nel backstage

Dolce&Gabbana: «La nostra ossessione è preservare e promuovere l’artigianalità»

I due stilisti raccontano le nuove lavorazioni e materiali usati per la collezione donna primavera-estate 2020

di Giulia Crivelli


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4' di lettura

Tre cose colpiscono della collezione Dolce&Gabbana e di come gli stilisti l’hanno presentata nel backstage. La prima è legata al passato, presente e futuro della moda italiana e dell’artigianalità. Domenico Dolce e Stefano Gabbana non partecipano a convegni sul tema né fanno proclami, ma dimostrano nei fatti il loro impegno: gli abiti per la prossima primavera-estate sono il trionfo delle tecniche manuali e della genialità degli artigiani italiani, «per i quali niente è impossibile e che amano accettare le sfide più strane, dando forma e vita ai nostri cartamodelli. Non esiste al mondo un altro Paese dove questo sia possibile», dicono i due stilisti.

Dolce&Gabbana, esplorazioni nella dorata giungla siciliana

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Una nuova idea di sensualità

La seconda cosa che lascerà il segno deriva dalla dichiarazione di intenti che Domenico Dolce e Stefano Gabbana hanno fatto prima che iniziasse la sfilata, impegnati, spilli in mano, negli ultimi ritocchi a modelle e vestiti: «Questa collezione riflette una nuova interpretazione della sensualità. Rispetto a quando eravamo giovanissimi noi, oggi c’è un rapporto diverso con il corpo, la sessualità e l’idea di sexy o di attrazione – spiegano –. Ci sono meno tabù, sono quasi scomparsi i timori di esibire il proprio corpo e, cosa forse ancora più importante, spesso non lo si fa con l’intento di lanciare un richiamo di chiaro tipo sessuale. La nostra moda è sexy da sempre e non rinneghiamo nulla, ma capiamo che oggi occorre esserlo in modo diverso, meno urlato, che si esprima anche attraverso il colore, la leggerezza e l’allegria, che poi sono tra le cose più sexy che esistano».

La necessità di allontanarsi da Instagram
La terza intuizione di Dolce&Gabbana – che dimostra quanto la moda abbia un potere quasi divinatorio sugli umori di una società – riguarda il rapporto con i social e Instagram in particolare. «Abbiamo chiuso i nostri account personali. Ci siamo accorti che la facilità con cui si posta azzera la capacità di autocritica e, diciamolo, di pudore – spiega Stefano, il più segnato da disavventure sul web –. Forse, parlo ora soprattutto per me, mi sono illuso che Instagram fosse il modo migliore e più facile e sincero per esprimermi. Non è così: io e Domenico siamo quello che facciamo come stilisti. La nostra vita è la moda: giudicateci, se proprio dovete, per quello che vedete in passerella».

Le nuove lavorazioni
Un materiale molto estivo, la rafia, ma usato in generale per cesti e cestini. Infatti per utilizzarlo per abiti e calzature Domenico Dolce e Stefano Gabbana hanno proposto i loro cartamodelli a maestri cestai di Firenze. «È sempre bello e stimolante lavorare con gli artigiani. Sono sempre entusiasti del loro lavoro e non hanno paura di sperimentare, di cimentarsi con cose che non fino a quel momento non avevano fatto. E a noi resta la grande soddisfazione di sapere che ci sarà sempre qualcuno, in Italia, in grado di realizzare le nostre idee». In passerella sono andati abiti, tailleur e gonne in rafia abbinata a diversi tipi di cotone: tutto leggerissimo al tatto e piacevole al contatto con la pelle.

Una giungla siciliana
Si intitola Sicilian Jungle la collezione: la giungla senza dubbio si vede, più sfumato il richiamo alla Sicilia. Che pure c’è: la maggior parte dei look sono colorati, esuberanti, evocano suoni della natura, voci di uccelli, fruscii di animali che corrono tra i cespugli o si arrampicano sugli alberi. Ma qua e là esce una modella di nero vestita: niente di tetro, è il nero dei pizzi, dei veli semi trasparenti, che contrasta comunque con il rosso delle labbra e cappelli e accessori eccentrici e allegri quanto basta.

L’amore per la natura
Non sono tipi da ergersi a guru né maitre a penser, Domenico Dolce e Stefano Gabbana. Eppure, proprio come hanno fatto mettendo in pratica la loro passione per l’artigianalità e le persone che possiedono e custodiscono l’arte del fatto a mano, a modo loro lanciano un messaggio di amore per la natura. «A parte le giungle urbane... che pure esistono – dicono ridendo i due stilisti –. Le foreste ci sono in Amazzonia, in Asia, in Africa, ci sono in tutti i continenti, ecosistemi affascinanti che ci hanno ispirato. Abbiamo fatto un grande mosaico, un affresco: sulle stampe di sono animali, piante, frutta... Ci siamo divertiti a stravolgere le proporzioni, perché la moda è gioco. Ma penso che alla fine della sfilata venga una gran voglia di correre a immergersi nel verde».

Un’idea di felicità
«La nostra vita è la moda, la moda è la nostra vita»: lo ripetono e ci credono, Domenico Dolce e Stefano Gabbana. «Per questo non abbiamo mai avuto paura di cambiare, di reinventarci, di proporre nuove formule per le sfilate. A questa tornata ad esempio in passerella abbiamo voluto solo modelle professioniste. Celeb e amiche sono sedute in prima fila. Alla prossima tornata, chissà». A osservare i 124 look della collezione c’erano Monica Bellucci, Sofia Vergara, Sabrina Sato, venuta dal Brasile, la cantante lirica Carly Paoli, Lady Kitty Spencer, Bianca Balti, Isabeli Fontana e Tina Tamashiro, un’attrice giapponese. «È un momento felice per noi, crediamo che dalla collezione questo traspaia. Abbiamo giocato non solo con l’idea di giungla, ma anche con l’imamginario degli anni 50, i bustier. E abbiamo aggiunto tocchi un po’ eccentrici, come i “doppi occhiali” o le microborsette che riprendono alcune nostre it bag iconiche».

Omaggio a Milano
Nei due giorni che hanno preceduto la sfilata Dolce&Gabbana hanno organizzato due eventi che, in modo diverso, erano rivolti a clienti e fan del brand, ma anche all’intera città. Venerdì, nel negozio di corso Venezia 8, quello che più assomiglia a una casa, c’è stata la presentazione dei dolci per Natale, compreso l’ormai famoso panettone frutto della collaborazione con il pasticcere siciliano Fresconaro. Il giorno dopo, in serata, l’intera via della Spiga ha ospitato un allestimento per festeggiare il rinnovo della boutique donna che fa angolo con corso Venezia. «Un modo per brindare con chiunque passasse da quelle parti in quel momento, un piccolo gesto per dire quanto amiamo Milano, dove la nostra avventura nella moda è iniziata. Era il 1995, tante cose sono cambiate, tante sono rimaste le stesse, come la passione per quello che facciamo e l’attaccamento e la gratitudine verso la città e tutte le persone che apprezzano il nostro impegno e il nostro lavoro».

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