bando del comune

Distretto di Carpi, 50mila euro alle aziende che riconvertono in mascherine certificate

Il contributo permetterà di coprire le spese dei i test di validazione dei tessuti necessari a ottenere la certificazione da parte dell'Iss e dell'Inail

di Natascia Ronchetti

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(Ansa)

Il contributo permetterà di coprire le spese dei i test di validazione dei tessuti necessari a ottenere la certificazione da parte dell'Iss e dell'Inail


2' di lettura

Cinque aziende hanno già fatto partire il processo di riconversione ma complessivamente sono almeno una ventina quelle interessate a produrre mascherine e altri dispositivi di protezione individuale per contribuire a far fronte all'emergenza Covid 19. Così nel distretto della moda di Carpi arriva anche un finanziamento per sostenere le aziende che hanno deciso di indirizzarsi sui Dpi.

Sarà il Comune a mettere a bando 50mila euro, una parte delle risorse che la locale Fondazione della Cassa di Risparmio mette a diposizione di Carpi Fashion System, nato dall'alleanza tra Confindustria Emilia, Cna, Confartigianato, Camera di Commercio e amministrazione comunale per promuovere il cluster.

Ogni azienda potrà ricevere fino a un massimo di 7mila euro per coprire le spese necessarie alla certificazione dei dispositivi da parte dell'Istituto superiore della sanità e dell'Inail. «In questa fase difficilissima per le imprese del nostro distretto – spiega la vice sindaca di Carpi Stefania Gasparini – abbiamo deciso di affiancarle a causa della forte crisi di liquidità dovuta al lockdown. Crisi che, inizialmente, aveva portato molte aziende pronte alla riconversione a fermare il processo».

Tutto nato da un confronto continuo con gli imprenditori e le associazioni di categoria. Confronto dal quale è emerso il tema dei costi dei test che devono essere eseguiti per validare il tessuto delle mascherine. Carpi ha puntato su quelle lavabili, una scelta all'insegna della sostenibilità, visto che le mascherine monouso generano rifiuti. «Ma servono tra i 7 e 10mila euro – prosegue Gasparini – per effettuare dai sei agli otto test sul tessuto. E i dati devono essere inseriti nell'autocertificazione da inviare all'Iss e all'Inail, sulla base di quanto previsto dal decreto legge 18».

La sovvenzione non potrà superare il totale dell'importo delle spese sostenute, che dovranno essere puntualmente rendicontate. E per richiedere il contributo, l'impresa dovrà rispondere a una serie di requisiti, tra i quali anche quello che riguarda gli obblighi relativi al pagamento dei contributi previdenziali e assistenziali in favore dei propri lavoratori. La potenza produttiva, a regime, secondo le stime degli stessi imprenditori dovrebbe essere di circa 200mila mascherine alla settimana. E la riconversione - date le caratteristiche del distretto che comprende tutta la filiera, dalla produzione di tessuto al confezionamento - dovrebbe mobilitare decine di aziende, dalla realizzazione del prototipo all'imbustamento. Permettendo anche di arginare gli effetti della profonda crisi economica innescata dalla pandemia.

Il cluster, a fianco di big della moda come Liu Jo o Twin Set, schiera oltre 780 imprese, 540 delle quali operano nella subfornitura, con specializzazioni che vanno dal ricamo alle applicazioni. «Per tutte – spiega Gasparini - se il periodo di chiusura si protrarrà ancora a lungo sono a rischio ben tre stagioni».

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