InchiestaApprofondimento di un singolo argomento che mette a frutto il lavoro di ricerche e significative risorse.Scopri di piùLa remunerazione dei soci

Dividendi, Piazza Affari non si accontenta: nel 2022 atteso un aumento del 20%

Secondo Intermonte il rendimento cedolare salirà al 3,75%, oltre la media storica degli ultimi 10 anni. Ma sulle stime restano le incognite legate al virus e alle mosse della Bce

di Maximilian Cellino

Piazza Affari sarà Campione d’Europa nel 2021?

3' di lettura

Archiviata, e nuovamente con soddisfazione, una stagione dei dividendi in cui si è tornati a remunerare i soci con regolarità dopo la parentesi legata alla pandemia, a Piazza Affari è già il momento di guardare al futuro. E le previsioni, per le cedole che saranno versate nel 2022 sembrano piuttosto rosee, con un ulteriore aumento di quasi il 20% rispetto a un ammontare che già nell'anno in corso è tornato a superare i 20 miliardi di euro anche grazie al recupero dei pagamenti non effettuati in precedenza in virtù dello sblocco delle autorità regolamentari nei confronti di banche e assicurazioni.

I prezzi dei derivati

L'indicazione di sicuro conforto arriva da Intermonte, che basa la propria analisi sui prezzi dei derivati normalmente utilizzati dai desk operativi, i cui valori sono ritenuti particolarmente affidabili perché continuamente aggiornati in base alle aspettative degli operatori. Per l'anno che sta per iniziare si prospetta per la Borsa milanese uno stacco dividendi equivalente a 1.035 punti dell'indice Ftse Mib: cifra che corrisponde a un rendimento cedolare (dividend yield) del 3,75%, che è oltre mezzo punto percentuale più elevato rispetto al 3,17% pagato nel corso del 2021 e che supera la media degli ultimi 10 anni, ferma a sua volta al 3,44 per cento.

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LE CEDOLE DI PIAZZA AFFARI

Il rendimento cedolare (dividend yield) dell’indice Ftse Mib negli ultimi 10 anni. Dati in % a fine novembre 2021.

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Le stime (e la cautela)

Osservando le tradizionali indicazioni di consenso raccolte dai provider di informazioni finanziarie il bilancio le cedole potrebbe addirittura essere più ricco, almeno per gli anni a seguire. Questi dati arrivano infatti a prevedere un incremento fino al 35% per il 2024, che occorre però prendere con una certa cautela. «I previsori stanno in parte sottostimando l'incertezza ancora elevata sul rientro alla normalità post-Covid, a maggior ragione se si tiene conto dell'arrivo della nuova variante del virus» sostiene Dario Grillo, condirettore generale e responsabile per l'area mercati di Intermonte Sim.

A tutto questo si aggiunge però anche un ulteriore aspetto, probabilmente ancora più rilevante: «Fra gli analisti c'è la tendenza a considerare il livello particolarmente generoso di dividendi pagati negli ultimi mesi come strutturale, non come evento una tantum legato al recupero dei pagamenti cedolari non effettuati nell’esercizio precedente e rimandati a quello attuale», avverte Grillo.

Una correzione contenuta in Borsa è possibile, ma l’effetto potrebbe essere bilanciato nel momento in cui verranno pubblicati anche conti trimestrali con utili in crescita

Intermonte Sim Dario Grillo

L’idea, quindi, è che le stime di consenso stiano in qualche mondo «normalizzando» il livello dei versamenti visto negli ultimi mesi che in realtà sarà difficile da ripetere, almeno nell'immediato, aprendo così la strada a possibili sorprese negative. «Questo – tranquillizza in ogni caso Grillo – non significa che si andrà necessariamente incontro a una sensibile rivalutazione dei titoli quando saranno annunciate al mercato cifre inferiori alle attese: una correzione contenuta in Borsa è possibile, ma l’effetto potrebbe essere bilanciato nel momento in cui verranno pubblicati anche conti trimestrali con utili in crescita e tutto sommato non vedo il rischio di uno shock esteso».

La differenza fra i settori

Una volta tornati a regime dopo la sbandata legata a Covid, a Piazza Affari il dividend yield si dovrebbe attestare secondo Intermonte su un livello superiore alla media dell'ultimo decennio e attorno a 3,6%-3,7%, ma potremo assistere a una forte dispersione dei risultati fra i vari settori e anche al loro interno. Le distinzioni maggiori bisogna in questo caso riservarle alle banche e alle società legate alla produzione di energia. «Un atteggiamento di politica monetaria via via più restrittivo da parte della Bce potrebbe mettere sotto pressione i bilanci degli istituti di credito e questo ci porta ad avere stime più conservative anche sulla loro capacità di generare utili», avverte Grillo, che a proposito del comparto petrolifero nota invece che «molte società hanno legato la distribuzione dei dividendi all'andamento del prezzo del greggio, che dopo la recente fiammata potrebbe non riuscire a confermare gli attuali livelli».

L'impressione, in ogni caso, è che in quanto a remunerazione dei soci ci si possa attestare su livelli medi elevati e in grado di garantire quell'attrattività che le quotate italiane hanno già dimostrato in passato. «Le società - è convinto Grillo - continueranno comunque a versare i dividendi, e anche in misura generosa, perché hanno percepito come la presenza di un rendimento cedolare elevato sia fondamentale per essere bene accolti dal mercato».

Riproduzione riservata ©

  • Maximilian CellinoRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese, tedesco

    Argomenti: Mercati finanziari, politiche monetarie, risparmio gestito, investimenti, fonti alternative di finanziamento, regolamento del sistema finanziario

    Premi: Premio State Street 2017 per il giornalista dell'anno - Categoria Innovazione

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