superato il criterio del tenore di vita

L’assegno post-divorzio non sarà più per sempre: ecco quando e come si perderà

di Nicoletta Cottone


L'assegno post-divorzio non è più per sempre: ecco quando si ottiene e come si perde

3' di lettura

É una piccola grande rivoluzione quella contenuta nella proposta di legge che modifica le condizioni dell’assegno post-divorzio fissate dalla legge del 1970. Una proposta di legge calendarizzata su richiesta delle opposizioni - prima firmataria Alessia Morani, deputata Pd, che è anche la relatrice - che ha ottenuto un via libera unanime in commissione Giustizia alla Camera e da lunedì prossimo sarà in aula per la discussione generale. Sarà poi licenziata da Montecitorio - probabilmente subito dopo le elezioni europee - per passare al Senato per il via libera definitivo.

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Una riforma indispensabile dopo la pronuncia delle Sezioni Unite della Cassazione - la n. 18287/2018 - che ha stabilito che l’assegno di divorzio ha «natura assistenziale, compensativa e perequativa». L’entità dell’assegno non sarà più basato sul criterio del tenore di vita utilizzato per quasi trenta anni e mandato in soffitta dalla Cassazione, con la sentenza n. 11504/2017, sul divorzio (dopo 20 anni di matrimonio) tra l'ex ministro Vittorio Grilli e la moglie. Ecco cosa cambierà: ne parliamo con la relatrice Alessia Morani.

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Qual è la principale novità della proposta di legge?
«La principale novità è che viene superato il criterio del tenore di vita nel calcolo dell’entità dell’assegno post-divorzio in favore di altri criteri più aderenti alle trasformazioni economico-sociali intervenute nella società. Il giudice dovrà fare una valutazione che tenga conto non solo della durata del matrimonio, dell’età, ma anche dei sacrifici fatti nel corso dell’unione, delle chance di lavoro perse, dell’eventuale presenza di un ragazzo disabile in famiglia, delle condizioni di salute, della ridotta capacità di reddito».

L’assegno di divorzio diventa a tempo?
«L’altra novità è proprio questa, l’assegno di divorzio sarà a tempo e non più per sempre. Stop, per esempio, con una nuova convivenza, anche non registrata. Non è dovuto in caso di nuove nozze, di unione civile con altra persona. E l'obbligo di corresponsione dell'assegno non sorge nuovamente in caso di separazione, di scioglimento dell’unione civile o di cessazione del rapporto di convivenza. Il giudice valuterà la durata dell’assegno considerando l’eventuale stato di disoccupazione, ma anche la vicinanza alla pensione e quindi l’arrivo di un reddito alternativo all’assegno».

Che succede per i divorzi in corso?
«Il testo prevede una disciplina transitoria. Il nuovo testo non vale solo per i procedimenti che si incardineranno in futuro, ma ancheper i divorzi in corso».

Avete approvato in commissione Giustizia il via libera all’unanimità. C’è stata armonia fra maggioranza e opposizione?
«C’è stata alchimia in Parlamento, anche perchè il testo sposa un principio di buon senso, che mette fine ad anni di dibattiti fra donne abbandonate e mariti costretti a viever in auto. É una proposta di legge che nasce dall’apporto di giuristi e magistrati sentiti in commissione. Primo fra tutti il prof. Bianca, che è stato fondamentale nella stesura del provvedimento. È un testo equilibrato, che non genera conflittualità, costruito con intelligenza e condivisione. Le modifiche intervenute sono frutto di accordi trovati fra parti politiche diverse. E spero che anche al Senato ci sia la condivisione che abbiamo trovato a Montecitorio».

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