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Distillati, l’86% delle imprese prevede un rialzo dei prezzi

Allarme per l’incremento dei costi. Il presidente Emaldi all’assemblea di Assodistil: stop all’inasprimento fiscale. Bene l’export e in ripresa il consumo in bar e ristoranti. Male le vendite al dettaglio

di Emiliano Sgambato

(AdobeStock)

3' di lettura

I distillati italiani non sfuggono alle criticità che ormai affliggono tutti i segmenti del mercato. Il 50% delle imprese lamenta un incremento dei prezzi della bolletta superiore al 40%, come anche quello dei costi delle materie prime, per cui un’impresa su quattro ha registrato rincari superiori al 20%.
Per fronteggiare questa situazione l’86% ha rivisto o prevede di rivedere al rialzo i prezzi praticati, mentre l’80% sta valutando nuovi fornitori.

È quanto emerge da una ricerca presentata in occasione della 76esima assemblea di AssoDistil, che rappresenta oltre 60 distillerie industriali pari al 95% della produzione nazionale di acquaviti e di alcol etilico prodotto da materie prime agricole.

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«Il settore distillatorio si è contraddistinto in questi anni per lungimiranza e strategia ma per riuscire a superare questa crisi economica ed energetica servono fatti», ha detto il presidente di Assodistil Antonio Emaldi, nell’auspicare che «il nuovo Governo non adotti meccanismi di ulteriore inasprimento dell’imposizione fiscale sugli spirits, per evitare un altro colpo al settore già in forte difficoltà per la difficile congiuntura economica».

Mercato a due facce

Sul fronte del mercato, i dati elaborati da Nomisma hanno evidenziato come esistano trend contrastanti nei diversi canali di consumo.

Un segnale positivo proviene dall'aumento dei volumi esportati, con un incremento a valore superiore di quello a volume. Nel primo semestre del 2022 l’export di grappa ha infatti registrato 28 milioni di euro contro i 24 milioni dei primi 6 mesi del 2021 (+17% in valore e +9% in volume). Tra i mercati internazionali che apprezzano di più la grappa c’è la Germania che da sola concentra ben il 59% dell’export di settore.

Sul fronte delle vendite interne, invece, nei primi sei mesi dell'anno si assiste a una diminuzione delle vendite di grappa del 7% in valore rispetto al primo semestre del 2021 (fonte: NielsenIQ). La contrazione colpisce anche il canale dell'e-commerce con una diminuzione dei valori venduti del 15%.

C’è però una forte ripresa nel canale bar e ristoranti (horeca), un «canale strategico per il settore e da dove prima della pandemia – spiega Nomisma – passavano più della metà dei consumi di spirits del nostro Paese. A conferma di ciò, nei primi 6 mesi del 2022 le vendite nel canale Cash&Carry – format distributivo nel quale si riforniscono ristoranti e bar e che dunque può esser considerato una proxy delle tendenze del canale Ho.re.ca. – hanno registrato una crescita di ben il +31% rispetto al 2021».

Crescita per il bioetanolo

Tra le battaglie portate avanti nel corso dell'anno – comunicano dall’Associazione – c’è quella relativa alla diffusione del bioetanolo nel nostro Paese. Il recepimento della direttiva sulle fonti rinnovabili Redii – che prevede che i fornitori di benzina, diesel e metano di conseguire entro il 2030 una quota pari al 16% di fonti rinnovabili sul totale di carburanti immessi a consumo – ha rappresentato una tappa importante per lo sviluppo dei biocarburanti e in particolar modo per il bioetanolo avanzato, un biocarburante 100% rinnovabile che consente di ridurre le emissioni di almeno il 75% rispetto ai carburanti fossili.

AssoDistil ha stimato che l'impatto potenziale di produzione del bioetanolo necessario in Italia entro il 2030 potrebbe generare 46.000 nuovi posti di lavoro tra industria e filiera agricola italiana, grazie anche alla realizzazione di almeno 15 nuovi impianti.

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