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Distretto di Prato: un aggravio di costi energetici per 400 milioni

L'aumento degli oneri del caro-bollette colpisce la produzione di tessuti e filati nel settore toscano: coinvolte 2.500 piccole e medie imprese con 18.500 addetti e 3,9 miliardi di euro di fatturato

di Silvia Pieraccini

Il Museo. La filiera tessile di Prato rappresenta una delle eccellenze del made in Italy

3' di lettura

Per comprendere quanto il distretto tessile di Prato – formato da 2.500 imprese di dimensioni medio-piccole che producono tessuti e filati, con 18.500 addetti e 3,9 miliardi di euro di fatturato – stia soffrendo per l’aumento dei costi energetici, non basta dire che i due terzi di queste aziende fanno largo uso di macchinari (alimentati a gas o elettricità) e sono dunque energivore. Non basta neppure sapere che Prato è la prima area tessile italiana per consumi di energia elettrica, sfiorando il 15% del totale nazionale del settore (dati Terna 2019).

Il dato più significativo e più illuminante, che l’ufficio studi di Confindustria Toscana nord ha elaborato per Il Sole 24 Ore Centro, è l’aggravio di costi sopportato dal distretto tessile pratese nel 2022 rispetto al 2019, cioè all’anno pre-Covid al quale, per livelli di fatturato e di attività, si sta(va) avvicinando.

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Tenendo conto dell’incremento dei prezzi energetici da un lato, e degli sgravi sugli oneri di sistema decisi dal Governo dall’altro, l’aumento della bolletta energetica per le imprese del distretto tessile di Prato quest’anno è stimato in 400 milioni di euro. Una cifra che appare ancora più pesante se raffrontata al valore aggiunto tessile del distretto pratese, pari a 910 milioni di euro (dato 2019). Una filatura di medie dimensioni (alimentata a energia elettrica), che prima degli aumenti pagava circa 15mila euro al mese per la componente energia e altrettanti per trasporto e per oneri di sistema, oggi paga 90mila euro di energia più 3.000 euro di trasporto. Una rifinizione di medie dimensioni (alimentata a gas), che prima degli aumenti pagava 20mila euro al mese più 8-10mila di distribuzione-trasporto-oneri di sistema, oggi paga 200mila euro al mese più sei-ottomila di distribuzione-trasporto-oneri di sistema.

Gli aumenti energetici, destinati a ridurre e in qualche caso annullare i margini aziendali, sono tanto più preoccupanti in quanto arrivano in una fase di rallentamento di mercato, dopo il primo semestre che aveva fatto ben sperare. «Siamo stretti in una tenaglia» ammonisce Maurizio Sarti, presidente della sezione Sistema Moda di Confindustria Toscana nord (Prato, Pistoia, Lucca).

«Da un lato abbiamo gli aggravi dei costi – spiega Sarti - che partono dalle lavorazioni conto terzi e si abbattono anche sulle aziende di tessuti e filati che vendono sul mercato; dall’altro lato dobbiamo continuare a essere competitivi, visto il forte rischio di perdere quote di mercato rispetto a Paesi nei quali la crisi energetica ha effetti molto più limitati dell’Italia».

E’ proprio per presidiare il mercato che a Prato nessuna delle imprese più strutturate finora ha ipotizzato di spegnere le macchine e di cessare l’attività, nonostante le difficoltà nel pagare le bollette e la richiesta di depositi cauzionali e di fideiussioni che sta arrivando dai gestori energetici. «Il nodo fondamentale è che dobbiamo continuare a essere competitivi – aggiunge Sarti – e tutti devono tendere a questo obiettivo, dagli attori interni alla filiera ai decisori pubblici chiamati ad affrontare e risolvere il problema energia».

Il fatto che a Prato la filiera tessile sia complessa e frammentata, con tante piccole aziende che svolgono una singola fase di lavorazione e che, pur consumando parecchia energia, non raggiungono i limiti per essere dichiarate formalmente energivore e dunque per accedere ai benefici fiscali, complica le cose. «Le conseguenze di questa situazione rischiano di essere rovinose – conclude Sarti - la filiera pratese si è dimostrata solidale e consapevole di tutte le implicazioni di questa crisi, ma non basta». Ora serve un sostegno, dicono gli industriali, per evitare gravi effetti economici e sociali.

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