipo ApplePay o Alipay. La campagna si è conclusa a fine gennaio, raccogliendo circa 150mila euro. Dishcovery ha iniziato inoltre un percorso con un venture capital di Milano il cui investimento potrebbe essere confermato tra marzo e aprile.

Ma l’Italia non è l'unico mercato di riferimento per la startup di Modena: l’obiettivo è esportare l’idea partendo da mercati europei come Spagna e Francia, Paesi con una forte cultura culinaria, un’industria del turismo in crescita e un’identità linguistica che crea barriere culturali per gli stranieri.

Nel futuro di Dishcovery ci sono inoltre nuove funzionalità pensate direttamente per i turisti, dalla prenotazione del tavolo all’acquisto di menu fissi, fino al pagamento tramite smartphone. Con l’obiettivo - tecnologicamente ambizioso - di arrivare a portare la realtà aumentata sui tavoli dei ristoranti italiani.

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