SFILATE UOMO

Ditelo con i fiori è il messaggio parigino per il tailoring maschile P-E 2020

di Angelo Flaccavento


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2' di lettura

Con i ritmi indiavolati cui soggiace il nostro stile di vita sparato a mille non si sa bene verso cosa, l'idea di una archeologia del presente non suona poi cosí balzana. L'artista Daniel Arsham ci ha costruito parte della propria pratica multidisciplinare: riproduce oggetti comuni - abiti, arredi grandi e piccoli, gadget - pietrificandoli come relitti in decadimento. Sono realizzate da Arsham le lettere giganti e sbrecciate che compongono la parola Dior sulla passerella di sabbia rosa del nuovo show della maison - sugli spettacoli grandiosi qui certo non si lesina.

Il cast multietnico di Louis Vuitton si colora di toni pastello a Parigi

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Il colpo d'occhio, nel tendone con gli interni rosa chiaro, è potente: non si capisce bene se la scena sia lunare, stellare o soltanto una desertificazione pop. In questo ambiente neo-archelogico, Kim Jones, direttore creativo della linea maschile della casa, continua a perfezionare la propria idea di uomo Dior: alquanto restio a decoro e abbellimento - come vuole il verbo che fu proferito quasi vent'anni fa, all'inizio di tutto - ma assai più molle e delicato che in passato. Non é solo il dilagare del rosa e dei grigi pastellati dove un tempo era solo nero a renderlo tenero, ma anche il tailoring preciso quanto morbido e rilassato. Dei trascorsi pop di Jones qui non c'é traccia, ma del suo amore per l'arte sí, come testimonia questa nuova collaborazione. Altrettanto evidente è il dialogo con l'archivio: con i colori di monsieur Dior, con la sua couture e i suoi drappeggi, sintetizzati - ingenuamente, e non sempre in maniera plausibile - nelle lunghe fasce di stoffa che avvolgono il busto e poi fluttuano nell'aria, sbucando dalle giacch.. Il punto di vista c'é, ma ancora Jones non ha trovato un segno forte, anche a livello di prodotto, quindi la prova lascia un segno, ma non si incide nella memoria.

Il rock scattante in bianco e nero va in scena a Parigi con Balmain

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“Ditelo con i fiori” é il messaggio che emerge sino ad ora dalla stagione parigina. I flaneur di Federico Curradi per Rochas, visione elegante e poetica di una mascolinità consapevole ma delicata, sono capaci di addobbar con l'edera anche un magazzino metallurgico, trasformandolo completamente.

Da Jil Sander una selva di piante in vaso si intravede dietro pannelli bianchi, sfondo vegetale di una moda pura, minima ma mai arida o dura, al contrario piena di tattilità, vibrante. È questo il più evidente contributo di Luke e Lucie Meier al verbo in riduzione della maison fondata da Jil: un certo calore, una voluta imperfezione - frange di corda, righe - che sparigliano gli equilibri senza nulla snaturare.

Rei Kawakubo, da Comme des Garçons, celebra il potere metamorfico degli abiti in una figura di novello Orlando (non Furioso, ma quello di Virginia Wolf): non uomo, non donna, cicisbeo con la marsina e le sneaker ai piedi.
Da GMBH, in fine, lo stile periferia urbana degli inizi è un ricordo, sostituito da un presente sbruffone e sartoriale, vagamente turco ed estericamente liberato, che convince.

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