Innovazione

Distretto biomedicale di Mirandola capofila per progetto Ue da 5,8 milioni

di Ilaria Vesentini

2' di lettura

Tra le ricadute collaterali positive dell’emergenza Covid va annoverato anche il progetto di ricerca comunitario Impure, su cui l’Ue ha scommesso 5,8 milioni di euro attraverso una call straordinaria innestata su Horizon 2020 e che vede l’Italia – capitanata dal distretto biomedicale di Mirandola – impegnata in prima fila per cercare di portare da tre settimane a 48 ore i tempi di produzione dei componenti medicali critici, agendo su manifattura additiva e soluzioni digitali. L’obiettivo è non trovarsi mai più sprovvisti di dispositivi salvavita in caso di emergenze o pandemie – dalle mascherine per la protezione individuale agli strumenti per la cura dei pazienti come spike e respiratori - come è successo un anno e mezzo fa con l’esplosione del Covid 19. Presentato a luglio in occasione del salone Innovabiomed svoltosi a VeronaFiere, il progetto Impure (Injection moulding repurposing for medical supplies enabled by additive manufacturing) coinvolge complessivamente 19 partner di 8 diversi Paesi europei, coordinati dall'Università Tecnica di Atene. In Italia il progetto è guidato dal distrettobiomedicale.it (il portale mirandolese nato dopo il tragico sisma del 2012 per valorizzare il più importante polo produttivo di dispositivi monouso in Europa) assieme ad altre tre realtà emiliane - la Sidam di Mirandola, la Iungo di Modena e Warrant Hub di Correggio - oltre a Producta di Macerata e Stil Gomma di Bergamo. «Impure mira a mettere a punto una supply chain flessibile su scala europea di imprese multicompetenze con processi agili per riconvertire velocemente le classiche linee di stampaggio a iniezione (attraverso la realizzazione rapida di stampi modulari con inserti intercambiabili) e rispondere in poche ore alle richieste di forniture straordinarie, necessarie per contrastare fin dagli esordi il dilagare di una pandemia, sfruttando additive manufacturing, sensoristica di nuova generazione e intelligenza artificiale», spiega Alberto Nicolini, fondatore ed editore del portale distrettobiomedicale.it, scelto dall’Ue come networker del progetto, che sta selezionando ora le Pmi, aziende tra i 10 e i 50 milioni di euro, con forte propensione all’innovazione, da inserire nella piattaforma.

Impure è ora a circa metà del percorso, che si chiuderà a maggio 2022. «È un’esperienza sfidante, perché lavoriamo insieme ad aziende europee con cui non abbiamo mai collaborato prima; perché ci sta insegnando a operare con tempi strettissimi e perché ci permette di sperimentare tecnologie digitali che avranno ricadute positive su tutti i processi aziendali», spiega Piero Camurati, chief marketing officer di Sidam. Azienda nata 30 anni fa nel distretto modenese specializzata in disposable per radiologia, terapia intensiva, endoscopia, dal 2020 sotto il controllo del gruppo Mandarin Capital Partner (dopo che Carlo Bonomi ha ceduto il suo 68%). «Un progetto come Impure è congeniale per Pmi come noi – aggiunge il Cmo di Sidam, 140 addetti e 18 milioni di fatturato, per il 10% destinato ogni anno a R&S - perché valorizza la forza di un approccio multidisciplinare». La ricetta europea dietro a Impure è infatti la stessa con cui il “padre” del distretto mirandolese, Mario Veronesi, ha plasmato il successo del territorio: fare squadra fra tanti soggetti con competenze diverse per risolvere in fretta e in modo disruptive problemi medici che i grandi player non riescono (o non hanno interesse) ad affrontare.

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