ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIndustria e vigneti

Diversificare nel vino fa bene al business delle grandi imprese

Dal gruppo tessile Marzotto a quello farmaceutico Angelini, da Pizzarotti alle famiglie Pesenti e Moretti Polegato fino a Illy e Ferragamo: ecco chi investe

di Giorgio dell'Orefice

Toscana, Veneto e Sicilia sono le terre preferite per gli investimenti nel vino

4' di lettura

Sta cambiando in Italia il rapporto tra industria e vino. Sta cambiando il modo in cui i grandi gruppi industriali nati e cresciuti in altri comparti guardano ai vigneti. E cioè non come divertissement ma con progetti, strategie e soprattutto investimenti, per farne sempre più un pilastro della propria attività.

Da tempo il vino italiano attrae investitori. Le cronache sul merger&acquisition tra i vigneti nelle zone vocate del paese dalla Toscana al Piemonte, dal Veneto alla Sicilia, sembrano spesso carrellate di celebrità. Il punto è però distinguere le scommesse anche appassionate di molti, dagli investimenti industriali, quelli che, mettendo in campo solidità finanziaria (aperture di credito) e canali commerciali internazionali, innanzitutto col vino guadagnano e in secondo luogo possono far compiere al settore un vero salto di qualità.

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Tra i primi a diversificare nel vino la famiglia Marzotto, gli industriali del tessile che nel dopoguerra rilevarono circa 2mila ettari di terreni agricoli in Veneto sui quali realizzarono vigneti, seminativi e allevamenti. Nacque così il Gruppo vinicolo Santa Margherita che si è poi allargato in Trentino, Toscana, Sicilia, ha diversificato negli spumanti con la Franciacorta (Ca' del Bosco) e col Prosecco e più di recente ha investito anche nel Lugana (Lombardia) e in Sardegna. Dal 2004 a oggi il Gruppo Santa Margherita è passato da un fatturato di circa 60 milioni a quasi 190.

Strategia di integrazione verticale

Ma al di là della crescita del giro d’affari va sottolineata la strategia di integrazione verticale che l'ha accompagnata. Il vino è rimasto un'unità di business separata dalla Holding Zignago (cui fa capo anche il brand del tessile Hugo Boss) la cui attività si è allargata alla produzione di vetro (Santa Margherita produce oltre 20 milioni di bottiglie di vino l'anno) e poi alle energie rinnovabili (con Zignago Power) che alimentano le vetrerie, settore fortemente energivoro.

A guidare l'escalation Ettore Nicoletto che nel 2020 ha lasciato le redini di Santa Margherita nelle mani, altrettanto esperte, di Beniamino Garofalo ed è stato scelto da un altro importante gruppo industriale per accompagnare la propria scommessa sul vino. Nicoletto è oggi Ceo di Bertani Domains, costellazione di tenute vinicole del Gruppo Farmaceutico Angelini (1,8 miliardi di fatturato) con un business plan da oltre cento milioni di investimenti.

«L'aspetto chiave dell'operare in un gruppo con esperienze cross industry – spiega Nicoletto – è la contaminazione, ovvero la possibilità di confrontarsi con modelli ed esperienze diversi. Il confronto con gli altri ad dei settori pharma, beauty, meccanica è molto stimolante e ne nascono spunti e progetti trasversali. Al di là della forza finanziaria, che conta, credo che l'altra importante discriminante sia questa. Sono convinto che altre esperienze di diversificazione nel vino possano rappresentare la via italiana per superare il nanismo delle cantine e contribuire a costruire player made in Italy in grado di giocare un ruolo da protagonisti sui mercati».

Da Nord a Sud del paese sono molte le iniziative che possono ricalcare questo schema. Ci sono i gruppi delle costruzioni come Pizzarotti (1,3 miliardi di fatturato) proprietario della cantina Terre delle Vigne sui colli di Parma o come Vittorio Moretti (150 milioni) che ha investito prima in Franciacorta e ha poi rilevato la storica cantina sarda Sella & Mosca. C'è un player del mondo assicurativo come Generali che con Genagricola conduce 780 ettari di vigneti in 5 regioni e che, secondo molti rumors, è in cerca di partnership per crescere ancora.

L’attrazione per Montalcino

C'è l'investimento “cross-alimentare” di Illy da qualche anno a Montalcino con la cantina Mastrojanni. A Montalcino sono presenti anche Ferragamo con la cantina Castiglion del Bosco e la famiglia Tipa-Bertarelli (dell'industriale farmaceutico Ernesto Bertarelli) e che produce anche a Bolgheri e nella futuribile Doc del Montecucco. Tra le contaminazioni di esperienze va ricordata anche quella del banchiere Pellegrino Capaldo che ha fondato l'irpina Feudi di San Gregorio oggi guidata dal figlio Antonio.

Senza dimenticare il caso di una grande industria nata da azienda agricola. Mario Moretti Polegato, enologo, ha più volte ricordato come l’idea da cui nacquero le scarpe Geox gli venne mentre era nel deserto del Nevada dove si era recato per promuiovere i vini di Villa Sandi, l’azienda di famiglia. Etichetta che in questi anni pure è cresciuta tanto sotto la guida del fratello Giancarlo e sulle ali del fenomeno Prosecco.

L’interesse della finanza e della moda

Nel settore vino è sbarcato di recente il fondo Clessidra (che fa capo alla famiglia Pesenti) e che ha messo insieme due solide realtà: il leader del Prosecco Botter e Mondodelvino (con produzioni in Piemonte, Toscana, Abruzzo e Sicilia) gettando le basi di un gruppo da oltre 300 milioni di fatturato.

Ma la vera svolta potrebbe essere dietro l'angolo: poco più di un mese fa Renzo Rosso, titolare di Otb (Only the brave cui fanno capo i brand Diesel, Margiela, Jill Sander con oltre 1,7 miliardi di fatturato) ha aumentato con la propria Red Circle la partecipazione nella cantina veneta Masi agricola, portandola dal 5% al 7,5% con un investimento di 2,5 milioni. Con questa iniziativa Rosso (che da anni produce anche vino con la sua Diesel Farm sui colli vicentini), non ha ottenuto solo un maggior peso nel capitale di una delle etichette leader dell'Amarone ma, come previsto dallo statuto, si è garantito due posti con diritto di voto in Consiglio di amministrazione (ricoperti dallo stesso Rosso e dal consulente vitivinicolo Lorenzo Tersi) e il presidente del Collegio sindacale Cristiano Agogliati.

Con l'investimento c'è stato quindi il passaggio dalla sola partecipazione a una fase decisionale nelle strategie di Masi. E questo, conoscendo dinamismo e ambizioni del fondatore di Diesel, può aprire scenari davvero inediti.

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