Turismo

Dl Ucraina: i tour operator chiedono semplificazioni e interventi per gli ammortizzatori sociali

Restano esclusi i dipendenti delle imprese con più di 15 addetti. Prima della pandemia il comparto aveva 13mila aziende con circa 86mila addetti e un giro d’affari di 13,3 miliardi

di Enrico Netti

(Monet - stock.adobe.com)

2' di lettura

Molte migliaia di dipendenti di agenzie di viaggio e tour operator rischiano di restare senza ammortizzatori sociali. È l’allarme che arriva da Astoi Confindustria Viaggi alla luce di quanto pubblicato nel decreto legge Ucraina che prevede altre otto settimane di integrazione salariale (Fis) per i dipendenti di aziende fino a 15 addetti. La concessione di ulteriori otto settimane di assegno Fis per le aziende sotto i 15 dipendenti era una misura necessaria perché, una volta esaurito il contingente a disposizione ovvero 13 settimane fino a 5 dipendenti e 26 settimane da 5 a 15 dipendenti, gli addetti di queste imprese non avrebbero avuto nessun altro tipo di ammortizzatore.
Il Dl Ucraina esclude le realtà più grandi e la maggiore parte dei tour operator. Prima della pandemia il comparto aveva un giro d’affari di 13,3 miliardi grazie a 13mila aziende con circa 86mila addetti ora per fine anno si prevede in calo di oltre un terzo del personale. Da qui la richiesta di Astoi Confindustria Viaggi al Governo per l’adozione di misure ad hoc anche per le imprese più strutturate ovvero la concessione di ulteriori settimane di assegno di integrazione salariale Fis anche alle imprese con più 15 dipendenti o, in alternativa, non conteggiare, anche parzialmente, i periodi di integrazione salariale fruiti da gennaio a marzo 2022 nel calcolo della durata massima dei trattamenti. Qualora tali correttivi non fossero praticabili, si chiede almeno una semplificazione sostanziale delle procedure legate alla Cigs. Infatti Confindustria Viaggi segnala che la causale «crisi aziendale» prevede una relazione tecnica, un piano di risanamento ed altre incombenze procedurali che mal si conciliano con il protrarsi dell’emergenza in cui il settore continua a versare. Inoltre alcune aziende che avevano diritto alla Cigs prima della riforma, l’hanno attivata da tempo ed hanno quindi già fruito buona parte del periodo massimo previsto che copre l'arco di 12 mesi. A ciò si aggiunga che le causali di accesso alla Cigs non sono del tutto coerenti con la crisi del settore determinata dal Covid-19 e dalla guerra in Ucraina.

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