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Disney, priorità allo streaming con una super-divisione per la distribuzione del contenuto

Riorganizzata la struttura del leader mondiale dello spettacolo per premiare le piattaforme digitali. Allo studio nuovi investimenti

di Marco Valsania

Carmen Consoli: "Mulan" fa dell'imperfezione un punto di forza

3' di lettura

Digital First. Anzi, streaming first. Lo streaming al centro e prima di tutto. A deciderlo questa volta non è un'azienda tra le tante, editoriale o di mass media. È il leader dello spettacolo e dell'informazione per eccellenza, l'impero globale di Disney. Con una drammatica riorganizzazione in risposta alla crisi da pandemia che sta riscrivendo i modelli di business della Corporate America e mondiale, i vertici del gruppo di Hollywood hanno portato al cuore delle attività le nuove piattaforme mediatiche, assicurando loro il massimo impegno e i massimi investimenti in termini di contenuto. Nel dopo mercato, segno dell'importanza della scommessa, il titolo, in ribasso del 16% da gennaio, ha guadagnato oltre il 5 per cento.

La centralità di Disney+ e Hulu

Sono grandi manovre per la centralità della nuova frontiera digitale intraprese di recente anche da altri colossi, nessuno però delle dimensioni e con la leadership della casa che fu di Topolino e che oggi riunisce reti televisive, sport e studi cinematografici, marchi quali Marvel, Pixar e Star Wars e lo streaming di Hulu e Disney+, con già oltre 60 milioni di abbonati su scala internazionale. In tutto lo streaming targato Disney ha oltre cento milioni utenti. La pandemia ha paralizzato i tradizionali canali del contenuto, quali catene cinematografiche ormai sull'orlo della bancarotta. E ha accelerato enormemente tendenze già in atto che premiano le nuove piattaforme, con il rinvio forzato del debutto nelle sale di numerosi grandi e costosi film. In un caso-pilota ed esemplare Disney aveva spedito quest’estate direttamente su Disney+ il previsto lungometraggio blockbuster Mulan al prezzo di circa 30 dollari negli Stati Uniti.

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Una super-divisione per distribuire content

Veniamo dunque del terremoto ora annunciato: Disney, in dettaglio, creerà un nuovo “gruppo” centralizzato, all'interno dell'azienda, incaricato di organizzare e gestire tutta la distribuzione del contenuto, oltre alle vendite e la pubblicità. Una super-divisione che deciderà insomma quale sia la destinazione migliore per ciascuna creazione targata Disney o sue affiliate. Gli Studios dedicati al piccolo e grande schermo d'ora in avanti riforniranno anzitutto proprio le piattaforme streaming quale obiettivo essenziale.

Guidare la trasformazione

A riconoscere la portata della rivoluzione copernicana è stato lo stesso Bob Chapek, neo-amministratore delegato al posto del leggendario Bob Iger adesso presidente. “C'è una trasformazione drastica incorso sul mercato e si può guidarlo o esserne guidati, noi scegliamo di guidarla”, ha detto riferendosi alle nuove abitudini dei consumatori online. A capo del nuovo gruppo si insedierà Kareem Daniel, finora responsabile della divisione di prodotti di consumo, giochi e editoria. A lui spetterà anche assicurare che lo streaming diventi redditizio, una nuova cruciale fonte di profitti per Disney.

L'era delle ristrutturazioni

Disney ha già fatto i conti con altre necessità di profonda riorganizzazione all'ombra delle pandemia. Ha eliminato 28.000 posti di lavoro dai parchi tematici negli Stati Uniti, gravemente danneggiati dal coronavirus. La nuova mossa, ha ammesso Chapek, potrà comportare ulteriori tagli anche se meno pronunciati. L'obiettivo, però, qui appare anzitutto strategico, scommettere appieno appunto sullo streaming dove negli ultimi anni ha dominato Netflix ma ora avanza la concorrenza. Altri rivali hanno compiuto simili passi di recente. NbcUniversal ha rivisto il suo contenuto proprio allo scopo di potenziare il suo nuovo servizio di streaming Peacock. E AT&T ha ristrutturato la controllata WarnerMedia, con riduzioni pesanti di costi e dipendenti, a sua volta con in mente il neonato Hbo Max.

Le pressioni di Loeb

Disney ha fatto i conti anche con le pressioni dell'investitore attivista Daniel Loeb e del suo Third Point Capital, che ha insistito per una svolta. Loeb, uno dei principali azionisti, In particolare ha invitato anche a cancellare lo storico dividendo di Disney, tre miliardi l'anno, per investire nel content per lo streaming. Chapeck ha affermato che l'azienda “guarda a tutti gli investimenti, compreso il dividendo, per aumentare la spesa in nuovo contenuto”. La produzione del contenuto a Disney rimarrà sotto l'egida degli attuali responsabili, con alcuni ritocchi negli incarichi. Tutti riporteranno direttamente a Chapek.


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