Le sfide del lavoro /1

Distanze, luoghi e relazioni: così la pandemia riscrive produttività e vita sociale

di Leonardo Becchetti

(EtiAmmos - stock.adobe.com)

3' di lettura

La pandemia è stata una tragedia rivoluzionaria che ci ha aperto gli occhi su molte cose e cambierà per sempre il mondo del lavoro. Esistono tre tipi di relazioni. Quelle faccia a faccia in presenza, quelle faccia a faccia a distanza (tipicamente i webinar) e quelle senza compresenza spaziale e sincronia temporale (le relazioni ad esempio che sviluppiamo sulle liste whatsapp). Nel vecchio mondo eravamo convinti che il lavoro si potesse realizzare solo attraverso il primo tipo di relazioni con vincoli e costi enormi di tempi di spostamento.

La pandemia è stata una gigantesca esercitazione che ci ha costretto a spostare il lavoro sulle relazioni di secondo e di terzo tipo e ci ha fatto scoprire di poter essere molto più flessibili e ricchi di tempo. È impossibile per definizione che, nel mondo dopo la pandemia, giocando in modo sapiente sulla combinazione ottimale di questi tre tipi di relazioni, non aumenteranno produttività e capacità di armonizzare lavoro, formazione, cura delle relazioni e tempo libero.

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Se prima della pandemia avevamo l’abitudine di fare lunghe tratte ferroviarie o aeree andata e ritorno per partecipare ad una sola riunione oggi sappiamo che in quella stessa giornata possiamo realizzare 4-5 eventi. È senz’altro vero che la relazione di primo tipo (faccia a faccia in presenza) è la più ricca ma siamo sicuri che una stretta di mano e una chiacchierata informale alla macchinetta del caffè compensino costi di spostamento tra città, Paesi, continenti e una frequenza di incontri tra esperti molto meno partecipata e più rarefatta per la difficoltà di sincronizzare le agende? Sarebbe stato possibile ad esempio come comitato organizzatore del G20 italiano incontrare nel giro di due settimane le controparti di 19 Paesi per avere un feedback sull’andamento del percorso? La combinazione dei tre tipi di relazioni riduce le distanze ed avvicina le culture. Ed è così vero che la creatività nelle relazioni del primo tipo è superiore? Vale piuttosto il contrario perché poter dialogare senza vincoli di spazio o di tempo aumenta tantissimo la frequenza delle interazioni e anche la loro qualità (scripta manent…).

La rivoluzione del lavoro prossima ventura fatta di enormi potenzialità e segnata dal passaggio dalla modalità faccia a faccia in presenza all’uso delle tre modalità alternative deve superare però tre limiti. Il primo è la capacità di separare lavoro da tempo libero, questione di autocontrollo per liberi professionisti e dirigenti, questione “sindacale” e legata a diritto alla disconnessione per il lavoro subordinato. Un problema assolutamente risolvibile senza gettare il bambino con l’acqua sporca. Il secondo è che il lavoro a distanza non è per tutti nelle stesse proporzioni e possibilità. I dati del Benessere Equo e Sostenibile appena presentati dall’Istat indicano che vi hanno fatto ricorso in modo massiccio i lavoratori qualificati e gli impiegati in settori come quelli dell’informazione e comunicazione, della finanza, dell’istruzione, della libera professione, della pubblica amministrazione e dei servizi mentre non hanno potuto godere della stessa flessibilità lavoratori del settore agricolo, operai, lavoratori del settore del commercio, delle costruzioni e del settore della ristorazione e personale medico. Anche questo non fermerà la rivoluzione ma renderà necessario considerare più usuranti in futuro il secondo gruppo di lavori perché il concetto di lavoro usurante non è solo assoluto ma anche relativo e dipende da diritti e flessibilità godute dagli altri. Ultimo problema è la diseguaglianza di qualità del lavoro a distanza quando lo facciamo coincidere con il lavoro domestico diventando croce o benedizione a seconda del comfort abitativo, della qualità della rete e della ripartizione dei lavori in casa. Ma nessuno ci costringe a concepire il lavoro a distanza come solo lavoro domestico. Possono e devono nascere hub di coworking di quartiere, ovvero spazi di qualità dove poter svolgere l’attività a distanza dal proprio ufficio incontrando e socializzando con altre persone del proprio territorio.

Speriamo che molto presto con l’accelerazione e il successo della campagna dei vaccini la pandemia sarà alle spalle. Ma sarebbe molto grave non fare tesoro del circolo virtuoso tra produttività, sostenibilità ecologica e qualità del vivere che ci ha fatto imparare a conoscere. Ricordo un commento finale ad una delle classifiche di qualità di vita in Italia dove il primo posto di Milano e l’ultimo di Vibo Valentia (la provincia che contiene le bellissime coste di Tropea e Zambrone) era sull’impossibilità di conciliare efficienza e vita di lavoro con la contemplazione della bellezza dei territori. Anche questo forse oggi non è e non sarà sempre più vero. E ridurrà nel tempo i divari di bellezza ed efficienza tra i nostri territori migliorando ciascuno di essi nel suo lato più carente.

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