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Dita accelera in Europa con gli occhiali

di Giulia Crivelli

2' di lettura

Dita è un’azienda di occhiali non molto conosciuta in Europa, ma che negli Stati Uniti, in meno di vent’anni, è diventata uno dei leader di mercato. Ora vuole conquistare anche i consumatori europei e ha scelto il Mido, la grande fiera degli occhiali che si è chiusa lunedì a Milano, per presentare l’acquisizione di Christian Roth, brand pioniere, negli anni 80, nelle partnership con marchi della moda e affinità con il mondo dell’arte: Andy Warhol, ad esempio, indossava quasi esclusivamente montature Christian Roth.

«È un momento molto interessante per il settore dell’eyewear. Più che alla nascita del gigante Luxottica-Essilor, penso alle mosse dei due più grandi gruppi del lusso al mondo, i francesi Lvmh e Kering, che puntano a internalizzare la produzione e distribuzione di occhiali – spiega Rosario Toscano, managing director di Dita –. Lo fanno non solo perché è un business redditizio, ma perché gli occhiali possono essere un accessorio di lusso, mentre fino ad ora sono stati soprattutto un accessorio moda. I marchi Dita e Christian Roth si posizionano proprio nell’alto di gamma, con prezzi che vanno dai 400 ai mille euro».

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Dita è nata nel 1995 a Los Angeles dalla passione per le montature di John Juniper e Jeff Solorio: «L’idea era unire innovazione e artigianalità per creare occhiali con uno stile unico e riconoscibile – racconta Toscano –. Gran parte delle collezioni sono fatte in Giappone che, insieme all’Italia, ha il know how migliore nell’eyewear. Ma per rilanciare Christian Roth abbiamo deciso di puntare sul made in Veneto, dove verranno fatti tutti gli occhiali».

Negli ultimi tre anni Dita è cresciuta del 300%: è presente in 67 Paesi grazie a 3mila punti vendita tra ottici, concept store e monomarca. «Entro il 2018 vorremmo aprire almeno 25 negozi, alcuni dei quali in Europa e l’obiettivo a medio termine è ambizioso – conclude il managing director –. Diventare leader globale nel segmento degli occhiali di design. Non escludiamo accordi con marchi della moda, se il posizionamento è coerente con il nostro e se ci sono affinità di stile. Come è capitato con Thom Browne, con il quale abbiamo una partnership, più che una licenza». L’esperienza di Christian Roth è strategica: la prima collaborazioneè del 1985, con Karl Lagerfeld, cui seguirono quelle con Chloé (1993) e Helmut Lang (1994), Jean Paul Gaultier (1988-1993) e Michael Kors (2001-2004).

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