Aerospazio

Distretto aeronautico pugliese in ginocchio per il calo di ordini

Da Grottaglie a Foggia sono in crisi le imprese che partecipano alla costruzione di velivoli commerciali che oggi con Confindustria chiedono un Piano di rilancio per il settore

di Vincenzo Rutigliano

3' di lettura

Crisi nera per tutta l’industria aeronautica della Puglia che chiede, insieme a quella campana – pure coinvolta nel crollo verticale delle produzioni di aerostrutture del gruppo Leonardo – un piano nazionale di settore per le imprese della filiera. La Puglia, ante Covid, contava, fino al 2019, 40 aziende con 4.000 addetti e 800 milioni di fatturato. Nel 2022 la divisione aerostrutture di Leonardo toccherà il punto più basso nel programma di costruzione di alcune delle parti della fusoliera del Dreamliner 787 della Boeing.

Con conseguenze dirette non solo sui siti pugliesi di Leonardo (Grottaglie e Foggia), ma anche sulle ditte appaltatrici che vi effettuano interventi specifici e sulle Pmi di sub fornitura che registrano un calo verticale di ordini e fatturato.

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E’ così soprattutto per quelle brindisine legate, a doppio filo, da rapporti di monofornitura con il sito tarantino di Grottaglie, dove vengono realizzate due sezioni della fusoliera del 787. L’annuncio di un piano da 300 milioni per avviare i primi progetti di allargamento della base produttiva, rispetto alla monocommessa del 787, ovvero la costruzione di parti di un drone ad energia solare, insieme alla Skydweller, e dell’Eurodrone, sono una prima possibile risposta alla crisi. Ma fino a quando queste diversificazioni non diverranno commesse, le prospettive restano più critiche proprio in questo sito che ha 1.049 addetti in cig, un terzo dei 3.443 complessivi dei 4 siti appulo-campani (oltre a Foggia, anche Nola e Pomigliano).

A Grottaglie la capacità produttiva media di 10-12 fusoliere al mese si è ridotta a 4, e a Brindisi, a parte la ex-Agusta Westland che realizza elicotteri e dunque non è propriamente impegnata nell’aviazione civile, l’effetto domino riguarda 4-5 imprese fortemente coinvolte. Come la Dema spa che a Brindisi occupa circa 200 dei 660 addetti del gruppo (gli altri stabilimenti sono in Campania) collocati per oltre il 50% in cig (sia causa Covid che per ristrutturazione). In Dema, in crisi da tempo, il 2021 è stato ancora più difficoltoso del 2020 e si guarda al 2023 quando dovrebbe ripartire, secondo le previsioni, la produzione del 787 fino alla saturazione a dicembre 2024.

La risposta alla crisi resta affidata, anche per Dema, all’allargamento della gamma dei prodotti, oltre quelli attuali (parti relative all’Atr, all’Airbus 220, al 787 e 767, al velivolo di affari di Bombardier), per intercettare nuovi sbocchi di mercato e diversificare pure nelle trasformazioni di velivoli civili in quelli cargo, obiettivi giudicati alla portata dell’azienda perchè strutturata.

Tra le ditte appaltatrici poi sono in cig, già dall’anno scorso, non meno di 300 addetti che fanno manutenzioni o verniciature. «Tutte aziende -spiega Antonio Romano, segretario Fiom Cgil di Puglia – che rischiano di saltare perchè sono l’anello più debole della filiera e, in qualche caso, già in crisi prima che crollasse il settore aviostrutture». A soffrire di più, nella filiera, è dunque proprio questo settore e non è solo questione di ordini, fatturati e di rischi occupazionali, per quanto attutiti dalla cig. «Ci preoccupa soprattutto – spiega Giuseppe Acierno, presidente del distretto aeronautico pugliese – la difficoltà di preservare, perdurando la crisi, il patrimonio di competenze, anche certificate in qualche caso, fin qui acquisito e difficile da recuperare con il passare del tempo, se non ci saranno volumi di lavoro pronti a riprendere». Per queste ragioni, come chiede Confindustria, serve un piano specifico di settore, per non perdere la capacità tecnologica e produttiva acquisita e «sorprende – conclude Acierno – che le sollecitazioni degli industriali non abbiano trovato sinora riscontro». A metà dicembre infatti, insieme a Confindustria nazionale, quelle di Brindisi e di Caserta, hanno chiesto un tavolo governativo con il via libera a una misura ministeriale specifica, in assenza di risorse nel Pnrr, per finanziare un piano nazionale di settore a sostegno del comparto aeronautico di Puglia e Campania, comprensivo non solo delle costruzioni di strutture e motori, ma anche della loro manutenzione. Un piano strategico che anche il sindacato chiede da tempo perchè – spiega Romano – «non possiamo lasciare tutto nelle mani delle multinazionali come Boeing e Airbus, con le ricadute che vediamo». Il piano deve agevolare – secondo Angelo Guarini, direttore di Confindustria Brindisi – «nuovi assetti produttivi, investimenti in risorse umane, in R&S di nuovi prodotti e materiali nell’ottica della diversificazione, altri sbocchi sui mercati esteri, aggregazioni con reti di Pmi ben organizzate e strutturate», in grado di trovare con successo nuovi spazi di mercato ed altri players, al di là di Leonardo. Senza contare poi che, dopo l’intesa tra Ita ed Airbus per l'acquisto di 28 aeromobili per 1,5 miliardi di euro, il governo potrebbe lavorare, come accade nella difesa, a ritorni industriali nazionali, cioè ad accordi offset per le pmi italiane del settore.

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