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Dl rave, primo via libera del Senato con 92 voti favorevoli

Il testo, che contiene anche norme che riformano l’ergastolo ostativo e gli obblighi vaccinali, passa ora alla Camera

di Nicola Barone

Il testo, che contiene anche norme che riformano l’ergastolo ostativo e gli obblighi vaccinali, passa ora alla Camera

(ANSA)

3' di lettura

Primo sì dall’Aula del Senato al cosiddetto Dl rave con 92 sì, 75 no e un astenuto. Oltre ad introdurre il reato di “rave-party” (articolo 633-bis del Codice penale) che punisce con il carcere da 3 a 6 anni chi organizza mega-raduni musicali su terreni altrui, anche con uso di sostanze stupefacenti, contiene altre norme che sollevano non poche polemiche. Una di queste - quella che consente di rintegrare in servizio il personale sanitario No-Vax e di rinviare il pagamento delle multe per chi ha detto di no al vaccino anti-Covid - incassa la contrarietà non solo dell’ opposizione, ma anche di buona parte della maggioranza, a cominciare da FI che però vota sì al provvedimento, in linea con le indicazioni del centrodestra.

Lo strappo di Ronzulli

La decisione di Licia Ronzulli annunciata alla vigilia di non votare il provvedimento (seppur «a titolo personale») ha scatenato un putiferio politico. Lei, infatti, è la presidente dei senatori di Forza Italia e la misura è una delle più identitarie dell’esecutivo di Giorgia Meloni perché, non solo introduce il nuovo reato di rave illegale, ma prevede anche una riforma dell’ergastolo ostativo e una deroga agli obblighi vaccinali.

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I voti mancanti

Come sottolinea Ivan Scalfarotto del Terzo Polo, il decreto passa «solo con 92 sì» e «mancano molti voti della maggioranza». Al Senato, le forze che sostengono il Governo contano su 116 senatori, compreso il presidente Ignazio La Russa che però per prassi non vota. Quindi sarebbero mancati 24 voti. Il progetto di legge passa ora alla Camera per il voto finale.

L’opposizione: precedente pericoloso

Nella scorsa legislatura il decreto che dispose l’obbligo vaccinale partì da una proposta di legge che ebbe come prima firmataria proprio Licia Ronzulli, pertanto la parlamentare, «per coerenza» e soprattutto «per convinzione» non vota né l’articolo 7 del testo che elimina di fatto gli obblighi vaccinali (anche quello di avere il green pass per entrare nelle case di riposo o negli hospice, su proposta di FdI) né il Ddl di conversione del decreto nel suo complesso. M5S, Pd e AVS parlano di «precedente pericoloso» in caso di nuove pandemie e di «norma sbagliata».

Reati contro la Pa

Ma c’è anche un’altra misura che fa insorgere l’opposizione, a cominciare da Roberto Scarpinato dei 5 stelle, ed è quella che elimina i reati contro la Pubblica amministrazione dall’elenco dei reati ostativi, quelli per i quali non sono previsti i benefici penitenziari. Vanificando così quella che nella precedente legislatura era stata chiamata dai pentastellati la “legge Spazzacorrotti”. Secondo i 5S, poi, si penalizzano i collaboratori di giustizia rispetto a chi sceglie l’omertà e si vanificano «importanti strumenti di lotta alla mafia». Diventa invece un ordine del giorno la richiesta del capogruppo di FI in commissione Giustizia, Pierantonio Zanettin, di rendere inappellabili le sentenze di assoluzione. Il senatore, che con i suoi emendamenti - insieme a quelli della presidente della Commissione Giustizia, Giulia Bongiorno - ha di fatto riscritto il decreto, ribadisce che l’inappellabilità comunque «resta una priorità per FI» e che ha avuto assicurazioni dal governo che sarà inserita in una delle riforme annunciate dal ministro della Giustizia Carlo Nordio. Soddisfazione è espressa da Giulia Bongiorno che incassa il riconoscimento da parte di tutte le forze politiche di essere riuscita a portare in Aula un testo «più equilibrato e corretto» rispetto al decreto originario, garantendo, come osserva anche Erika Stefani della Lega, «il giusto approfondimento» e una «migliore tipizzazione della norma» come nota FdI.

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