società

Divorzio: da 50 anni in Italia

La contrastata introduzione di una riforma che avrebbe cambiato la società italiana

di Damiano Laterza

default onloading pic
(Photo by Keystone-France/Gamma-Keystone via Getty Images)

La contrastata introduzione di una riforma che avrebbe cambiato la società italiana


3' di lettura

Cinquant'anni fa il divorzio venne introdotto in Italia, con la legge 1º dicembre 1970 n. 898 - “Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio” che entrò in vigore il 18 dicembre seguente. Mancò l'unanimità nell'approvazione del testo e anzi, era contrario il partito di maggioranza relativa - la Democrazia Cristiana - che mai prima di allora aveva visto approvare una legge senza il proprio voto favorevole.

Il divorzio compie 50 anni

Il divorzio compie 50 anni

Photogallery27 foto

Visualizza

Il Codice Napoleone e il Governo Zanardelli

L’entrata in vigore di questa norma è ampiamente considerata come un punto di svolta nella storia italiana moderna. Il divorzio arrivò in Italia agli inizi del 1800 con il Codice Napoleone che consentiva di sciogliere i matrimoni civili. La Legge, poco sfruttata all'epoca, era davvero molto complicata da applicare. Nel 1902 il Governo Zanardelli elaborò una proposta di riforma che però non venne mai approvata.

Loading...

Loris Fortuna

Seguirono guerre, fascismo, patti lateranensi, DC. Insomma l'Italia era da anni senza una legislazione in materia.Il lungo iter parlamentare inizia quando il deputato socialista Loris Fortuna presenta, nell'ottobre 1965, un progetto di legge sui “Casi di scioglimento del matrimonio”. Egli tiene a precisare che l'Italia è l'unico paese fra quelli del MEC e fra i pochi al mondo a non riconoscere legalmente il divorzio. Come era avvenuto in Assemblea Costituente, anche in Commissione Giustizia si riproduce uno scontro sul principio di indissolubilità del matrimonio fra lo schieramento laico che appoggia il progetto Fortuna e i deputati cattolici che arrivano a denunciare il suo «contenuto rivoluzionario».Il 7 ottobre 1968 il liberale Baslini presenta un nuovo progetto di Legge sul divorzio, più moderato rispetto alla proposta Fortuna. La Legge Fortuna ottiene alla Camera, nella prima votazione del novembre 1969 a scrutinio segreto, 325 voti favorevoli e 283 contrari. La discussione passa al Senato che vota il 9 ottobre 1970 un testo emendato con elementi della Baslini, approvandolo con 164 voti favorevoli e 150 contrari. Il testo emendato ritorna alla Camera che, nella seduta più lunga nella storia del parlamento – dal 24 novembre al 1 dicembre 1970 – approva in via definitiva la legge Fortuna-Baslini (319 sì e 286 no) a cinque anni dalla sua prima proposizione e dopo un iter parlamentare difficile e conflittuale.Intanto, il 31 agosto 1968 il governo Leone si era fatto promotore di un disegno di Legge che sulla base dell'art. 75 della Costituzione, consentisse di indire referendum abrogativi totali o parziali rispetto ad una Legge dello Stato. Proposta che diventerà legge il 25 maggio del 1970. Già il 2 dicembre il quotidiano Avvenire lancia un appello per indire immediatamente quel referendum che deve spazzare via la legge appena approvata.

Il referendum

L'obiettivo immediato è la raccolta delle 500.000 firme necessarie. Raccolsero quasi un milione e mezzo di firme; una quantità enorme che li convinse che la cultura cattolica fosse così radicata e diffusa da non temere gli esiti delle urne. Invece il risultato del referendum fu sorprendente.In quattro anni si materializza il primo grande scollamento tra valori religiosi e società italiana. La notte del 12 maggio 1974 la vittoria dei favorevoli al divorzio, sancita nel primo storico referendum dell'Italia repubblicana - dal 59,3% dei favorevoli contro il 40,7% dei contrari - è schiacciante. In un successivo referendum per l'abolizione della legge del 1º dicembre 1970, riproposto nel 1981, la maggioranza fu ancora più schiacciante: il 70% della popolazione era ormai favorevole al divorzio.


Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti