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Distretti della moda e retail a caccia di laureati

di Marta Casadei


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3' di lettura

C’è chi sogna di essere incluso nella classifica delle 100 persone più influenti del mondo del magazine Time, come accaduto quest’anno ad Alessandro Michele, direttore creativo di Gucci e unico italiano nella rosa dei “most influencial”. E chi immagina di utilizzare la tecnologia per portare nel futuro il mestiere dei nonni, magari sarti o calzolai, e di vendere le proprie creazioni in Cina o in Corea. Indipendentemente dal tipo di carriera che vogliono intraprendere, sono molti i giovani affascinati dal mondo della moda. E, viceversa, in un Paese come l’Italia in cui il tasso di disoccupazione tra gli under 25 è al 34% (dati Istat, aprile 2017), la moda rappresenta un segmento dinamico anche in termini di mercato del lavoro: con il reshoring a riportare nei distretti italiani le produzione di capi e accessori un tempo delocalizzate, la centralità sempre maggiore di Milano nel panorama commerciale internazionale e lo sviluppo retail che, nonostante la frenata, rimane in cima alla lista delle priorità delle aziende del settore, infatti, le posizioni aperte sono molte.

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Una prima cartina di tornasole arriva da Hays, società leader nel recruiting specializzato, con un focus sulle figure di middle e top management: al momento la maggior parte delle offerte di lavoro da parte delle aziende di moda si concentrano nella parte operations, cioè quella relativa al prodotto, e nel retail. «I capisaldi delle strategie di sviluppo delle aziende del fashion system – spiega Manuela Vergano, manager di Hays – al momento sono due: la qualità del prodotto, che trattandosi di made in Italy deve essere eccellente, e il potenziamento della rete di vendita, sempre più modellata sulle esigenze del cliente. Poi c’è il digitale, con le vendite online in crescita e le aziende che affidano la gestione dei siti e la comunicazione digitale a team interni dedicati».

Secondo Hays le figure più richieste nell’ambito operations – che a livello geografico si concentrano a Firenze, Padova, Vicenza, Rimini e Ancona – sono il responsabile dello sviluppo prodotto, che con una retribuzione annua lorda tra i 35 e i 45 mila euro fa da ponte tra l’ufficio stile e il commerciale ed è ricercato da un’azienda su due, ma anche i prototipisti e i responsabili della modelleria, figure altamente specializzate che possono arrivare a guardagnare 45 mila euro lorde all’anno. Chi vuole lavorare nel retail, invece, deve essere pronto a spostarsi nelle grandi città dello shopping come Milano, Roma, Firenze e Venezia.

L’80% delle imprese che si rivolge ad Hays per reclutare personale in ambito moda è alla ricerca di assistenti alla vendita o store manager: i primi, con uno stipendio medio lordo tra i 25 e i 30 mila euro l’anno, devono parlare russo o cinese, per poter accompagnare nell’acquisto (e far sentire a proprio agio) i clienti stranieri che entrano nelle boutique di lusso; il ruolo di store manager, invece, arriva ai 40 mila euro di stipendio lordo annuo ma presuppone capacità di gestione che vadano oltre la relazione con il cliente. «Quasi sempre gli store manager sono laureati e hanno compiuto un percorso di crescita interno all’azienda, magari cominciando come sales assistant durante gli studi».

La conferma del fatto che le vendite al dettaglio nella moda siano una fetta dinamica del mercato del lavoro italiano arriva da Fashion Jobs Italia, portale dedicato alle offerte di lavoro nei settori moda, lusso, beauty e lifestyle. Il sito, che è nato in Francia nel 2001 ed è attivo in Italia dal 2005 con una banca dati di oltre 53mila curriculum vitae online da meno di sei mesi, conta al momento 2.255 annunci (di cui 1.501 nella moda) per 439 aziende internazionali. Le imprese sono a caccia di oltre 1.300 figure da inserire nel retail: di queste posizioni aperte, 925 sono nelle aziende di moda, da Primadonna a Fratelli Rossetti, passando per Pinko.

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