Il 14 dicembre

Distretto orafo di Arezzo, un Summit del gioiello per rilanciare la ripresa

di Silvia Pieraccini

Giordana Giordini, a capo della sezione Orafi di Confindustria Toscana sud.

3' di lettura

Dopo il terremoto del 2020, col Covid che ha spazzato via clienti e mercati, nessuno nel distretto orafo di Arezzo si aspettava una ripresa rapida e vigorosa. E invece con l’inizio del 2021 sono tornati gli ordini, si sono risvegliati Emirati Arabi e Usa, sbocchi strategici anche per l'area toscana che è una delle più importanti d’Europa nella produzione di gioielli (e lingotti), e ha ripreso a correre l’export, vera locomotiva dell’attività (dà circa il 75% del fatturato).

I dati Istat certificano che nel primo semestre il distretto aretino ha esportato gioielli per un valore di 1,2 miliardi di euro, più che raddoppiato rispetto ai primi sei mesi del 2020 e, quel che più conta, in crescita del 12,8% sullo stesso periodo 2019. Non solo dunque nel giro di pochi mesi si sono recuperati i livelli pre-Covid, ma si sono addirittura superati di slancio. L’andamento è in linea con quello nazionale, visto che nei primi sette mesi dell’anno le esportazioni italiane di gioielli sono aumentate dell’83,2% sul 2020 (salendo a 4,45 miliardi di euro) e del 9,5% sullo stesso periodo 2019.

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La grande paura generata dalla pandemia in ogni caso ad Arezzo ha lasciato il segno: «Abbiamo capito che dobbiamo diversificare i mercati oltre quelli di riferimento, che qui sono Dubai e gli Stati Uniti – spiega Giordana Giordini, a capo della sezione Orafi di Confindustria Toscana sud (Arezzo, Siena, Grosseto) e della consulta provinciale orafa formata da Confindustria, Cna e Confartigianato – e per questo siamo alla ricerca di nuovi sbocchi, di mercati emergenti. La pandemia ci ha dato un forte colpo e ora dobbiamo cercare di tenere il piede in più staffe».

Una cosa però non è cambiata in questa fase di crisi sanitaria ed economica, ed è l’importanza attribuita alle fiere. «Abbiamo provato a utilizzare le piattaforme digitali per la vendita diretta – continua Giordini – e abbiamo partecipato a rassegne virtuali, ma la conclusione a cui siamo arrivati è che nessuno strumento può sostituire le fiere internazionali: prendere in mano i nostri gioielli, guardare come sono fatti, resta fondamentale».

È per questo motivo che, dopo aver partecipato in massa alla fiera VicenzaOro del settembre scorso, i produttori orafi aretini hanno chiesto alla società Ieg (che a fine 2019 ha comprato le due rassegne orafe di Arezzo) di rinviare l’edizione 2021 di Gold/Italy, piccola vetrina del made in Italy diretta ai buyer internazionali che di solito si tiene in autunno. Motivo: l’incertezza sugli arrivi, condizionati dalle restrizioni ai voli ancora presenti a causa del Covid.

Al posto di Gold/Italy si svolgerà ad Arezzo, il prossimo 14 dicembre, il primo “Summit del gioiello italiano”, organizzato da Ieg in collaborazione con Comune, Camera di commercio, Arezzo Fiere e congressi e con la partecipazione delle associazioni di categoria. Ci saranno l’agenzia Ice e grandi nomi del settore, a partire da Bulgari. Sarà l’occasione per fare il punto sull’andamento del settore e sulle strategie di rilancio del gioiello made in Italy, dalla sostenibilità al branding.

Anche perché non tutte le nubi sono scomparse. «Ci sono tante incognite che consigliano di leggere con cautela i dati sulla ripresa – mette in guardia la presidente di Federorafi, Claudia Piaserico – a partire dall’oscillazione del prezzo dell'oro: bisognerà capire bene se e quanto l’aumento delle quotazioni ha spinto il dato sull’export di gioielli, tenendo conto del fatto che le quantità esportate sono diminuite; e bisognerà capire se la vendita di prodotti a maggior valore aggiunto è reale o solo legata all'incremento di prezzo della materia prima. Il 2022 sarà fondamentale per fare chiarezza e per vedere se la quotazione dell'oro si stabilizza».

Al Summit aretino – una sorta di tappa di avvicinamento alla fiera OroArezzo che tornerà “in presenza” dal 7 al 10 maggio 2022 dopo due anni di assenza causa Covid – saranno presentate anche proposte e progetti. La consulta orafa di Arezzo lancerà una campagna di promozione del gioiello sul mercato italiano, via web e social network, che spera di estendere anche ad altri distretti. «Vogliamo far capire ai giovani che quando fanno un regalo non c’è solo lo smartphone – dice Giordini – e vogliamo riportare le persone a comprare l’oro in gioielleria». Federorafi invece al Summit punterà l’accento sulla formazione: «C’è bisogno di un progetto di formazione che copra le lacune attuali – spiega la presidente Piaserico – perché l'evoluzione delle fabbriche ha portato la necessità di nuove figure. E c’è bisogno di avere la formazione di base nei distretti orafi, per essere vicini alle aziende».

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