covid e ricerca

«Dna di Neanderthal, cederemo gratis il test»

di Valeria Zanetti

default onloading pic


2' di lettura

Cos’hanno in comune la battaglia contro il Covid e l’uomo di Neanderthal? A primo impatto, nulla. Eppure la possibilità di ammalarci di una forma grave di coronavirus è già scritta nel nostro Dna, in particolare nei geni ereditati dagli antenati di oltre 50mila anni fa, presenti soprattutto nell’Europa meridionale.
Ad individuarne la presenza, un test messo a punto da Genartis, spin off dell’università di Verona, effettuabile attraverso un campione di saliva. GenTest Covid-19 Risk, questo il nome dell’esame, è in grado di fornire informazioni utili sui soggetti più esposti all’infezione, di aiutare il medico nel triage ospedaliero e di identificare i soggetti a rischio, a cui eventualmente dare priorità nel piano vaccinale. Per queste caratteristiche Genartis non ha registrato il brevetto ed intende concedere l’uso gratuito del test alle istituzioni che operano nel Servizio sanitario nazionale e regionale, come strumento per combattere la pandemia. «Ho scritto al presidente della Regione, Luca Zaia e al ministero della Salute perché prendano in considerazione l’utilizzo del nostro test e lo eseguano sul numero maggiore di pazienti possibile. Più esami saranno effettuati e più ampia sarà la banca dati a nostra disposizione, in grado di validare il risultato scientifico», spiega Massimo Delledonne, professore ordinario di Genetica all’Università di Verona, tra i più grandi esperti di tecnologie genomiche in Italia.
«A marzo, alla prima ondata pandemica, come molti altri studiosi di genetica ci siamo chiesti come mai ci siano persone che a contatto con il virus si contagiano e altre no e inoltre perché alcuni sviluppano la malattia in modo grave. Ragionavamo su molte ipotesi, ad esempio su una maggiore incidenza per gruppo sanguigno», ricorda. Le ipotesi via via si sono affinate fino ad evidenziare che «il 14% degli italiani in possesso del Dna di Neanderthal, manifesta la maggiore incidenza di casi gravi di Covid-19», riferisce il docente. Il laboratorio di Genomica Funzionale dell’ateneo scaligero ha infatti investigato i risultati del “Covid-19 Host Genetics Consortium”, un consorzio internazionale di studio indipendente, rilasciati lo scorso 24 novembre, su un campione di oltre 8mila pazienti Covid-19 ospedalizzati. Ha inoltre, integrato l’analisi attraverso la propria banca dati di Dna di oltre 4mila connazionali. Ne deriva che circa un italiano su sei porta la “caratteristica Neanderthal” nel proprio genoma. «Ciò spiega anche perché in certi nuclei familiari i casi gravi siano più frequenti», prosegue Delledonne.
L’ateneo scaligero, attraverso lo spin-off Genartis si è concentrato quindi sul tentativo di riconoscere, fin dal primo tampone, chi rischia di più ammalandosi. «Il test è stato validato sul Dna della popolazione di individui di cui il laboratorio di Genomica Funzionale ha disponibilità di dati genetici e ha dimostrato un’accuratezza del 100%, ossia non ha mai sbagliato nell'identificare se un individuo porta o meno la caratteristica genetica del Neanderthal», afferma il docente.
GenTest Covid-19 Risk è quindi stato ideato e commercializzato da Genartis, e per ora, è acquistabile sul sito della start up, al costo di una tampone molecolare. Lo spin off riceve i campioni, li processa e trasmette al paziente-cliente il risultato. In attesa che le istituzioni sanitarie decidano di servirsene in modo sistematico.

Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti