Australian Open

Djokovic, Natale ortodosso nell’hotel per rifugiati. Il Governo: è libero di lasciare l’Australia

Un gruppo di sostenitori di Djokovic si è radunato davanti al Park Hotel vicino al centro di Melbourne, che ospita anche rifugiati e richiedenti asilo, sventolando bandiere e striscioni

La ministra degli Interni australiana: "Djokovic non e' prigioniero"

3' di lettura

Natale ortodosso in un hotel per rifugiati a Melbourne. Così il numero 1 del tennis mondiale Novak Djokovic, dotato di un patrimonio di 155 milioni di dollari solo da premi nei tornei, ha trascorso la festività religiosa, lavorando alla battaglia legale contro l’espulsione dall’Australia in attesa della sentenza prevista a partire da lunedì 10 gennaio. Nei giorni scorsi le autorità australiane gli hanno respinto il visto d’ingresso a causa dei dubbi sulle motivazioni che lo hanno esentato dalla vaccinazione anti-Covid.

La visita del sacerdote ortodosso

Il campione ha ricevuto chiamate dalla Serbia, compresi i suoi genitori e il presidente Vucic, nella speranza di sollevargli il morale. Un sacerdote della chiesa ortodossa serba della Santissima Trinità di Melbourne ha chiesto il permesso alle autorità per l’immigrazione di visitare il nove volte campione dell’Australian Open, cristiano-ortodosso praticante, per celebrare la festività religiosa. «Il nostro Natale è ricco di molte usanze ed è così importante che un prete lo visiti - ha detto all’Australian Broadcasting Corp il decano della chiesa, Milorad Locard - L’intera faccenda intorno a questo evento è spaventosa. Che debba passare il Natale in punizione... è impensabile», ha aggiunto.

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I tifosi davanti all’hotel

Un gruppo di sostenitori di Djokovic si è radunato davanti al Park Hotel vicino al centro di Melbourne, che ospita anche rifugiati e richiedenti asilo, sventolando bandiere e striscioni. Si sono mescolati con i difensori dei diritti umani che erano lì per evidenziare la difficile situazione di altre persone detenute. Così invece di prepararsi a difendere il suo titolo all’Australian Open e puntare a vincere il 21° titolo major da record maschile, Djokovic lunedì inizierà la sua battaglia giudiziaria presso la Federal Circuit Court per contestare la cancellazione del visto e l’espulsione dal territorio australiano.

«Grazie alle persone di tutto il mondo per il vostro continuo sostegno. Lo sento ed è molto apprezzato», ha scritto il serbo su Instagram.

Il governo australiano: libero di lasciare il Paese

La vicenda sta assumendo i contorni di un vero e proprio caso diplomatico tra Australia e Serbia. Il ministro degli Interni australiano Karen Andrews ha precisato che il campione serbo «non è prigioniero. È libero di andarsene quando crede e la nostra Polizia di frontiera agevolerà la sua uscita». Il messaggio è chiaro: nessuno lo obbliga a restare qui, è una sua scelta legata al ricorso che ha presentato in tribunale per ribaltare la decisione del governo australiano e disputare gli Australian Open. In caso di vittoria, lo ricordiamo, Djokovic diventerebbe il primo tennista della storia a vantare 21 titoli Slam, superando i rivali Federer e Nadal.

Nadal pro-vaccino

La questione comincia a suscitare reazioni anche tra i colleghi di Djokovic. Rafa Nadal si è schierato senza mezzi termini con il fronte rigorista: «L’unica cosa chiara, per me - ha detto - è che se sei vaccinato, puoi giocare agli Australian Open. Dopo tutti i morti di questi due anni, la mia sensazione è che il vaccino sia l’unico modo per fermare questa pandemia».

Kyrgios critica le autorità australiane

In sua difesa è invece sceso in campo il tennista di casa, l’australiano Nick Kyrgios: «Io mi sono vaccinato per tutelare gli altri e per la salute di mia madre - ha scritto su twitter - ma il modo in cui stiamo gestendo la situazione di Novak è brutto, davvero brutto... È uno dei nostri grandi campioni, ma alla fine dei conti, è umano. Fate meglio», ha concluso con un appello alle autorità australiane.

Mancato coordinamento

Il tema del mancato coordinamento tra la Federazione tennis australiana, che aveva concesso a Djokovic l’esenzione dal vaccino e il governo di Canberra fa discutere gli osservatori. Tennis Australia sostiene di aver consultato due organismi indipendenti prima di dare l’ok al campione serbo, ma dopo il clamore suscitato dalla notizia è intervenuto il primo ministro australiano Scott Morrison che ha promesso di non riservare alcun trattamento di favore al tennista.

Fermata anche tennista della Repubblica Ceca

Il caso Djokovic non è l’unico. La polizia di frontiera australiana ha infatti impedito l’ingresso nel Paese alla tennista ceca Renata Voracova perchè non in regola con le norme anti Covid, per motivi analoghi a quelli contestati al numero uno al mondo. L’Australian Border Force l’avrebbe fermata e condotta nella stessa struttura dove Djokovic sta attendendo l’udienza di lunedì. Anche a Voracova è stato chiesto di lasciare il Paese, dove era arrivata mostrando una esenzione dal vaccino legata al fatto di aver avuto il Covid-19 negli ultimi sei mesi.

Djokovic potrà giocare al Roland Garros

Se l’Australian Open è sempre più a rischio per lui, Djokovic potrà invece disputare il secondo torneo Slam dell’anno, il Roland Garros in programma a maggio a Parigi. Il ministro francese dello sport ha infatti annunciato che le regole nazionali consentono anche ai non vaccinati di entrare nel Paese. «Dovrà sottoporsi a un regime organizzativo diverso dai vaccinati - ha detto Roxane Maracineanu - ma potrà partecipare al torneo perchè i protocolli, tra cui la “bolla sanitaria”, lo consentono».

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