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Distretto packaging come modello per aiutare le Pmi

Poma (Nomisma): è importante dirottare qui parte delle ingenti risorse in arrivo dalla Ue

di I.Ve.

Poma (Nomisma): è importante dirottare qui parte delle ingenti risorse in arrivo dalla Ue


2' di lettura

«Abbiamo analizzato i bilanci di 72mila imprese italiane e scoperto che saranno 4.800 quelle che tireranno il Paese fuori dalle secche. Le abbiamo battezzate imprese “controvento” perché hanno tassi di crescita ben oltre le medie e sono il modello da cui ripartire. La regione con la densità maggiore di imprese controvento è guarda caso l’Emilia-Romagna e l’industria del packaging è tra quelle con la più alta concentrazione».

Inizia così la relazione introduttiva all’Innovation Day del direttore scientifico di Nomisma, Lucio Poma, che ha distillato nel recente studio quello che nel distretto tra Modena e Bologna le imprese mettono in pratica quasi senza accorgersene: lavorano in filiere, «dove la capofiliera riesce a tirarsi dietro i fornitori, un modello organizzativo che non nasce per risparmiare ma per battere la concorrenza realizzando prodotti su misura in tempi rapidi e con grande flessibilità».

«I tedeschi fanno le macchine in serie in grandi lotti, noi su misura. Per questo – conclude Poma – occorre dirottare qui parte delle ingenti risorse in arrivo dall’Europa affinché le capofiliera controvento aggancino la dorsale di piccole realtà. E dobbiamo investire di più sulle competenze, perché mancano profili di ingegneri informatici e di analisi, fondamentali per cavalcare big data e 4.0».

E sono gli ecosistemi a filiera attorno a spiegare la resilienza anche degli altri campioni presenti ieri all’Innovation Day: Technogym nella wellness valley romagnola, Mutti nella food valley di Parma, ma anche Davines nella cosmetica green o Energica Motor nella moto elettrica. «Se siamo riusciti in tempi rapidissimi a convertire le macchine alla produzione di mascherine è solo grazie all’organizzazione della filiera – rimarca Alberto Vacchi, presidente e ad Ima, colosso della packaging valley -. Viviamo in un territorio virtuoso, non ci manca quasi nulla come imprese. Diventerà fondamentale la capacità e l’autonomia delle istituzioni locali nel veicolare nel modo più veloce ed efficace i fondi disponibili».

È stata la presenza dei costruttori-fornitori di packaging a spingere il colosso Philip Morris a investire un miliardo di euro a Crespellano (Bologna) per costruire nel 2016 la prima fabbrica-modello di iQos al mondo, che dà lavoro a 1.600 persone. «Abbiamo in programma altri investimenti in Italia in tutti i settori, dall’agricoltura, a partire dal nuovo centro immagazzinaggio europeo in Umbria, all’innovazione tecnologica, con il progetto BeLeaf per sostenere le start-up, fino all’industria e ai servizi, dove pensiamo di fare un importante investimento per iQos nel prossimo futuro per centinaia di posti di lavoro», annuncia Marco Hannappel, presidente e ad di Philip Morris.

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