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Disney+ ti avverte: «Dumbo» potrebbe apparire razzista

La piattaforma di streaming Disney al debutto negli Usa il 12 novembre segnala «rappresentazioni culturali obsolete» in molti classici del catalogo. Moriremo di politicamente corretto?

di Francesco Prisco


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Dumbo con i corvi, personaggi costruiti su una visione caricaturale dei neri d’America: Disney+ ti avverte che il film contiene «rappresentazioni culturali obsolete»

2' di lettura

«Ne ho vedute tante da raccontar/ giammai gli elefanti volar», cantavano i cinque corvi neri di Dumbo (1941), classico Disney uscito in piena Seconda guerra mondiale e immediatamente diventato di culto tra le reclute dell’aviazione Usa. Un capolavoro appena rivisitato da Tim Burton che, visto con gli occhi della contemporaneità, potrebbe suonare leggermente stonato: quei corvi neri in fondo, secondo qualcuno, non sono altro che la parodia dei neri d’America. Goffi, straccioni e viziosi come se li immaginavano i bianchi dell’epoca.
Di più: il loro capo, nello script originale del film, si chiamava Jim Crow, sublime gioco di parole («Crow» sta per corvo) che richiama il Jim Crow di una celebre filastrocca ottocentesca, archetipo del nero inteso come creatura inferiore cui infliggere le leggi di discriminazione razziale. Che l’America bianca, guarda caso, chiamerà leggi Jim Crow.

L’avvertenza di Disney+
Guai a leggere il passato con gli occhiali del presente, chiarissimo, ma negli Stati Uniti del #Metoo e delle pari opportunità è sempre meglio andarci con i piedi di piombo. Così va a finire che debutta Disney+, portale streaming di Disney lanciato negli Usa il 12 novembre e destinato ad arrivare qui da noi il 31 marzo 2020, e ha ovviamente tutti i classici Disney in libreria, ma prima di alcuni classici come Dumbo trovi scritto: «I cartoni che stai per vedere sono prodotti del loro tempo. Possono rappresentare alcuni dei pregiudizi etnici e razziali che erano all’ordine del giorno nella società americana. Queste rappresentazioni erano allora sbagliate e lo sono oggi. Sebbene questi cartoni non rappresentino la società odierna, vengono presentati come erano stati originariamente creati, perché fare diversamente sarebbe lo stesso che pretendere che questi pregiudizi non siano mai esistiti».

Censurati «I racconti dello Zio Tom»
Dumbo non è l’unico classico di Disney cui è stata applicata l’etichetta «outdated cultural depictions» (ossia: «rappresentazioni culturali obsolete»). Ce n’è anche per Lilli e il Vagabondo (1955), Il Libro della Giungla (1967) e gli Aristogatti (1971), film memorabili ma pieni di cliché etnici. E guai, nell’epoca del politicamente corretto, a intrappolare le etnie nei cliché. E c’è di più: nella libreria di Disney+, da quanto si apprende da Variety, per ora manca totalmente I racconti dello Zio Tom (1946), film che secondo alcune interpretazioni sullo stereotipo del nero alla Jim Crow era costruito. E non c’è da stupirsi: negli anni del Movimento per i diritti civili l’offesa peggiore che si potesse rivolgere a un afroamericano era Zio Tom, ossia «schiavo negro buono» che ragiona con la testa di un bianco.

La cultura del piagnisteo
Le precauzioni non sono mai troppe con i tempi che corrono. Perché in America - e a guardar bene non solo da quelle parti - ha definitivamente vinto quella che Robert Hughes chiamava Cultura del piagnisteo, qualcosa che rappresenta «il cadavere del liberalismo degli anni Sessanta», che è «il frutto dell’ossessione per i diritti civili e dell’esaltazione vittimistica delle minoranze». Ma a essere troppo zelanti viene da chiedersi se non sia opportuno appioppare un «parental advisory» pure a Biancaneve (1938). Che, per inciso, era uno dei film preferiti di Adolf Hitler.

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