mecenatismo scientifico

Dolce&Gabbana e Humanitas insieme per la ricerca sul coronavirus

La maison sostiene con un’importante donazione un progetto coordinato dal professor Alberto Mantovani al quale partecipano due virologi del San Raffaele - I risultati verranno condivisi con l’Istituto Spallanzani

di Giulia Crivelli

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La maison sostiene con un’importante donazione un progetto coordinato dal professor Alberto Mantovani al quale partecipano due virologi del San Raffaele - I risultati verranno condivisi con l’Istituto Spallanzani


3' di lettura

Domenico Dolce e Stefano Gabbana hanno deciso di fare un’importante donazione a nome del loro marchio e della loro azienda, Dolce&Gabbana,
a Humanitas University per sostenere uno studio coordinato dal professor Alberto Mantovani, direttore scientifico dell’istituto milanese, mirato
dal Prof. Mantovani mirato a chiarire le risposte del sistema immunitario al coronavirus SARS-CoV-2. Uno studio svolto in collaborazione con i virologi Elisa Vicenzi e Massimo Clementi dell’università Vita-Salute San Raffaele. L’obiettivo è porre le basi per la messa a punto di interventi diagnostici e terapeutici, contribuendo alla risoluzione di un problema globale.

Le domande alle quali rispondere
Le molecole dell’immunità innata con funzioni simili agli anticorpi riconoscono il coronavirus SARS-CoV-2 e svolgono un ruolo protettivo, di difesa dall’infezione? Possono costituire indicatori dell’andamento e della gravità della malattia nei pazienti? Chiarirlo può essere la base per la messa a punto di strumenti diagnostici, come biomarcatori di gravità della patologia, e terapeutici. Ed è questo l’obiettivo dello studio finanziato da Dolce&Gabbana, uno studio che mette a fattor comune, e al servizio della salute di tutti, le competenze sul sistema immunitario del team guidato dal professor Mantovani e dalla professoressa Cecilia Garlanda di Humanitas University e quelle sui virus della professoressa Elisa Vicenzi e del professor Massimo Clementi dell’università Vita-Salute San Raffaele, che per primi in Italia hanno isolato il patogeno responsabile della SARS (acronimo di , ovvero sindrome respiratoria acuta e severa).

Una collaborazione rafforzata nel tempo
Il finanziamento di Dolce&Gabbana a questo progetto di ricerca rafforza ulteriormente la collaborazione attiva con Humanitas University, che la casa di moda italiana sostiene anche attraverso borse di studio agli studenti di MedTec School, l’innovativo corso di laurea che potenzia le competenze mediche con approcci tecnologici dell’ingegneria, in collaborazione con il Politecnico di Milano.

La volontà degli stilisti
«Sentivamo di dovere fare qualcosa per combattere questo devastante virus che, a partire dalla Cina, sta colpendo l’umanità intera. In questi casi è importante fare la scelta giusta. È per questo motivo che abbiamo pensato che Humanitas University fosse l’interlocutore ideale: una realtà speciale per eccellenza e umanità, con la quale abbiamo già collaborato per un progetto di borse di studio – spiegano Domenico Dolce e Stefano Gabbana –. Di fronte a queste tragedie dalle dimensioni così vaste, ogni azione può sembrare poco rilevante. Ma quando il professor Mantovani ci ha raccontato la favola africana che narra di un colibrì, che mentre tutti gli altri animali fuggono a causa di un incendio divampato nella foresta vola nella direzione opposta continuando a portare l’acqua per cercare di spegnere l’incendio, abbiamo capito che comunque valeva la pena fare qualcosa. Anche un gesto piccolissimo può avere un significato enorme. Supportare la ricerca scientifica è per noi un dovere morale, speriamo che il nostro contributo possa essere d’aiuto per risolvere questo drammatico problema». ’

I risvolti scientifici
All’inizio degli anni 90, anche grazie agli studi del professor Mantovani, fu identifica la famiglia di anticorpi delle pentrassine lunghe. «Prodotti dal nostro organismo in risposta a un’infezione, riconoscono alcune classi di “nemici” che entrano in contatto con il nostro corpo e ne facilitano l’eliminazione, segnalandoli ai “soldati” del sistema immunitario incaricati di affrontarli e distruggerli – spiega Mantovani –. La sfida, ora, sarà vedere se queste molecole di difesa presenti nei liquidi biologici (fra cui il sangue) sono in grado di riconoscere il coronavirus SARS-CoV-2 e di svolgere un ruolo di difesa dall’infezione».

La donazione di Bulgari
Il 6 febbraio anche la maison Bulgari aveva annunciato un’importante donazione al reparto di ricerca dell’ospedale Lazzaro Spallanzani di Roma, il primo team medico ad isolare il virus in meno di 48 ore, un risultato fondamentale che consentirà di perfezionare la diagnosi, la cura e lo sviluppo del vaccino. «Il team di ricercatori può ora lavorare con gli strumenti tecnologicamente più avanzati, accelerando il raggiungimento del risultato e avvantaggiando chiunque sul pianeta potenzialmente vittima del virus, a partire dalla Cina la prima nazione ad essere stata colpita», aveva spiegato Jean-Christophe Babin, ceo di Bulgari.

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