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Documenta 15: arte come denuncia e cura per i mali del mondo

Il collettivo ruangrupa inaugura con Lumbung un work in progress con molte sfide organizzative e altrettanti rischi politici

di Maria Adelaide Marchesoni

ruangrupa, 2019, Ajeng Nurul Aini, farid rakun, Iswanto Hartono, Mirwan Andan, Indra Ameng, Ade Darmawan, Daniella Fitria Praptono, Julia Sarisetiati, Reza Afisina, Photo: Gudskul / Jin Panji ©documenta

6' di lettura

L'edizione numero 15 di documenta (dal 18 giungo al 25 settembre), considerata la più importante mostra d’arte contemporanea del mondo che si svolge ogni cinque anni a Kassel (Germania) la ricorderemo per il semplice fatto che ha poco da offrire in termini di arte convenzionale. Al suo posto, ovvero quasi tutto ciò che è esposto al Fridericianum e alla documenta Halle, le due sedi principali che ospitano la manifestazione, troviamo progetti di attivisti che mettono l'etica al primo posto. Mai come nel 2022 documenta è stata così lontana dal mercato dell'arte. E anche dai numeri dell'affluenza e dal richiamo mediatico che caratterizzano le inaugurazioni degli eventi d'arte internazionale. Critici, curatori, giornalisti non hanno sgomitato per essere i primi a elencare artisti e opere, ma molti di loro hanno preferito attendere. I motivi? Documenta 15 è un work in progress con molte sfide organizzative e altrettanti rischi politici quale risultato dell'aver voluto riunire una vasta gamma di artisti di origini disparate e prospettive diverse.

Lumbung

Curata per la prima volta da un collettivo ruangrupa di Giacarta composto da nove persone, non hanno invitato artisti star o giganti del mercato dell'arte. Tutto viaggia ed è organizzato secondo i valori e le idee fondamentali del “Lumbung”, (termine indonesiano che indica una risaia comune). Il Lumbung come modello artistico ed economico è radicato in principi quali la collettività, la condivisione delle risorse comuni e l’equa ripartizione, ed è rappresentato in tutte le parti della mostra. Per creare un Lumbung a Kassel, ruangrupa ha invitato 14 collettivi di artisti di tutto il mondo, anche se a prevalere nella scelta è il Sud del mondo. Questi collettivi hanno a loro volta invitato più di 50 artisti singoli e gruppi a partecipare, e tutti gli artisti sono stati poi organizzati in 10 piccoli gruppi di incontro, per garantire che tutti fossero inclusi nella pianificazione della mostra.

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Nell’ambito del programma Lumbung, gli artisti organizzano workshop, dimostrazioni, sessioni di ascolto, conversazioni, letture e proiezioni di film, eventi che si svolgono in tutta la città nelle 32 sedi espositive che diventano luoghi di incontro, salotti, spazi di discussione e di riposo. Insieme agli ospiti e ai collaboratori invitati, gli artisti decidono l’uso dei luoghi, che non rimangono statici durante i 100 giorni, ma cambiano continuamente. Il calendario sul sito sarà aggiornato periodicamente.

Budget

Una delle maggiori preoccupazioni di documenta 15 è il suo budget che ha raggiunto la cifra record di 42 milioni di euro, già aumentato a causa di ulteriori misure igieniche e di sicurezza a causa della pandemia, ma che secondo indiscrezione potrebbe subire ulteriori aumenti. Nel 2017 Documenta 14 ha sforato i 37 milioni di euro previsti, causando un deficit di 7 milioni di euro. Il bilancio di documenta è tradizionalmente finanziato in parti uguali dai fondi governativi (la città di Kassel, lo Stato dell’Assia e il governo federale) e dalle vendite di biglietti e merchandising, nonché dagli sponsor. Nel 2017, 891.500 persone hanno visitato la parte di Kassel di Documenta 14; mentre ad Atene i visitatori sono stati 339.000.

