MERCATO DEL LAVORO AMERICANO

Disoccupazione Usa ai minimi da mezzo secolo ma i salari non decollano

di Marco Valsania


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(AFP)

3' di lettura

NEW YORK - Quasi trecentomila nuovi posti di lavoro e un tasso di disoccupazione sceso a nuovi minimi da quasi mezzo secolo a questa parte, dal 1969. Assieme alle 263mila assunzioni nette di aprile, il numero dei senza lavoro negli Stati Uniti è diminuito al 3,6%, inviando una coppia di segnali incoraggianti sul ritrovato slancio di un'espansione americana che si avvia a tagliare record assoluti di longevità in estate.

I salari aumentano poco
I salari orari sono da parte loro aumentati del 3,2% su base annuale, un passo meno elettrizzante - invariato dal mese precedente e inferiore alle attese del 3,3% - anche se superiore a quello dell'inflazione (i prezzi al consumi sono aumentati dell'1,9% in marzo). I salari sono saliti di 6 centesimi (+0,2% dal mese precedente) a 27,77 dollari l'ora. I compensi rimangono uno dei punti più deboli d'una crescita che in questi anni, nonostante la continua marcia, è stata caratterizzata da significative disparità e diseguaglianze.

DISOCCUPAZIONE MAI COSÌ BASSA

In percentuale sulla forza lavoro (Fonte: Bureau of Labor Statistics)

Tasso di partecipazione in calo
La forza lavoro americana, inoltre, si è contratta di mezzo milione di persone, il tasso di partecipazione è scivolato di 0,2 punti percentuali al 62,8% e gli americani con impieghi marginali o forzati del part-time sono rimasti stabili al 7,3%: indicatori che suggeriscono tuttora l'esistenza di sacche di marginalità, sotto-occupazione e disoccupazione, ancora potenzialmente da riassorbire. Il tasso di partecipazione è risalito da minimi toccati nel 2015 ma rimane storicamente basso e inferiore ai livelli pre-crisi.

Wall Street fiduciosa
Il dato sui nuovi impieghi ha tuttavia polverizzato le attese iniettando ottimismo anche sui mercati, con Wall Street che ha aperto in rialzo e alcuni analisti che hanno invocato un clima ideale da “goldilocks”, da fiaba: in media si aspettavano l'aggiunta di “sole” 190.000 buste paga. Nettamente meglio del previsto ha fatto anche il tasso di disoccupazione, misurato da un separato sondaggio tra i lavoratori anziché tra le aziende, pronosticato al 3,8 per cento. E sono state riviste al rialzo le statistiche dei due mesi precedenti: in febbraio e marzo sono stati creati complessivamente 16.000 impieghi più di quanti inizialmente calcolati. Il rilancio delle assunzioni assieme a possibili miglioramenti di produttività (nel primo trimestre è avanzata al passo più convinto dal 2010) sono di buon auspicio per un prolungamento dell'espansione e per allontanare spettri di nuovi rovesci dell'economia e recessioni.

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Tutto questo anche se una più allargata prospettiva temporale evidenzia tuttora una leggera frenata dell'occupazione: nei primi quattro mesi dell'anno la creazione media di impieghi è stata d 205mila al mese, contro i 223mila medi dell'anno scorso. In linea sostanzialmente con la media di 201mila posti di lavoro nati nell'intero periodo di 103 mesi di continua creazione di occupazione, un record.

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Bene servizi e costruzioni
A guidare l'ultima carica occupazionale di aprile sono stati anzitutto i servizi professionali e di business e le costruzioni (+33mila impieghi, il massimo da gennaio). Il settore manifatturiero ha messo a segno un incremento di 4.000 buste paga dopo recenti declini e ristagni. Anche il pubblico impiego ha contribuito al boom occupazionale. In calo invece il retail, che ha perso 12.000 occupati soffrendo la terza flessione consecutiva.

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