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Dissesto, il piano del ministro Costa: «Contro le emergenze 9,1 miliardi»

di Manuela Perrone


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4' di lettura

Vale 9 miliardi il piano anti-dissesto idrogeologico che sarà presentato a metà febbraio dal Governo. Sono due gli assi portanti, come anticipa al Sole 24 Ore Sergio Costa, il generale voluto ministro dell’Ambiente dal leader M5S Luigi Di Maio: «Il primo conta su 2,6 miliardi, sui quali l’Ue ha concesso la flessibilità, che serviranno per la gestione delle emergenze, affidata al Dipartimento della Protezione civile presso la presidenza del Consiglio. Indispensabile in un Paese come l’Italia, che ha il 79% di fragilità idrogeologiche. Altri 6,59 miliardi, al ritmo di 900 milioni a triennio, saranno gestiti dall’Ambiente per la messa in sicurezza del territorio, dunque per interventi strutturali, su impulso dei presidenti delle Regioni in qualità di commissari straordinari per il dissesto. Con un obiettivo: ottenere quanti più progetti cantierabili possibile».

Ministro, avete smantellato Italia Sicura, che per Ance ha portato la spesa da 100 a 500 milioni, e ricondotto tutto ai protocolli con le Regioni. Perché?
Era una sorta di cabina di sintesi a Palazzo Chigi, che prendeva l’80% del lavoro di base svolto dal ministero dell’Ambiente e per l’ultimo 20% andava a finanziare i progetti cantierabili. Poiché aveva un costo annuo abbastanza sostenuto lo sdoppiamento di competenze non aveva senso. È un efficientamento dell’azione amministrativa, che elimina tanti burocratismi intermedi. Gli stessi 6,59 miliardi sono l’unificazione organica di tutti fondi prima disarticolati: quelli europei, quelli di Italia Sicura e quelli di bilancio del ministero. Oggi abbiamo un centro unico di gestione delle risorse presso l’Ambiente. E a ogni Regione in Conferenza permanente abbiamo già dato il programma economico-finanziario: sa esattamente su quanto può contare e in che termini.

Eppure finora la resistenza a livello locale è stata grande. Perché adesso il sistema dovrebbe funzionare?
Dopo aver messo i presidenti delle Regioni in condizioni di lavorare con soldi certi, miglioriamo altri elementi di gestione dei fondi che si sono rivelati colli di bottiglia. Il primo riguarda il portale ReNDIS, istituito nel 2015, dove i Comuni inseriscono le loro necessità, le Regioni fanno l’istruttoria e, se è positiva, la inviano all’Autorità distrettuale di bacino. Se il parere è favorevole, il progetto va a finanziamento. Ci siamo resi conto che il sistema è farraginoso e che l’algoritmo, calcolato per “nuvole di interesse”, penalizza i luoghi meno abitati, i costoni rocciosi, le aree montane. Un baco figlio di un’eccessiva matematicità del sistema. Allora abbiamo scelto di mantenere l’algoritmo, segno di forte trasparenza, ma lasciando una percentuale di valutazione al commissario in relazione alle zone più marginali. Una discrezionalità orientata.

Ma questo non serve a velocizzare i progetti…
Infatti ci sono altre novità. La prima riguarda il vaglio dell’Autorità distrettuale di bacino: il progetto ci arriverà prima della fase di validazione, così si riduce di almeno due passaggi l’intero processo di finanziamento e si evita il gioco dell’oca. Non solo. Il costo delle varie fasi progettuali per arrivare alla cantierabilità spesso è insostenibile per i Comuni, soprattutto i piccoli. Abbiamo perciò deciso di anticipare la prima tranche di finanziamento fino alla fase esecutiva, quando la progettazione è in buono stato di avanzamento e ha superato il preliminare. Se non si porta a termine, nelle trasposizioni successive di fondi si sottrae quella quota parte. Non fondi a pioggia, ma condizionati alla cantierabilità del progetto. In secondo luogo, intendiamo ridurre a 3 le tranche di pagamento, che oggi vanno da 5 a 8. Significa dare più velocità e garanzia al pagamento, ma anche rendere il fondo più appetibile. Altra burocrazia in meno. Io penso che con le Regioni ci sia condivisione. Al di là delle divisioni politiche, qui si parla di fatti. Attiviamo cantieri creando lavoro ambientalmente compatibile e indotto. Appena sono arrivati i primi progetti solidi e cantierabili da Sardegna e Sicilia li ho finanziati con 142 milioni.

E se dovessero andare esauriti i 300 milioni l’anno? Lei aveva rinunciato a firmare l’intesa per un mutuo da 800 milioni già concordata con la Bei…
Ho detto a tutte le Regioni: è un’anticipazione, che richiede un aggio da pagare cash. Si anticipa se ho progetti cantierabili superiori ai 300 milioni. Sottoscriverò il mutuo, se servirà.

A proposito di ambiente e lavoro, lei ha giurato: «Non firmerò alcuna autorizzazione per le trivelle». Le imprese esprimono forte preoccupazione per il settore.
Tutte le domande devono passare per la valutazione di impatto ambientale e io chiedo garanzie. Una piattaforma offshore quanti anni rimane in mare? Chi la dismette, quando e in che modo? Dove si mettono le acque di strato? Secondo me a oggi nelle domande non ci sono queste garanzie ambientali, dunque non firmo. Ma ci sono altri due passaggi. I lavoratori sono una nostra preoccupazione e non prevediamo di lasciarne indietro nessuno, come dimostra il Piano clima ed energia che abbiamo depositato il 31 dicembre, in linea con il sistema Ue di defossilizzazione e decarbonizzazione. Il rapporto in termini di posti di lavoro creati tra fonti fossili e fonti alternative è di 1 a 10: investendo in rinnovabili recuperiamo tutti. E aggiungo: se il percorso ci porterà entro il 2050 ad abbandonare totalmente il carbonfossile e un’autorizzazione all’estrazione petrolifera dura almeno trent’anni di cosa stiamo parlando?

Capitolo autonomie regionali, tema sensibile per la Lega. In molti indicano il suo ministero come quello in cui il trasferimento di competenze è più faticoso.
Confermo. Perché il ministero dell’Ambiente ha una competenza tecnicistica: molto spesso è endoprocedimentale, si accompagna a decisioni di altri ministeri che producono gli atti finali. Assegniamo ciò che è trasferibile ma nei limiti in cui non intacca l’endoprocedimento di altri ministeri per evitare che se il Mit o il Mise mi chiedono un parere previsto da una norma in futuro non si ritrovino a chiederne 21. Tra martedì e mercoledì consegneremo a Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna una controproposta, con dei “sì”.

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