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Distretti del cibo, in Emilia Romagna arriva quello della pera

Nell’elenco ministeriale ne risultano registrati oltre 160. Il Pnrr li finanzia con 103 milioni di euro

di Micaela Cappellini

(AdobeStock)

2' di lettura

Cresce la lista dei Distretti del cibo. L’ultimo nato è il distretto della Pera dell'Emilia-Romagna, riconosciuto come tale da un apposito atto della Regione, che avrà come sede legale Ferrara. «I distretti del cibo - spiega l'assessore regionale all'Agricoltura, Alessio Mammi-, sono realtà create per promuovere lo sviluppo del territorio, garantire la sicurezza alimentare, la coesione e l'inclusione sociale, ridurre l'impatto ambientale e lo spreco alimentare. L'aver creato un distretto della pera offrirà sicuramente opportunità in più per valorizzare questo prezioso frutto».

Per i Consorzi di tutela delle Dop e Igp, il riconoscimento di distretto del cibo rappresenta un ulteriore strumento per promuovere le proprie produzioni di qualità lungo tutta la filiera produttiva, anche attraverso la partecipazione ai bandi emanati dal ministero dell'Agricoltura. In base alla legge nazionale che li ha istituiti nel 2017, infatti, i distretti del cibo sono realtà legate al territorio, con un'identità storica omogenea frutto dell'integrazione fra attività agricole e attività locali, nonché di produzione di beni o servizi di particolare specificità.

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Per l’Emilia Romagna, si tratta del quinto distretto istituito all’interno della Regione, dopo quello dei salumi Dop piacentini, del “Distretto bio simbiotico Romagna”, del prosciutto di Modena Dop e dell'Aceto balsamico di Modena. Ma quanti ne sono stati creati, fino ad oggi, in Italia? Nell’Elenco nazionale dei distretti del cibo presso il ministero dell’Agricoltura. ad oggi se ne contano oltre 160. Ci sono regione che ne contano pochi, come l’Emilia Romagna appunto, e altre che superano la ventina, come la Toscana o la Lombardia. Nell’elenco c’è un po’ di tutto. Si va da distretti dedicati a prodotti molto specifici, come la Vernaccia di San Gimignano o il riso del Piemonte, ad altri dedicati ad aree ben ristrette: il distretto rurale della Barbagia in Sardegna, il biodistretto del lago di Bolsena.

A disposizione di queste realtà ci sono anche fondi pubblici ad hoc. Il primo bando, istituito dal ministero dell’Agricoltura nel 2020, ha distribuito 18 milioni di euro come contributo a una decina di progetti presentati. Oggi, grazie al Pnrr, i fondi a disposizione dei distretti del cibo sono molti di più: nel V bando ministeriale sono previsti ben 103 milioni di euro. Una buona ragione per aver visto aumentare quest’anno le nuove registrazioni all’Elenco nazionale dei distretti del cibo.

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