Problemi sociali e ambientali

Se risultata difficile suggerire un percorso ecco alcuni temi che i collettivi affrontano nelle loro esposizioni che hanno come punto di partenza la denuncia dei problemi sociali e ambientali nei loro paesi d'origine. Il Wajukuu Art Project, ad esempio, tiene corsi d’arte per i bambini di Mukuru, un quartiere disagiato di Nairobi, in Kenya, dove molti residenti scavano in una discarica o si dedicano alla microcriminalità per sopravvivere. Il gruppo vuole portare “l'atmosfera Mukuru” nella confortevole Kassel e per far ciò ha realizzato un tunnel buio e pieno di suoni di strada di Nairobi che condurrà i visitatori nello spazio espositivo principale, la Documenta Halle.
Lavora con monaci e allevatori in una zona rurale della Thailandia occidentale Baan Noorg Collaborative Arts and Culture, per promuovere la sostenibilità e preservare le tradizioni culturali locali. A documenta 15, Baan Noorg ha contribuito con un progetto in tre parti che comprende un programma di scambio di fattorie lattiero-casearie, Nang Yai (teatro d’ombre thailandese) e una rampa da skateboard a documenta Halle. Baan Noorg intende questi interventi come piattaforme dinamiche e dialogiche che facilitano lo scambio di conoscenze tra Kassel e Nongpho. Nel 1968, a causa del deprezzamento economico globale del riso, gli abitanti del villaggio di Nongpho passarono dalla coltivazione del riso a quella del latte. Per consentire agli agricoltori di sviluppare pratiche di allevamento lattiero-caseario più sostenibili, Baan Noorg ha istituito un programma di scambio tra un’azienda agricola di Kassel e Nongpho. I filmati girati in queste località sono presentati in un video a quattro canali.
La decisione di includere un collettivo palestinese chiamato The Question of Funding, il cui lavoro esplora i modi in cui gli artisti palestinesi finanziano la loro pratica, ha agitato le acque e causato ancor prima dell'apertura una serie di problematiche. A gennaio, un gruppo chiamato Alliance Against Antisemitism Kassel ha pubblicato un post sul blog in cui accusava i membri di ruangrupa e il collettivo palestinese di simpatizzare con il movimento Boycott, Divestment and Sactions contro Israele. Nel 2019, il Parlamento tedesco ha dichiarato tale movimento antisemita, affermando che le sue campagne hanno ricordato “il capitolo più terribile della storia tedesca”.

Artisti attivisti

Tra le artiste attiviste Kiri Dalena ha realizzato uno striscione di protesta ben visibile sulla facciata del Fridericianum “STOP THE KILLINGS” un messaggio di RESBAK (Respond and Break the Silence Against the Killings) - un collettivo di artisti che Dalena ha co-fondato per organizzare la guerra alla droga nelle Filippine dell’ex presidente Rodrigo Duterte. Dal 2016, fino a 30.000 persone sono state assassinate dalla polizia o sono morte in altre azioni extragiudiziali. Le parole sullo striscione, che ha fatto il giro delle proteste, sono pixelate da spille da lutto, tradizionali pennarelli neri in acrilico indossati dalle persone in lutto. Sempre dal sud est asiatico Nguyễn Trinh Thi, regista e artista di Hanoi che attraversando i confini tra film e videoarte, installazione e performance, presenta un progetto che si ispira al romanzo auto-biografico «Tale Told in the Year 2000» di Bùi Ngoc Tân, pubblicato nel 2000, ma vietato in Vietnam fino ad oggi. Il romanzo descrive la vita nei campi di detenzione nel nord del Vietnam tra gli anni ’60 e ’70. Lo scrittore narra in modo dettagliato la flora e la fauna delle foreste: ecosistemi che sono diventati luoghi in cui lui e altri prigionieri sono stati costretti ai lavori forzati.

Al Rondell di Kassel, con le sue storiche camere di tortura, Nguyen ricolloca una scena del libro presentando un’installazione scultorea di grappoli di piante di peperoncino. Questi sono illuminati per proiettare un’immersiva foresta d’ombra sulle pareti circostanti. Un sistema di vento e wi-fi allestito nell’area vietnamita di Vinh Quang-Tam Da innesca l’installazione di Kassel con ventilatori, effetti audiovisivi, suoni e l’ossessionante suono del flauto sáo ôi, uno strumento musicale indigeno utilizzato dai gruppi delle aree montuose del Nord, tra cui le minoranze etniche Muòng, Tày e Nùng.

Archivi

ruangrupa ha portato molto materiale d’archivio in video e in vetrine come ad esempio quello di The Black Archives un archivio storico con una collezione unica di libri, documenti e manufatti che rappresentano l’eredità di scrittori, scienziati e attivisti olandesi neri. Documenta la storia dei movimenti di emancipazione e degli individui neri nei Paesi Bassi. Sempre per mantenere vivo il ricordo, Archives des luttes des femmes en Algérie (Archivi delle lotte delle donne in Algeria) lanciato nel 2019 è un’iniziativa indipendente che mira a costruire un archivio digitale, ad accesso libero, di documenti relativi a collettivi e associazioni femministe algerine, principalmente a partire dall’indipendenza del Paese nel 1962. Il progetto i, installato al Fridericianum, mira a ricostruire la storia e i visitatori sono invitati a leggere o sfogliare più di 60 riproduzioni di materiali diversi risalenti a questo periodo, quali trattati politici, manifesti, fotografie e bozze di film. La mostra comprende anche interviste recenti a tre donne attiviste che hanno partecipato ai movimenti di emancipazione dell’Algeria e che hanno dato accesso ai loro archivi personali. In ogni scelta documenta cerca di raccontare la storia, in tutte le aree del globo, di popoli e comunità sfruttate ed oppresse, mostrarle e documentarle per non perderne memoria.

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