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Documento unico, rischio di un’altra proroga


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1' di lettura

Rischia di non partire il 1° gennaio il documento unico dei veicoli, che, secondo la legge Madia (la 124/2015) di riforma della pubblica amministrazione, già dal 1° luglio avrebbe dovuto sostanzialmente inglobare il certificato di proprietà nella carta di circolazione. La proroga di sei mesi rischia di non essere sufficiente, perché già oggi avrebbero dovuto essere emanati provvedimenti necessari alla sua attuazione.

Il primo provvedimento attuativo è stato il Dlgs 98/2017, pubblicato il 24 giugno 2017, che però richiede l’emanazione di due Dpr. L’articolo 5, infatti, prevede che debbano essere adeguati non solo il Codice della strada, ma anche il suo Regolamento di esecuzione e il Dpr 358/2000 (quello che istituì lo Sta, Sportello telematico dell’automobilista).

Le modifiche a quest’ultimo devono essere scritte dai ministeri di Funzione pubblica, Infrastrutture, Economia e Interno. Dopodiché devono essere varate dal Consiglio dei ministri, che poi deve far vagliare il testo al Consiglio di Stato. Teoricamente questi passaggi potrebbero anche essere rapidissimi. Ma poi si arriverà in Parlamento, per l’esame delle Commissioni, che avranno 30 giorni di tempo prima di restituire il tutto al Consiglio dei ministri.

Più semplice l’iter delle modifiche al Regolamento, che si snoderà sul percorso Consiglio dei ministri-Consiglio di Stato e “ritorno”. Ma basta che uno solo dei provvedimenti tardi per impedire la partenza il 1° gennaio. A quel punto, ci vorrà una seconda proroga, da stabilire con legge.

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