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Disturbi dell’apprendimento, il Friuli punta sulla formazione

di Valeria Zanetti

3' di lettura

Il confinamento e la didattica a distanza, imposte l’anno scorso dalla pandemia, hanno reso più difficile la vita dei bambini affetti da disturbi dell’apprendimento e delle loro famiglie. La lontananza dai coetanei e da insegnanti formati a cogliere i segnali di Dsa, acronimo usato per definire questi disturbi, hanno allontanato i ragazzi dai percorsi di intervento e cura che, se tempestivi, possono migliorare la loro vita scolastica e relazionale, oltre a contenere i costi che invece la collettività deve sostenere, quando il problema affiora ad un’età più avanzata.
L’individuazione del problema, accompagnata da interventi mirati fin dall’inizio delle primarie e basati su una didattica su misura, insieme ad una formazione specializzata per gli insegnanti sono i punti chiave del progetto “Identificazione precoce degli alunni con sospetto disturbo specifico dell’apprendimento”, messo a punto da Regione Friuli Venezia, Ufficio scolastico regionale, Irccs (istituto di ricovero e cura a carattere scientifico) Burlo Garofalo e Istituto Comprensivo “Roiano Gretta di Trieste. «Le difficoltà di apprendimento sono sempre più diffuse – spiega l’assessore regionale, Alessia Rosolen con deleghe ad Istruzione e famiglia – e le scuole chiedono sempre più frequentemente valutazioni per identificare il ritardo nell’apprendimento. Già dall’inizio della legislatura avevamo deciso di investire su progetti specifici per bambini con queste difficoltà o impossibilitati a seguire le lezioni a scuola, perché costretti a casa o in ospedale. La pandemia ha amplificato le criticità». L’iniziativa ha a disposizione un budget di circa 90mila euro, di cui 40mila euro di fondi regionali (il resto stanziato dal ministero dell’Istruzione, ndr), avrà durata biennale ed è partita a novembre. «Alcuni disturbi – aggiunge l'assessore - se intercettati in tempo, possono essere risolti e superati e il bambino può intraprendere un percorso di crescita più sereno, evitando di trascinarsi le difficoltà fino al diploma».
La prima parte del progetto, conclusa a gennaio, è stata dedicata ad attività di formazione, online, rivolta ai docenti di 42 scuole della Regione, per una media di circa 400 referenti Dsa ed insegnanti per seminario. Nella seconda fase, in corso, e della durata di un mese, che riguarda le classi seconde della primaria, una per scuola coinvolta, saranno individuati gli alunni con difficoltà. La terza fase offrirà ai ragazzi che manifestano qualche problema tre mesi di potenziamento didattico. Al termine si valuterà per quali alunni sia stato sufficiente il potenziamento e quali, invece, abbiano effettivi Dsa e debbano essere avviati al Irccs Burlo per la certificazione. Il progetto permette quindi lo svolgimento dello screening e del potenziamento in ambiente scolastico, senza passare tra ospedali e ambulatori, e il monitoraggio dei risultati avviene tramite via telematica per rendere il trattamento personalizzato e specifico. Gli insegnanti, infatti, sono in costante contatto con gli psicologi del Burlo. L’approccio usato per il potenziamento viene integrato da una parte laboratoriale che ricorre ad applicazioni scaricabili da smartphone o tablet. «Mai come in quest’anno scolastico – sottolinea il direttore generale del Burlo, Stefano Dorbolò – l’iniziativa risulta fondamentale, viste le restrizioni imposte dall’emergenza sanitaria. D’altro canto l’esperienza della didattica online, acquisita da insegnanti e alunni nel periodo del lockdown, faciliterà la realizzazione del progetto». L’iniziativa avrà effetti positivi anche sull’organizzazione del lavoro in ospedale.
«Attraverso lo screening - aggiunge Isabella Lonciari, psicologa della struttura complessa di Neuropsichiatria Infantile dell’Irccs - sarà possibile aiutare i bambini che hanno solo difficoltà scolastiche mediante un programma di rinforzo didattico che verrà eseguito on-line. Lo strumento informatico di solito diverte, permetterà di individuare gli alunni che nonostante il rinforzo non migliorano e quindi, con buona probabilità, hanno un disturbo specifico di apprendimento come, ad esempio, la dislessia».
Fino ad ora anche i ragazzini con difficoltà scolastiche, circa il 30-40% del totale, afferivano alla struttura sanitaria allungando le liste di attesa e occupando in maniera poco appropriata le attività degli specialisti, visto che ogni visita è particolarmente impegnativa e dura circa due ore. «Da questo progetto ci attendiamo quindi una maggior efficienza, in termini di riduzione degli accessi impropri con conseguente contrazione dei costi e una maggior tempestività nella diagnosi di Dsa. Siamo convinti che, una volta a regime, il sistema di screening che stiamo mettendo a punto porterà notevoli benefici per tutta la comunità scolastica», osserva. «La sperimentazione si propone di validare un modello da estendere a tutte le scuole del territorio», conclude Daniela Beltrame, direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale.

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