VOTO AL SENATO

Sicurezza bis, il decreto è legge: ok alla fiducia con 160 sì

Cinque i "dissidenti" pentastellati. La compattezza degli alleati attende adesso un ulteriore test mercoledì mattina, quando saranno discusse e votate sempre a Palazzo Madama le mozioni sulla Tav

di Nicola Barone e Vittorio Nuti


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3' di lettura

Con 160 sì il Senato ha approvato la questione di fiducia al decreto Sicurezza bis che, ottenuto l'ultimo via libera del Parlamento, sarà dunque legge al momento della pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale. Cinque gli assenti tra le fila del M5S che non hanno quindi votato la fiducia: si tratta di Virginia La Mura, Matteo Mantero, Michela Montevecchi, Lello Ciampolillo ed Elena Fattori. Assente anche la senatrice cinquestelle Bogo Deledda che ha però problemi di salute.

Per la Lega mancavano Umberto Bossi (sempre per ragioni di salute) e Massimo Candura per motivi personali. Come anticipato FdI si è astenuta mentre Forza Italia non ha partecipato al voto pur rimanendo in Aula. Assenti infine anche i sei senatori a vita.

La compattezza degli alleati attende ora un ulteriore test mercoledì mattina, quando saranno discusse e votate sempre a Palazzo Madama le mozioni sulla Tav.

Dl in Aula senza relatore
«Il decreto Sicurezza bis, più poteri alle forze dell'ordine, più controlli ai confini, più uomini per arrestare mafiosi e camorristi, è legge. Ringrazio voi, gli Italiani e la Beata Vergine Maria». Su Facebook il vicepremier e ministro dell'Interno Matteo Salvini saluta così il risultato.

Assai aspre invece le polemiche da parte dell'opposizione quanto ai contenuti e la procedura seguita. «Ancora una volta questo governo umilia il ruolo del Parlamento, ci costringe a ratificare un decreto senza poterlo realmente discutere: testo blindato, emendamenti ignorati, il compito dei senatori si limiterà a timbrare, qualcuno felice e altri meno, il volere dei capi, anzi del Capitano. Un passo alla volta state trasformando il tempio della democrazia in quell'aula sorda e grigia, in quel bivacco di manipoli evocato in un periodo di cui alcuni, anche qui dentro, provano nostalgia», ha dichiarato tra gli altri il dem Pietro Grasso nel corso del pomeriggio.

Il Dl era approdato nell'Aula per l'inizio della discussione generale in seconda lettura senza mandato al relatore, come deciso dalla commissione Affari costituzionali che non ha potuto votare gli oltre mille emendamenti sul tavolo in mancanza del parere della Bilancio. I tempi per la conversione del provvedimento si presentavano assai stretti anche a causa della pausa estiva dei lavori parlamentari incombente. Precedentemente, in attesa della richiesta del voto di fiducia da parte del governo, l'assemblea aveva respinto le questioni pregiudiziali al decreto legge con 217 contrari, 53 favorevoli e 2 astenuti. Con ciò certificando di fatto, secondo il Pd, la nascita di una nuova maggioranza.

Chi ha votato la fiducia
A quota 160 i gialloverdi sono arrivati grazie a 101 voti pentastellati, 56 voti dei senatori leghisti, due degli esponenti del Maie che usualmente votano con la maggioranza e il sì di Maurizio Buccarella (ex 5S, ora nel Misto). Nella pattuglia dei 57 voti contrari si contano invece 45 voti del Pd (Renzi tra gli assenti), a cui si aggiungono 4 di LeU e tre voti contrari di Paola Nugnes, Carlo Martelli e Gregorio De Falco. Altri voti contrari sono arrivati dalle Autonomie.

Al momento clou la diserzione dei malpancisti nel Movimento è risultata più contenuta di quanto alcuni potessero temere. Se per La Mura il decreto «va contro qualsiasi principio umanitario» e Mantero scrive su Facebook che «è ora di mettere un limite alla strafottenza e ai diktat della Lega», diversi altri non si accodano sulla via della rottura. Come Mattia Crucioli il quale conferma i «dubbi» ma pure «la fiducia». E il No-Tav Alberto Airola che ricorra a citazioni di Rino Formica («la politica è sangue e merda. Non è il caso di far cadere il governo su questo»). «Forse solo il 20% dei senatori M5S approva il decreto ma il no porterebbe al voto», argomenta Gianni Marilotti.

Zingaretti: M5S schiavi,Italia insicura
«Il decreto Salvini è passato, l'Italia è più insicura. Grazie agli schiavi 5 stelle la situazione nelle città e nei quartieri rimarrà la stessa, anzi peggiorerà. Il crimine ringrazia, le persone sono sempre sole e le paure aumentano. Salvini ci campa», scrive in una nota il segretario del Pd Nicola Zingaretti, sottolineando che nel decreto non si parla di lotta alla mafia.

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