NEl 2022

Doha si fa bella per i Mondiali di calcio

Ridisegnato un intero quartiere, il Msheireb con 6 stadi di cui due già completati, edifici sostenibili e aria condizionata per strada

di Fernanda Roggero


Qatar 2022, presentato a Doha il logo ufficiale del Mondiale

3' di lettura

Avete mai passeggiato lungo un viale rinfrescato dall’aria condizionata? Se siete in un Paese dove d’estate il sole picchia fino a quasi 50 gradi potreste sentirne l’esigenza. Ed è per questo che Qatar Foundation nel ridisegnare un terzo della capitale del sultanato ha predisposto anche eleganti griglie, da cui soffia l’aria fresca. Punteggiano la strada dove si concentra lo shopping elegante e la piazza su cui si aprono bar e ristoranti, compreso quello - Saasna - dedicato alla cucina tradizionale qatarina e guidato da una chef donna. Benvenuti a Doha, città in costante mutamento, ma senza l’architettura “agonistica” di Dubai, o l’esibita cifra culturale di Abu Dhabi.

Il museo, rosa nel deserto
La capitale del Qatar è una piccola metropoli araba di quieta bellezza. Consapevole del proprio valore e delle proprie disponibilità (è al terzo posto al mondo per le riserve di gas naturale, può andare avanti altri 60 anni a estrarre petrolio ai ritmi attuali e garantisce ai propri cittadini un Pil pro-capite intorno ai 100mila dollari) il Paese sta investendo su cultura e sport. Oltre che su una miriade di business all’estero, come ben sappiamo anche in Italia.

Nella scorsa primavera Doha ha inaugurato il nuovo National Museum of Qatar, progettato da Jean Nouvel: una scenografica e immensa rosa del deserto che celebra il legame del Paese con la sabbia e il mare. Ma è soprattutto in vista dei Mondiali di calcio del 2022 che si sono concentrati gli sforzi di rinnovamento della città. Un quartiere completamente ridisegnato, 6 stadi di cui due già ultimati, una rete metropolitana d’avanguardia. «Abbiamo iniziato a immaginare il progetto di revisione di Msheireb nel 2007 e il lavori sono iniziati nel 2010 - spiegano alla Mshereib Properties - si tratta di una delle più impegnative riqualificazioni urbane a livello mondiale, costata 5,5 miliardi di dollari: ha coinvolto un terzo della città, sono previsti 890 appartamenti, 2mila residenti e 50mila visitatori al giorno».

Msheireb negli anni Cinquanta era il cuore commerciale di Doha. Un luogo privilegiato perché custodiva un pozzo di acqua sorgiva, e ancora fino a pochi anni fa in Qatar l’acqua costava più della benzina. Già prima, a inizio Novecento, era il centro del commercio delle perle, perno dell’economia qatarina. Oggi si è deciso di farla tornare ombelico della capitale.

Soluzioni ardite e sostenibili
Una smart city che ha già ottenuto riconoscimenti internazionali per l’arditezza delle soluzioni tecnologiche adottate e per la sostenibilità, con più di 100 edifici certificati Leed (Leadership in energy and environmental design). Appartamenti totalmente automatizzati, il 75% dell’acqua calda e l’elettricità prodotti dai 6.400 pannelli solari. Un sistema di recupero dell’acqua piovana che consente la riduzione del 70% nell’uso di quella potabile («così salveremo 288 milioni di litri d’acqua all’anno»), canali sotterranei per lo smistamento dei rifiuti, 430 chilometri di fibre ottiche e 600mila sensori. Mobilità light grazie agli immensi parcheggi sotterranei - 12mila posti auto - e servizio di bus elettrici. Sicurezza garantita da 10mila telecamere sparse nel quartiere.

Allo stesso tempo agli occhi di chi vi arriva a piedi dal Souk Waqif, il mercato delle botteghe artigiane in cui si è conservato l’antico gusto della trattativa, la nuova Mshereib appare ancora la “città color del caramello”. Nelle architetture si sono mantenuti i decori e i motivi originali, all’interno degli edifici rivivono le antiche corti. Oltre al Mandarin Oriental, recentemente inaugurato, approderanno altre firme dell’ospitalità deluxe, sono già stati aperti musei (interessante quello sulla storia petrolifera del Paese) e presto verrà data una destinazione all’immenso Cultural Forum JK1.

Arte e sapori mediorientali
Chi arriverà per le partite di calcio nei momenti liberi potrà godersi una passeggiata lungo la corniche, scrutare la skyline della West Coast, veleggiare al tramonto su un dhow, la tradizionale barca in legno, visitare il Mia, il museo di arte islamica disegnato da Im Pei, l’architetto della Piramide del Louvre. Doha è anche un’interessante destinazione gastronomica, incrocio di sapori mediorientali (ottima la cucina persiana al Parisa) e fine dining all’europea (il Mia all’ultimo piano ospita il ristorante di Alain Ducasse). Ma già nel percorso di avvicinamento le papille gustative trovano ristoro. La cucina di Qatar Airways è di altissimo livello: piatti gustosi e perfettamente eseguiti, serviti in stoviglie di porcellana. Non a caso per la quinta volta è stata nominata miglior compagnia aerea al mondo.

Per comprendere pienamente la cultura qatarina sarà d’obbligo una immersione nella tradizione della falconeria. In Qatar la prima cosa che una ragazza chiede a un potenziale spasimante è quanti falchi possieda. Un vero status symbol, da esibire durante i weekend di camping nel deserto: un buon esemplare non costa meno di mille euro ma i campioni possono arrivare a superare i 200mila.

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