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Doccia fredda per la Cina e le 59 aziende della black list di Joe Biden

Nel pieno della ripresa del dialogo Usa-Cina, passa la linea dura di Kurt Campbell che ridisegna il mercato globale delle tecnologie sensibili

di Rita Fatiguso

Alta tensione tra Usa e Cina sulle origini del virus

3' di lettura

Liu He, il vicepremier cinese a capo della delegazione cinese per la ripresa dei Trade talks con gli Usa ha sperato fino all’ultimo minuto che Joe Biden cambiasse linea rispetto a Donald Trump sulla black list delle aziende cinesi legate alla Difesa. Ma così non è stato. A poche ore dalla videoconferenza tra Liu e Jane Yellen, responsabile del Tesoro, il presidente americano ha firmato l’ordine esecutivo che vieta alle entità americane di investire in dozzine di aziende cinesi con presunti legami con i settori della tecnologia di difesa o sorveglianza.

Il ruolo del Tesoro nella gestione della lista

La mossa mette a rischio i segnali di distensione. Toccherà d’ora in poi aI Tesoro americano far rispettare e aggiornare su base “continuativa” la nuova lista di divieto di 59 società. Inoltre, l’acquisto o la vendita di titoli negoziati in borsa in società sospette è vietato per quelle aziende nella lista che sostituisce quella precedente di Donald Trump.

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L’ordine del presidente impedisce investimenti degli Stati Uniti nel settore militare-industriale cinese, così come la partecipazione a programmi militari, di intelligence e di ricerca e sviluppo della sicurezza.

In più si include anche l’uso della tecnologia di sorveglianza cinese al di fuori della Cina e lo sviluppo o l’uso della tecnologia di sorveglianza cinese “per facilitare la repressione o gravi violazioni dei diritti umani che costituiscano minacce insolite e straordinarie”.

Passa la linea dura di Kurt Campbell

Questa linea avrà effetto per società a partire dal prossimo 2 agosto. La mossa fa parte della più ampia serie di misure di Biden per contrastare la Cina, tra cui il rafforzamento delle alleanze americane e il perseguimento di grandi investimenti interni per rafforzare la competitività economica americana, in un contesto di relazioni sempre più aspro tra i due blocchi.

La mente di questa strategia è Kurt Campbell, il falco che coordina la politica americana nella regione dell’Indo -acifico nonchè autore della policy Pivot to Asia elaborata per Barack Obama e poi accantonata durante l’era Trump.

Campbell ha dichiarato il mese scorso che il paradigma dominante nei legami bilaterali in futuro sarebbe stato quello della concorrenza.

Il Tesoro darà indicazioni su cosa significhi la portata della tecnologia di sorveglianza, incluso se le aziende stanno facilitando “la repressione o gravi violazioni dei diritti umani”.

Questa volta però l’amministrazione vuol avere basi giuridicamente solide e quindi si comporterà di conseguenza. Troppe falle si erano aperte ai ricorsi in giudizio, anche per questo Joe Biden ha atteso prima di formulare il nuovo ordine.

Sommersi e salvati dell’era di Donald Trump

La lista delle 59 aziende avrà effetti importanti sui mercati globali ma anche sul versante interno. cinese, così come li ha avuti negli ultimi mesi.

Sorprende l’esclusione di Commercial Aircraft Corp of China (COMAC), concorrente di Boeing e Airbus, così come delle due società che avevano contestato il divieto in tribunale, Gowin Semiconductor Corp e Luokung Technology Corp, anche loro non sono state incluse.

A maggio il produttore cinese di telefonini Xiaomi, tra le società tecnologiche cinese preso di mira per presunti legami con l’esercito cinese era riuscito ad essere escluso dalla lista per ordine di un giudice.

Le azioni di Xiaomi nel frattempo sono volate, ha superato il concorrente Huawei nel mercato domestico dei telefonini, con un aumento del fatturato del 54,7% a 76.9 miliardi di yuan pari a 12 milioni in tre mesi.

Huawei, al contrario, che nella lista è ancora presente, continua a perdere colpi anche sul fronte della competizione internazionale, a causa delle disdette a catena per il 5G.

Anche le principali aziende cinesi incluse nella precedente lista del dipartimento della difesa sono state inserite nell’elenco aggiornato, tra cui Aviation Industry Corp of China (AVIC), China Mobile Communications Group, China National Offshore Oil Corp (CNOOC), Hangzhou Hikvision Digital Technology e Semiconductor Manufacturing International Corp (SMIC). Quest’ultima è la chiave di volta della strategia cinese per rilanciare il suo settore dei chip nazionali. Debuttano Zhonghang Electronic Measuring Instruments e Jiangxi Hongdu Aviation Industry

Ma non è finita, perchè la lista è aperta e potrà essere rivista e ampliata nei prossimi mesi.

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