politica 2.0

Dl Salvini, il freno M5s e le «note» del Colle

di Lina Palmerini


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Matteo Salvini e, nello schermo, Luigi Di Maio (Italy Photo Press)

2' di lettura

Quel vertice del centro-destra che si è concluso con il patto di andare uniti alle regionali - con annesse dichiarazioni di Berlusconi contro i grillini - ha messo altro nervosismo nel già agitato mondo dei 5 Stelle. Tensioni che si sono scaricate, anche per la contestualità dei fatti, sui decreti che Salvini voleva portare già ieri in Consiglio dei ministri. Invece è slittato tutto, sembra a lunedì. È vero che erano fuori Roma sia il premier che il vicepremier grillino – e con questa motivazione è stato spiegato il rinvio - ma il “non detto” è che su quei provvedimenti la frenata è arrivata sia per le tensioni con i 5 Stelle, sia per i rilievi che informalmente sarebbero arrivati dal Quirinale. Dagli uffici del Colle non trapela nulla ma di “note” quirinalizie si parla in ambienti leghisti e pentastellati, in particolare vicini al ministero della Giustizia.

Del resto, il segnale che qualcosa non andava in quei testi si poteva ricavare leggendo in controluce il comunicato della Consulta dopo l’incontro del presidente Lattanzi con il capo dello Stato proprio l’altroieri, alla vigilia del Cdm che doveva sdoganare i provvedimenti. Ecco, in quella nota che spiegava il progetto del “viaggio” della Consulta nelle carceri italiane, c’erano anche riferimenti sui limiti della detenzione «che non sia senza regole e in contrasto con la Costituzione» e sulle «garanzie di legalità per tutti i detenuti, che siano cittadini o stranieri, immigrati regolari o irregolari» che sono scolpite nella Carta. Punti che richiamerebbero alcuni passaggi finiti nella lente del Colle. Sembra che la parte relativa alla protezione umanitaria nel decreto immigrazione sia da correggere così come sarebbe stato consigliato di stralciare un capitolo del decreto sicurezza perché si tratterebbe di norme ordinamentali, prive cioè dei requisiti di urgenza.

Ma sotto questi rilievi tecnici c’è in realtà una questione politica molto più esplosiva. Che riguarda i rapporti tra la Lega e l’arcipelago grillino rientrato in fibrillazione dopo il vertice di ieri a Palazzo Grazioli, a casa di Berlusconi. Tra l’altro risulta sempre più indigesto il doppio registro del leader leghista che da un lato rassicura sui 5 anni di legislatura e dall’altro continua a presidiare il fronte con il Cavaliere. Come se lui stesso volesse alimentare i sospetti grillini e in qualche modo causarne l’implosione dando a loro il cerino dello strappo. Malumori che quindi si sono scaricati sui decreti Salvini - visti come nuova linfa per la propaganda e i consensi del leader leghista - e che si rovesceranno soprattutto al tavolo sul bilancio, dove le pressioni su Tria di sforare il 2% continuano. Come ha confermato lo stesso ministro in un incontro con Mattarella - martedì al Colle - lui resiste e non andrà oltre l’1,9% e stesse rassicurazioni avrebbe dato anche Conte. Per il titolare dell’Economia, però, è una partita che vale la sua reputazione e quindi la sua permanenza.

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