Energia e ambiente

Dogger Bank, ecco come sarà il più grande parco eolico del mondo

L'annuncio della costruzione del primo mega-parco, destinato a soddisfare il 5% della domanda elettrica inglese (circa 6 milioni di famiglie) è stato dato dai due partner del progetto, la britannica Sse (Scottish and Southern Energy) e la norvegese Equinor

di Elena Comelli

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4' di lettura

I parchi eolici offshore stanno sostituendo i pozzi di petrolio come attività centrale che definisce il Mare del Nord. Dogger Bank, il più grande parco eolico del mondo, sorgerà su un vasto banco sabbioso al largo dello Yorkshire, subito fuori dalla piattaforma continentale del Regno Unito e vicino al punto in cui s'incontrano i confini tra le acque territoriali di Paesi Bassi, Germania e Danimarca.

Fino all'ultima glaciazione del Pleistocene, il Dogger Bank era un'isola nel Mare del Nord, grande quasi quanto la Sardegna. Quando si è inabissata, circa 10mila anni fa, non è sprofondata di molto: a seconda delle zone, qui l'acqua è alta 15-30 metri. Perfetta per un campo eolico offshore. Questo è il futuro del Dogger Bank: una distesa grigio-blu disseminata di mega-turbine alte almeno 200 metri, con un'apertura alare di 150 e oltre. L'annuncio della costruzione del primo mega-parco, destinato a soddisfare il 5% della domanda elettrica inglese (circa 6 milioni di famiglie) è stato dato dai due partner del progetto, la britannica Sse (Scottish and Southern Energy) e la norvegese Equinor.

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Anche l'Eni sarà della partita, rilevando il 20% del progetto dai due operatori, aggiungendo 480 megawatt di energia verde al raggiungimento dei suoi obiettivi di capacità installata da rinnovabili nel 2025, pari a 5 gigawatt. L'investimento totale nelle prime due fasi del progetto, ciascuna da 1.200 megawatt di potenza, sarà di 6 miliardi di sterline (6,7 miliardi di euro) e sta già creando centinaia di posti di lavoro nel Regno Unito. «Stiamo investendo i nostri soldi dove avevamo promesso, per fornire elettricità a emissioni zero e rafforzare la posizione del Regno Unito come leader mondiale dell'energia verde», ha detto Alistair Philips-Davies, numero uno di Sse. Già a settembre i due partner hanno ordinato da General Electric 190 turbine Haliade-X da 13 megawatt ciascuna, alte 250 metri, quasi quanto la Tour Eiffel.

Le prime due fasi saranno realizzate in parlallelo e i primi kilowattora saranno prodotti nella primavera del 2023. La terza sezione, Dogger Bank C, viaggerà su una scala temporale diversa, ma è già in fase di sviluppo. La produzione elettrica del mega-parco è già stata acquistata con un contratto di lungo periodo dalla danese Orsted e da Shell. In questo decennio, i Paesi che si affacciano sul Mare del Nord, con in testa il Regno Unito e la Germania, hanno installato 22 gigawatt di potenza eolica offshore lungo le sue coste (oltre il doppio di tutta la capacità eolica installata in Italia). Ma il grosso dello sviluppo è ancora di là da venire.

L'eolico offshore è al centro del piano di sviluppo delle fonti rinnovabili di Boris Johnson, il cui piano è stato annunciato il mese scorso. «Tra 10 anni l'eolico offshore alimenterà ogni casa di questo Paese, con 40 gigawatt di potenza installata», ha detto Johnson, alzando da 30 a 40 gigawatt il target al 2030, il che significa moltiplicare per 4 la capacità attuale del Regno Unito. «Il bollitore, la lavatrice, i fornelli, il riscaldamento e l'auto elettrica delle famiglie britanniche saranno alimentati dall'energia pulita prodotta dai venti che soffiano intorno a queste isole», ha promesso Johnson, che punta così a trasformare il Regno Unito nell'”Arabia Saudita del vento”.

In realtà il piano del governo è già ampiamente in via di realizzazione grazie alla spinta dei fondamentali e non costerà quasi nulla al contribuente britannico, perché l'energia eolica offshore è diventata più competitiva delle altre fonti. A forza di economie di scala, le dinamiche finanziarie si sono ormai spostate a favore dei progetti come Dogger Bank. L'efficienza è aumentata, la dimensione media delle turbine è triplicata negli ultimi dieci anni, l'utilizzo della capacità installata è passato da un terzo a più della metà. Rispetto alle fonti energetiche concorrenti, i costi sono diminuiti del 28%, in base ai calcoli dell'Irena, l'Agenzia internazionale per le energie rinnovabili. Di conseguenza, il tasso interno di rendimento di un progetto come Dogger Bank è previsto dal 6% al 10%, una prospettiva attraente con i tassi d'interesse ai livelli attuali.

I contratti di vendita con tariffe prevedibili dell'energia porteranno a rendimenti costanti, che dovrebbero attrarre gli investitori istituzionali. La joint venture prevede infatti di vendere un decimo del capitale del progetto prima della fine dell'anno, riducendo i tempi necessari per coprire i costi. Keith Anderson, amministratore delegato di Scottish Power, uno dei maggiori investitori nel settore delle energie rinnovabili in Gran Bretagna, ha commentato dopo l'annuncio del piano che «non mancano i capitali né l'appetito degli investitori per l'eolico offshore», ma il ritmo e l'entità della crescita del settore dipenderanno dalla capacità del governo di concedere nuove licenze per fondali marini a velocità record.

Il governo prevede di generare nuovi investimenti attraverso una serie di aste la prossima primavera, che daranno anche un supporto pubblico ai progetti eolici e solari onshore, per la prima volta negli ultimi quattro anni. Queste aste, da sole, dovrebbero garantire oltre 20 miliardi di sterline di investimenti e creare 12.000 posti di lavoro nel settore. «Sono assolutamente fiducioso che il settore possa raggiungere questi obiettivi nei tempi previsti», ha assicurato Anderson. E ha aggiunto: «Il mio unico dubbio è che la gente inizierà a vedere i 40 gigawatt come un limite e invece dovremmo raggiungerlo e superarlo. Avremo bisogno di molta più elettricità pulita in futuro».

Il governo britannico è sotto pressione per dimostrare che il Regno Unito sta prendendo sul serio il suo obiettivo di emissioni zero al 2050, come nazione ospitante della prossima conferenza sul clima delle Nazioni Unite, la Cop26, che è stata rinviata di un anno a causa del Covid-19 e sarà organizzata in novembre dell'anno prossimo insieme all'Italia. Fra le prime misure adottate per dare una spinta all'eolico offshore, sono stati destinati 160 milioni di sterline al potenziamento dei porti, in modo da prepararli a gestire le dimensioni di una nuova generazione di mega-turbine e sostenere le comunità portuali che si trovano ad affrontare il declino economico. Un intervento che potrebbe fare da modello per i porti italiani, soprattutto quelli del Sud, che andrebbero trasformati in hub logistici per i parchi eolici galleggianti che si realizzeranno nei prossimi anni nel Mediterraneo, ammesso che l'Italia voglia partecipare a questa partita.

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