Brand e comunicazione

Djokovic tra bugie e vaccino, perché gli sponsor del tennista non si schierano?

Da Lacoste ad Asics a Peugeot, i brand che hanno scelto il campione serbo come testimonial sono chiusi da giorni in un silenzio maldestro. Ecco perchè (e cosa rischiano)

di Riccardo Pirrone *

Caso Djokovic, il serbo ammesso all'Australian Open: si allena in attesa del verdetto finale

3' di lettura

Secondo la classifica ATP, Novak Djokovic è il tennista più forte del mondo. Secondo Wikipedia, Djokovic è il tennista più pagato del mondo. Solo nel 2021 ha fatturato oltre 96 milioni di dollari. Cifra derivante dai montepremi dei tornei, ma anche dalle aziende sponsor come Lacoste, Head, Asics, Peugeot, Hublot, Ukg, Seiko e la banca Australiana ANZ. Secondo le autorità Australiane è il bugiardo immigrato più famoso del mondo. Le dichiarazioni false rilasciate da Djokovic alla polizia di frontiera potrebbero costargli anche l'arresto e una condanna a cinque anni di prigione.

Il conflitto di interessi più famoso al mondo

Secondo i complottisti siamo davanti al conflitto di interessi più famoso del mondo. C'è, infatti, una multinazionale anglo-australiana che, a causa di Djokovic, ha perso 2,5 miliardi di euro. Nel 2021 la RioTinto aveva avviato un progetto di sfruttamento di una miniera di litio in Serbia, paese natio del tennista, il quale si è opposto pubblicamente unendosi alle proteste. Secondo me, invece, Novak è il No-vax più famoso del mondo. Il caso fa così tanto clamore perché sta mettendo sotto i riflettori le mancanze di tutti.

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Gli errori di staff e avvocati

Partiamo dagli errori dei collaboratori e degli avvocati di Djokovic che, ogni volta che parlano, peggiorano la posizione del tennista. Poi ci sono i genitori che per difenderlo lo paragonano a Gesù in croce, offerto in sacrificio per noi in remissione dei nostri peccati vaccinali. Passiamo per il sistema di accoglienza australiano che ospita i rifugiati in un hotel prigione con le peggiori recensioni su Tripadvisor. Arriviamo infine agli sponsor di Djokovic che interpretano da giorni il remake de Il silenzio degli innocenti. Non ci sono comunicati stampa, nessun post su Facebook e neanche l'ombra di un Tweet da parte dei brand che lo hanno scelto come testimonial.

Il silenzio degli sponsor

Cosa ne pensano gli sponsor delle dichiarazioni del tennista? Perché non si dissociano? O perché non lo difendono? Ma questi sponsor sono davvero innocenti? Il loro è un silenzio maldestro. Cerchiobottista. Forse i brand sono imbavagliati da contratti pieni di penali? Io in verità i direttori marketing e gli amministratori delegati di queste aziende un po' li capisco. Dopo aver speso fior di milioni per allineare il loro brand a un lifestyle desiderabile, a uno sportivo di successo, a un professionista stimato, oggi si ritrovano ad aver sponsorizzato Pippo Franco. Ma è proprio qui che bisogna reagire.

Quanto rischiano i brand?

Ormai i brand sono diventate delle persone, dialogano, sposano cause e sono sempre più attivi in ambito sociale, politico, culturale e in questo momento, visto che ormai hanno pagato un grande palcoscenico con due gambe e una racchetta, bisogna salirci sopra e sfruttarlo. Anche perché l'immagine di Djokovic ormai è compromessa. Si stima che il prossimo anno potrebbe perdere non meno di 30 milioni di euro di sponsorizzazioni. E quanto perderanno i brand? Direi molto, perché chi vorrà più indossare le scarpe di un campione in escapologia legale?

La colpa è tutta di Djokovic?

Ma la colpa è tutta di Djokovic? Le aziende dovrebbero scegliere dei testimonial in base allo stile e al carattere di marca, al target di riferimento, ma soprattutto dovrebbero scegliere una persona che abbia una buona reputazione e che sia in linea con i valori del brand. Ad esempio è dal 2001 che HEAD paga Djokovic per farlo giocare con le sue racchette; Peugeot gli fa guidare le sue macchine da otto anni e pochi mesi fa Lacoste gli ha rinnovato il contratto di sponsorizzazione fino al 2025, quando la posizione del tennista sul vaccino era già nota a tutti da tempo.Quindi Lacoste, se prima o poi uscirai con un comunicato, non fare le tue solite lacrime di coccodrillo.

* Pubblicitario & Social Media strategist

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