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Djokovic vince Wimbledon: finale epica di 5 ore contro Federer

di Alessandro Merli


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3' di lettura

WIMBLEDON – Una questione di centimetri. Una delle grandi finali della storia ultracententaria di Wimbledon, cinque set, l'ultimo dei quali risolto per la prima volta al tie-break sul 12 pari, quattro ore e 57 minuti di partita, due match point per lo sconfitto, Roger Federer, la quinta vittoria sull'erba dell'All England Club per Novak Djokovic. E tutto è girato su una demi-volée in fondo non impossibile per il campione svizzero al terzo punto del tie-break decisivo, uscita in corridoio per quattro dita.

Il termine epico per un incontro di tennis forse è un po' abusato, ma questa finale certamente ha avuto tutti gli ingredienti, dopo che Federer aveva già battuto in semifinale di altissimo livello l'eterno rivale Rafael Nadal. Il punteggio finale dice tutto: 7-6, 1-6, 7-6, 4-6, 13-12 per Djokovic, che eguaglia così il record di vittorie a Wimbledon di Bjorn Borg.

Wimbledon record, Djokovic vince dopo cinque ore

Wimbledon record, Djokovic vince dopo cinque ore

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La partita l'ha fatta, per lunghi tratti, Federer, anche se si è due volte trovato a inseguire nel conto dei set, il primo perso quando stava per scoccare un'ora di gioco. Il secondo l'ha fatto suo in un attimo lo svizzero, che aveva con sé il tifo di tutto il Centre Court, forse anche quello della duchessa di Cambridge, Kate Middleton, patronessa del Club, che alla fine ha premiato il suo avversario.

E dopo un altro tie-break appannaggio del serbo, anche nel quarto set è arrivato a pareggiare i conti senza eccessivi patemi. Il quinto set è iniziato quando i due erano già in campo da tre ore e il primo a mettere la testa avanti è stato Djokovic, con immediato contro-break di Federer.

Sull'8 pari le due palle del match per Roger, che se le è procurate con un doppio ace sulla T. Ma Djoko le ha neutralizzate e si è tornati all'alternanza dei game, con entrambi i giocatori che a tratti, invece di essere sopraffatti dalla fatica, sembravano poter alare ogni volta il livello.

    Fino allo scorso anno, si sarebbe andati a oltranza. Ma dopo il massacro della semifinale 2018 fra Kevin Anderson e John Isner, Wimbledon si è adeguata (parzialmente) agli altri tornei del Grande Slam, introducendo il tie-break sul 12 pari del quinto set. E a quel punto (non prima che Federer, al ventitreesimo gioco, avesse altre due opportunità per strappare il servizio a Djokovic) non c'è stato più spazio per l'errore. Ne è bastato uno dello svizzero a decidere la partita.

    Il numero uno del mondo e campione uscente, nonché favorito della vigilia, ha prevalso, il beniamino della folla ha dovuto cedere le armi dopo un autentica battaglia. Nelle interviste in campo a fine partita, davanti alle sue due coppie di gemelli, Federer è riuscito a non piangere, cosa che invece gli capita spesso, quando vince e quando perde.

    Sulla soglia dei 38 anni, non è detto che avrà più molte occasioni come questa per il 21esimo Slam e il nono Wimbledon, ma sono tanti anni che viene dato per finito che non ci crede più nessuno che i suoi giorni tennistici, soprattutto dopo il gioco stellare messo in mostra sul centrale di Wimbledon, contro Nadal e contro Djokovic, gli altri due Big 3 che lo sopravanzano in classifica, ma certo non nella capacità di regalare tutta la magia del tennis.

    “Da stasera torno marito e papà”, ha detto Federer, quasi sollevato. Ma l'intero mondo del tennis non è pronto a rassegnarsi al giorno in cui non sarà più in campo.

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