AUDIZIONE ALLA CAMERA

Dl fisco, Confindustria: su evasione servono risposte meditate, no demagogiche

Il Direttore generale Panucci: il contrasto dell’evasione fiscale «necessita di strumenti vari e sofisticati» e dovrebbe «sempre partire dai lavori analitici già a disposizione del Governo». Non tenerne conto «rischia di generare soluzioni inutili, ispirate più da ragioni di gettito e dalla volontà di fornire risposte semplici e demagogiche, anziché dalla volontà di mettere in atto» un contrasto «reale e serio»


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(imagoeconomica)

3' di lettura

Il contrasto dell’evasione fiscale «necessita di strumenti vari e sofisticati» e dovrebbe «sempre partire dai lavori analitici già a disposizione del Governo». Non tenerne conto «rischia di generare soluzioni inutili, ispirate più da ragioni di gettito e dalla volontà di fornire risposte semplici e demagogiche, anziché dalla volontà di mettere in atto» un contrasto «reale e serio». Così il Direttore generale di Confindustria Marcella Panucci. intervenuta martedì 5 novembre in audizione sul decreto fiscale. Servono «azioni più meditate» per non penalizzare in modo «sproporzionato e indiscriminato» il sistema imprenditoriale.

Ingiustificate riduzioni di liquidità
Panucci ha ricordato che «la lotta all’evasione non deve penalizzare i contribuenti onesti. Chi quotidianamente svolge attività d’impresa non dovrebbe subire ulteriori e ingiustificate riduzioni di liquidità, né essere costretto a districarsi tra vincoli e procedure bizantine pensate per imprese che operano sul filo della criminalità, e di fatto marginali rispetto al tessuto produttivo italiano nei confronti delle quali servirebbero, piuttosto, interventi decisi ma chirurgici». Gli industriali hanno criticato «in particolare, gli effetti del nuovo regime di solidarietà del committente per le ritenute fiscali dei lavoratori impiegati negli appalti, che prevede un articolato sistema di adempimenti nell’intera filiera e rischia di determinare rilevanti problemi di liquidità in capo ai soggetti coinvolti». Secondo Panucci, bisognerebbe piuttosto puntare «sui moderni strumenti elettronici», dalle fatture ai pagamenti.

Strumenti premiali per incentivare comportamenti virtuosi
Che fare? «Da un lato - ha affermato Panucci - occorrono interventi che non si limitino a minacciare il carcere come unica risposta sanzionatoria, ma che disegnino pene, anche severe, in funzione del disvalore sociale della condotta e delle oggettive caratteristiche e condizioni di chi la mette in atto». Per Confindustria, «una seria ed efficace azione di contrasto, inoltre, dovrebbe agire anche su altri fronti e non solo su quello repressivo, puntando su strumenti di carattere premiale per incentivare comportamenti virtuosi e interventi di razionalizzazione dell’impianto sanzionatorio e di depenalizzazione di quelle condotte che non sottintendono un dolo specifico o un intento frodatorio».

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Scardinare conflitto, mina fiducia
Panucci ha voluto «ribadire la necessità di scardinare la conflittualità che anima il rapporto di imposta e restituire ai tributi i caratteri di sopportabilità ed equità, facendo recuperare alla normativa fiscale connotati di maggiore chiarezza e semplicità». Interventi «irrazionali, incerti e complessi sulla materia fiscale - ha aggiunto - minano la fiducia tra contribuenti e fisco». «Occorre, in altri termini, evitare di impoverire il tessuto imprenditoriale del Paese, compromettere, irrimediabilmente, il clima di fiducia e di leale collaborazione tra Fisco e contribuente e, soprattutto, non solo non attrarre nuovi investitori, ma allontanare quelli che operano già nel nostro Paese».

Giudizio critico anche sulla manovra di bilancio
«Il giudizio sul decreto è, nel complesso, critico - ha chiarito Panucci -, anche considerando che si inserisce nella più ampia e articolata, e per diversi aspetti anch’essa critica, Manovra di bilancio, sulla quale avremo modo di esprimerci nell’audizione della prossima settimana». I rilievi di Confindustria puntano, tra l’altro, alla modifica della disciplina penale-tributaria, e in particolare allo strumento della confisca allargata, e al nuovo regime di solidarietà del committente per le ritenute fiscali dei lavoratori impiegati negli appalti. Un meccanismo che «prevede un articolato sistema di adempimenti nell’intera filiera e rischia di determinare rilevanti problemi di liquidità in capo ai soggetti coinvolti».

A.Mittal: frutto di scelte irragionevoli
Panucci è intervenuta anche sulla decisione di ArcelorMittal, la multinazionale che ha rilevato le acciaierie di Taranto, Novi Ligure e Cornigliano, di rescindere l’accordo che riguarda Ilva Spa e alcune sue controllate. «I continui cambiamenti di norme, gli interventi a gamba tesa sulle norme penali, l’instabilità del quadro non solo non attraggono investimenti ma fanno scappare quelli che ci sono», ha sottolineato Panucci, a margine dell’audizione sul dl fisco. «La vicenda di Ilva - ha aggiunto - è emblematica e consegue a una scelta fatta in Parlamento nelle scorse settimane di revocare uno dei punti qualificanti del contratto che l’investitore aveva firmato con lo stato italiano. Mi auguro che chi deve capisca quali sono le conseguenze di scelte irragionevoli e non meditate».

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