credito e imprese

«Dl liquidità da cambiare: niente istruttoria delle banche, autodichiarazione delle imprese sui ricavi persi»

La proposta di Sutti (studio legale Dentons): sistema automatico come in Francia, basato sul fatturato perso da marzo in poi. E abolire ex lege il “waiver” degli altri finanziatori. Estendere oltre il 2020 le deroghe sul capitale delle imprese se si vogliono evitare raffiche di concordati a inizio 2021.

di Alessandro Graziani

Imagoeconomica

4' di lettura

«Per come è scritto il decreto, c’è il serio rischio che di liquidità alle imprese ne arrivi poca e in ritardo. A mio avviso servono alcune modifiche urgenti, in particolare per i finanziamenti concessi con garanzia di Sace, se vogliamo evitare una catena di fallimenti». Federico Sutti è il managing director per l’Italia dello studio legale internazionale Dentons. Gli abbiamo rivolto alcune domande sulla complessa applicazione della norma.

Il decreto è appena entrato in vigore e già si alzano proteste dalle imprese ma anche dalle banche. Cosa non sta funzionando?

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Il primo problema è che attualmente la norma obbliga le banche a fare complesse istruttorie sul merito creditizio di ogni società e questo implica tempi lunghissimi e non compatibili con le necessità effettive ed un esito incerto, per non citare i rischi di possibili responsabilità civili e penali che potrebbero derivare, ex post, dalla concessione di linee ad aziende che dovessero poi diventare insolventi.

Come si può risolvere?

Il sistema dovrebbe essere al contrario “automatico”, come per esempio avviene in Francia. In sostanza ogni società̀ dovrebbe essere tenuta a fare un’autodichiarazione, dichiarando quale sia l’importo del fatturato perso nei mesi di marzo, aprile e (probabilmente) maggio 2020 rispetto al medesimo periodo nel 2019. La percentuale potrebbe essere diversa a seconda dei settori merceologici coinvolti, tenendo conto che ci sono settori più colpiti di altri.

Quindi senza istruttoria bancaria ?

Sulla base di questa autodichiarazione, l’erogazione e la garanzia devono operare “automaticamente” senza valutazione del merito di credito in capo alla banca e per una percentuale della perdita di fatturato. Inoltre, considerato che i fondi disponibili sono limitati rispetto ai possibili fabbisogni, occorre evitare che le risorse siano usate da chi non ne ha effettivamente bisogno: l’intervento dovrebbe essere pertanto limitato all’importo del minor fatturato registrato dall'azienda richiedente nei mesi di marzo e aprile 2020 e probabilmente anche maggio 2020 rispetto al corrispondente periodo del 2019, indicando una percentuale per tale differenza con anche un limite massimo.

Ma perché i tempi dell’istruttoria delle banche sono così lunghi?

Non si tratta di valutare solo il merito di credito. Spesso serve anche il waiver, diciamo il via libera, delle altre banche che cofinanziano l’impresa. In condizioni normali, il waiver arriva in qualche settimana ma, davanti a decine di migliaia di pratiche, è inevitabile che i tempi si allunghino.

Come si può risolvere questo ulteriore intoppo?

Dovrebbe essere prevista, ex lege, una facoltà di derogare a tutte le previsioni contrattuali che limitano la facoltàdi un’azienda di ricorrere a nuovo indebitamento. Per di più richiedere agli istituti di credito di valutare se concedere o meno un waiver sul nuovo indebitamento rischia di mettere a carico delle banche una valutazione anche prognostica molto difficile e complessa. Il waiver ex lege dovrebbe operare automaticamente per tutti i finanziamenti concessi in esecuzione del Decreto Liquidità.

Concedere credito senza istruttoria non espone al rischio che ne benefici anche chi non ne avrebbe diritto o che si inserisca la criminalità?

Occorre un presidio di sanzioni di natura civile e penale per le aziende che facciano dichiarazioni non corrette e/o false, prevedendo che in tale eventualità il finanziamento diventi immediatamente rimborsabile e con l’applicazione di un tasso di interesse rilevante applicabile anche retroattivamente dalla data di concessione del finanziamento in modo da disincentivare le richieste infondate. Inoltre la nuova liquidità non può̀ essere utilizzata per rimborsare finanziamenti soci o anticipare il rimborso di linee di credito gia in essere, mentre puo essere utilizzata per pagare le rate dei mutui che scadono di volta in volta. Resta chiaramente il divieto di distribuire dividendi non solo per il 2020, ma per i 2 anni successivi.

Alla liquidità garantita dallo Stato non possono accedere aziende in crisi temporanea che erano classificate dalle banche come Utp prima di fine febbraio. È d’accordo?

Se erano in crisi prima, figuriamoci ora senza liquidità. No, credo che si debba rivedere l’esclusione che è stata operata dal Decreto Legge per le posizioni che al 29 febbraio 2020 erano qualificate come esposizioni deteriorate; si potrebbe valutare, a prescindere dalla classificazione delle singole posizioni, di erogare o meno la nuova finanza prevista dal Decreto Liquidità in presenza di determinati parametri, eventualmente utilizzando le banche dati disponibili tramite Cerved.

Il decreto prevede deroghe all’abbattimento del capitale per perdite delle imprese fino al 31 dicembre 2020. E poi cosa accadrà?

Se la norma non cambia, da gennaio 2021 avremo migliaia e migliaia di aziende in procedura concorsuale. Considerato che gli effetti della crisi saranno lunghi, bisogna prevedere che per un certo periodo di tempo i finanziamenti concessi nell’ambito del Decreto Liquidità siano “trattati” off balance sheet ai fini della redazione dei bilanci di esercizio, della valutazione del patrimonio netto anche ai fini civilistici, nonché in relazione agli indicatori di insolvenza in modo tale da sterilizzare, fino alla scadenza della linea di credito concessa, le relative posizioni.

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