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Dobank in Borsa il 20 luglio. Agli azionisti cedola per il 65% degli utili

Andrea Mangoni Ad Dobank (Imagoeconomica)

2' di lettura

Debutto a Piazza Affari il 20 luglio per Dobank. Lo ha annunciato questa mattina l’amministratore delegato Andrea Mangoni sottolineando, inoltre, riguardo alla crescita dimensionale futura della società che «non è nostra priorità il consolidamento del mercato e se acquisizioni ci saranno riguarderanno i nostri servizi ancillari. Comunque non siamo interessati al consolidamento».

Nell’occasione il manager ha anche dato indicazioni sulla politica di payout port quotazione: «Abbiamo stabilito che almeno il 65% dei risultato netto verrà destinato ai nostri azionisti. Siamo comunque ottimisti di fare meglio» ha dichiarato Mangoni, ricordando poi: «una profittabilità estremamente elevata» e «una generazione di cassa importante. Pensiamo di avere delle prospettive di crescita importanti» .

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La società gestisce un portafoglio di 81 miliardi di Npl, «cresciuti in maniera esponenziale» ha sottolineato il ceo, aggiungendo: «la nostra market share è del 58% in un mercato che è di dimensioni rilevanti e per quanto riguarda il servicing è destinato a crescere nei prossimi anni». L’amministratore delegato ha quindi spiegato che Dobank dispone di una piattaforma «senza confronti» per cui <possiamo sfruttare le importanti opportunità di crescita che il mercato ci presenta e trasformarle in risultati economici significativi, possiamo affrontare volumi di sofferenze under management anche molto importanti senza variare in maniera significativa la nostra base di costi».

Riguardo alla fase di collocamento delle azioni in sede di conferenza stampa è stato sottolineatoche ci sarebbe interesse da parte degli investitori istituzionali: «molto dall’estero, forte dal mondo anglosassone poi dagli Usa» ha spiegato il head of finance Manuela Franchi sottolineando che l’interesse italiano «è proporzionalmente inferiore». In relazioni alla tipologia è, invece «un misto fondi long e hedge fund».

Piani di sviluppo

La società ha un progetto di crescita basato su “tre driver”, ha quindi evidenziato il Cfo Fabio Balbinot. Il primo «è un aumento delle masse gestite sia supportando gli investitori nell'acquisto di portafogli che vengono ceduti dalle banche. Altro elemento per la crescita delle masse gestite - ha detto -
è l'incremento dei volumi di outsourcing, ovvero collaborare con
le banche nostre cliente per aiutare a recuperare il loro credito in sofferenza. Ci aspettiamo nei prossimi anni un grande sviluppo di entrambe di queste attività». Un secondo punto è la «crescita organica» generando «più recuperi sul nostro portafogli attuale». Infine lo sviluppo dei servizi ancillari che oggi - ha ricordato Balbinot - valgono il 4% dei nostri ricavi: «si tratta di tutti i servizi accessori all'attività di recupero ovvero ciò che è necessario ai nostri asset manager per recuperare i crediti. Stiamo parlando dei servizi immobiliari,
legali e dei servizi di informazione commerciale».

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