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Doccia fredda per Macron, gli scioperi portano l’economia in contrazione

Il dato negativo del Pil nell’ultimo trimestre 2019 (-0,1%) non era atteso: il ministero delle Finanze parla di calo «temporaneo». Bene la Spagna

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Una dimostrazione dei sindacati francesi ad Amgouleme, nel sud-ovest della Francia, in occasione della visita di Macron

Il dato negativo del Pil nell’ultimo trimestre 2019 (-0,1%) non era atteso: il ministero delle Finanze parla di calo «temporaneo». Bene la Spagna


3' di lettura

I dati congiunturali sulle economie dell’area euro non riservano brutte notizie soltanto per l’Italia. A sorpresa, e per la prima volta nell’era Macron, l’economia francese - la seconda nell’Eurozona - ha registrato una contrazione. Il prodotto interno lordo è infatti sceso dello 0,1% nell’ultimo trimestre dello scorso anno: responsabili - in un Paese da due mesi in preda a scioperi e manifestazioni di protesta - il calo delle esportazioni e il ricorso delle imprese alle scorte, a scapito di nuova produzione industriale.

È un risultato peggiore del previsto, anche se in buona parte legato a un fattore una tantum come gli scioperi: ma insieme al dato relativo all’Italia (-0,3%) ridimensiona le speranze riposte sul 2020, anno da cui ci si aspettava un miglioramento del clima nell’Eurozona. A partire dalla Banca centrale europea, che la settimana scorsa, con Christine Lagarde, individuava positivi segnali di stabilizzazione delle dinamiche di crescita, a sostegno di una moderata ripresa dell’inflazione. Invece, l’insieme delle economie europee si è quasi fermato, mentre i prezzi - cresciuti dell’1,4% in gennaio - restano ben lontani dall’obiettivo del 2%. Secondo le prime stime di Eurostat, nell’ultimo trimestre del 2019 il Pil dell’intera zona euro è cresciuto dello 0,1% (era +0,3% nel trimestre precedente) e dell’1,2% su base annua. Il dato dello 0,1% è il più debole per l’area euro di sette anni.

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Sul versante delle notizie positive, inattesa è stata anche l’accelerazione di fine anno della Spagna, che si rafforza come una delle migliori in Europa, con una crescita trimestrale dello 0,5% rispetto allo 0,4% del trimestre precedente. E tuttavia, anche in questo caso l’economia è in frenata rispetto agli anni precedenti: il Pil spagnolo a +2% nel 2019 è da considerare a fronte del +2,4% del 2018.

Quello francese è un risultato che pesa molto per Macron, già impegnato a far fronte a proteste e scioperi inarrestabili contro la sua riforma delle pensioni: e se finora il governo indicava la forza dell’economia relativamente ad altri Paesi Ue a conferma della bontà delle riforme di fisco e lavoro, gli scioperi in corso ormai da settimane hanno avuto una ricaduta sulla spesa dei consumatori. In dicembre, nella fase più acuta delle proteste, la spesa dei consumatori (abbigliamento, arredamento e generi alimentari) è calata dello 0,3%: su base trimestrale, il dato peggiore dell’anno. Per l’intero 2019 la crescita francese si è fermata a un +1,2% (+1,7% nel 2018, +2,4% nel 2017).

Secondo Bruno Le Maire, ministro delle Finanze, la contrazione del Pil è da attribuire infatti a blocchi, interruzioni e rallentamenti nell’attività di porti, linee ferroviarie e rifornimenti energetici. A dispetto dell’ottimismo di Banque de France, secondo cui le proteste sarebbero costate alla crescita nell’anno solo uno 0,1%. «Questo rallentamento temporaneo - è scritto in una dichiarazione alla stampa in cui però Le Maire insiste sulla tenuta dei consumi e degli investimenti delle imprese - non mette in discussione i fondamentali dell’economia francese, che restano solidi. E tuttavia, resteremo particolarmente vigili sulle incertezze internazionali». Alle ricadute delle tensioni commerciali tra Unione Europea e Stati Uniti ora si aggiunge l’incognita Coronavirus, un’epidemia che potrebbe avere un serio impatto sull’economia globale.

Sul fronte spagnolo, invece, il +0,5% dell’ultimo trimestre 2019 è superiore allo 0,4% di media previsto dagli economisti. Il dato relativo all’intero 2019 è un +2%: non esente da ombre neppure per Madrid, in quanto il ritmo più lento dal 2014. Nel caso della Spagna, però, l’andamento trimestrale è dovuto a un aumento dell’export e alla forza del settore servizi. Madrid ha iniziato l’anno con un nuovo governo, una coalizione tra i socialisti e Podemos, il partito anti-establishment di Pablo Iglesias ora vice del premier Pedro Sanchez.

Per approfondire:
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