solidarietà

Dolce&Gabbana per l’Humanitas, Prada fa una donazione al San Raffaele

I due stilisti furono tra i primi a sostenere la ricerca, annunciando un intervento il 17 febbraio, il gruppo guidato da Miuccia Prada e Patrizio Bertelli fece lo stesso con l’ospedale milanese e ora finanzia una nuova ricerca

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I due stilisti furono tra i primi a sostenere la ricerca, annunciando un intervento il 17 febbraio, il gruppo guidato da Miuccia Prada e Patrizio Bertelli fece lo stesso con l’ospedale milanese e ora finanzia una nuova ricerca


3' di lettura

Dolce&Gabbana continua il percorso a supporto della ricerca scientifica con Humanitas University: i due stilisti furono tra i primi, ancora prima che l’emergenza scoppiasse anche in Italia, a sostenere i ricercatori dell’istituto milanese impegnati sul coronavirus. Era il 17 febbraio quando la maison annunciò il sostegno all’istituto diretto dal professor Mantovani. In Italia non c’erano ancora zone rosse e il lockdown sembrava impensabile. Come sappiamo, in due mesi è cambiato tutto. E Dolce&Gabbana ha deciso che una parte dei ricavi ottenuti grazie alle vendite tramite l’e-commerce Dolce&Gabbana dell’iconica borsa Devotion, la cui nuova campagna pubblicitaria vede come volto l’attrice Sofia Vergara (nella foto), verranno devoluti alla ricerca, un progetto di Humanitas che si sviluppa in collaborazione con il San Raffaele.

L’articolo del 17 febbraio: «Dolce&Gabbana e Humanitas insieme per la ricerca sul coronavirus»

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Cambiamento globale
«Il mondo e la nostra vita non saranno più gli stessi. Vogliamo sperare che tutto ciò porti a una rinascita e vogliamo dare il nostro contributo affinché noi tutti e soprattutto le nuove generazioni possano contare su fondamentali scoperte scientifiche», spiegano Domenico Dolce e Stefano Gabbana. «Dolce&Gabbana ha creduto da subito nell’importanza della ricerca scientifica per combattere il coronavirus, quando ancora non era un’emergenza globale ed è al nostro fianco per sostenere i nostri scienziati e ricercatori impegnati a studiare il ruolo del sistema immunitario contro questo virus subdolo e ancora, in gran parte, sconosciuto», aggiunge Roberto Cagliero, direttore fundraising di Humanitas.

L’impegno di Prada a sostegno di una nuova ricerca
Il gruppo Prada ha scelto invece il San Raffaele, che ha iniziato una nuova ricerca e che aveva già ricevuto fondi per i reparti di rianimazione. I dati clinici suggeriscono infatti che il Covid-19 è una malattia che colpisce più duramente gli uomini rispetto alle donne: l’ospedale San Raffaele di Milano, con il sostegno economico del gruppo guidato da Miuccia Prada e Patrizio Bertelli, indagherà il ruolo degli ormoni sessuali maschili su questo tema.

Progetto di ampio respiro
Dopo la partnership con la Fondazione Gianni Bonadonna nel progetto di innovazione terapeutica e ricerca oncologica “Medici umani, pazienti guerrieri”, l’iniziativa coincide non solo con un periodo di emergenza sanitaria mondiale - a indagare l’impatto preponderante della pandemia sul genere maschile - ma anche con una spinta verso il futuro che Prada ha intrapreso attraverso un’inedita ricerca che mette in dialogo le neuroscienze con la cultura.

I dettagli della ricerca
Il nuovo progetto, battezzato Proteggimi, sviluppato dal San Raffaele di Milano e coordinato dal professor Andrea Salonia, urologo e andrologo, direttore di URI - Istituto di Ricerca Urologica - del San Raffaele e docente dell’Università Vita-Salute San Raffaele, cercherà di spiegare la disparità d’impatto del Covid-19 sugli uomini rispetto alle donne e di costruire un registro europeo di dati epidemiologici su Covid-19 disaggregati per sesso. Nel progetto saranno coinvolti anche diversi gruppi di ricerca italiani ed europei. Secondo gli ultimi dati a disposizione, infatti, gli uomini contano il 66% dei decessi per Covid-19 in Italia - percentuale che cresce al diminuire della fascia d’età - e sono anche i soggetti con maggiori necessità di ricovero in terapia intensiva, con una percentuale dell’82% in Lombardia.

Il ruolo del testosterone
A spiegare almeno in parte questa disparità di impatto potrebbero essere gli ormoni sessuali, e il testosterone in particolare. «Poter studiare i dati di uomini e donne in modo distinto – spiega il professor Salonia – è fondamentale per capire se i livelli di testosterone siano correlati alla gravità della malattia e per valutare eventuali impatti a lungo termine sullo stato di salute generale del maschio guarito dal virus. Ci auguriamo di riuscire a produrre i primi risultati di questa ricerca già nelle prossime settimane».

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