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Disney alla guerra dello streaming con un’armata di 26 milioni di abbonati

Il colosso dei media in pochi mesi quasi triplica gli utenti del servizio e emerge come formidabile sfidante del leader Netflix

di Marco Valsania


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(Afp)

3' di lettura

NEW YORK - I suoi grandi parchi tematici cinesi hanno dovuto chiudere i battenti per l'assedio del coronavirus di Wuhan. Ma Disney, quando si tratta di business, ha aperto le porte a una nuova offensiva, quella ai rivali nello streaming: il colosso americano e mondiale del media ha svelato nell'ultimo bilancio trimestrale di poter contare ormai su un'armata di oltre 26 milioni di utenti del suo nuovo servizio, Disney+, quasi triplicati rispetto ai dieci milioni annunciati ai suoi albori.

Il gigante dei mass media ha riportato risultati del suo primo trimestre fiscale superiori alle attese, sia in termini di profitto che di fatturato, anche se non hanno entusiasmato gli investitori. Il titolo, nel dopo mercato, è rimasto sostanzialmente invariato dopo aver guadagnato il 2% nel corso della seduta. Se però da inizio anno è in leggero calo, negli ultimi dodici mesi ha guadagnato in realtà quasi il 30 per cento. Gli utili netti sono stati 2,13 miliardi e quelli per azione sono stati di 1,53 dollari contro gli 1,44 attesi. Il fatturato è salito del 36% a 20,86 miliardi rispetto ai 20,79 ipotizzati.

Ma tutti gli occhi sono stati puntati sui numeri del debutto nello streaming. Disney+ aveva decollato a novembre negli Stati Uniti con iniziali dieci milioni di abbonati e ha chiuso il primo trimestre fiscale dell'azienda con ben 26,5 milioni. Da allora a oggi è inoltre arrivata a 28,6 milioni. Un andamento che il chief executive Bob Iger ha definito “al di la della aspettative”. Una parte degli abbonati, il 20%, è tuttavia arrivata gratuitamente grazie a offerte di grandi partner quali Verizon e quindi è men che certo che rinnovi l'utenza.

Un lancio del servizio streaming su scala internazionale, in Europa occidentale, è previsto nel trimestre in corso, anticipato rispetto a quanto inizialmente stabilito. I vertici del gruppo scommettono di poter trovare nuove e significative spinte alla crescita orario sui mercati globali.

Disney, indicando di voler alzare il tiro della sua scommessa, ha anche annunciato l'arrivo di nuovo contenuto per le grandi guerre dello streaming: una seconda stagione dello spin-off fi Guerre Stellari, The Mandalorian, e alcune serie Marvel, ad esempio dedicate a personaggi quali Falcon e Winter Soldier. Anche se non ha aggiornato le previsioni future per il servizio, rimaste tra i 60 e i 90 milioni di abbonati entro il 2024. Netflix, leader del segmento streaming, ha oltre 160 milioni di abbonati mondiali. Ma nei suoi primi anni la sua conquista di abbonai e stata molto più lenta dei quella ora esibita da Disney grazie alla forza del suo marchio.

Disney può oltretutto contare su altri due offerte streaming, oltre a quella deidicata alla famiglia del servizio omonimo, parte anche di un pacchetto unico: quella sportiva di Espn+, che ha 66 milioni di abbonati, e quella di spettacoli di maggior qualita' e per un pubblico più adulto di Hulu, che ha 30,4 milioni di utenti. Il segmento che comprende lo streaming è tuttora tra i piu' piccoli del gruppo, include direct-to-consumer e media internazionali, con un fatturato di 3,99 miliardi e perdite operative di 693 milioni, la sola attività in passivo. Entrambe e cifre sono state però migliori delle previsioni.

Nelle altre divisioni, Disney ha sofferto l'impatto delle sfide in Asia, anche se non troppo. I parchi tematici hanno visto le entrate salire dell'8% a 7,4 miliardi e gli utili operativi arrivare a 2,32 miliardi, battendo le attese. Disney ha però chiuso adesso indefinitamente il parco a Shanghai e temporaneamente quello a Hong Kong. E ha previsto flessioni degli utili operativi di 135 milioni a Shanghai e di 145 milioni a Hong Kong, che ha gia' perso 80 milioni nei tre mesi scorsi a causa della crisi politica. Nei network televisivi gli utili operativi sono statui pari a 163 miliardi e le entrate di 7,36 miliardi, a loro volta meglio dei pronostici. La divisione di produzione cinematografica ha riportato utili di 948 milioni e entrate di 3,76 miliardi, sopra le attese, ma è anch'essa a rischio di scosse legate al coronavirus, per il blocco di sale e produzioni in Cina.

PER APPROFONDIRE:

Disney+ e il guanto di sfida ai concorrenti

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    Marco ValsaniaGiornalista

    Luogo: New York, Usa

    Lingue parlate: Italiano, Inglese

    Argomenti: Economia, politica americana e internazionale, finanza, lavoro, tecnologia

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