creatività e solidarietà

Dolce&Gabbana lanciano il progetto «Fatto in casa», tutorial online sulle artigianalità, dalla magliaia al panettiere

Intrattenimento e opportunità di imparare qualcosa, ma soprattutto occasione per raccogliere ulteriori fondi a favore della ricerca di Humanitas, sostenuta dagli stilisti da prima della pandemia

di Giulia Crivelli

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Intrattenimento e opportunità di imparare qualcosa, ma soprattutto occasione per raccogliere ulteriori fondi a favore della ricerca di Humanitas, sostenuta dagli stilisti da prima della pandemia


5' di lettura

Ci sarà tempo e – speriamo – la volontà e il desiderio, da parte di tutti, di ripensare alle settimane della fase uno, quella del vero e proprio lockdown, e alle reazioni di fronte alla fase due, che serve a ritrovare tempi perduti, potremmo dire. O a inventarsene di nuovi. A oggi possiamo già raccontare e raccontarci come abbiamo trascorso le ultime settimane, che hanno colpito tutti con effetti diretti e indiretti, con disagi immediati e con l’accumularsi di paure per quello che verrà.

I giorni della riflessione
Stefano Gabbana e Domenico Dolce hanno reagito, come creativi, riflettendo sui tempi, forse anche sul senso, della moda
, sul destino della collezione che proprio pochi giorni prima del lockdown aveva debuttato nelle vetrine (quella della primavera-estate 2020) e sul destino della collezione presentata poco più di due mesi fa con una sfilata, quella dell’autunno-inverno 2020-2021. Era il 23 febbraio, penultimo giorno della settimana della moda donna di Milano: in passerella si erano appena visti abiti e accessori che in negozio sarebbero arrivati solo tra molti mesi. In prima fila sedeva anche Elisa Vicenzi, ricercatrice virologa del San Raffaele di Milano: pochi giorni prima, il 16 febbraio, Dolce&Gabbana aveva fatto un’importante donazione all’istituto Humanitas, per un progetto congiunto con il San Raffaele sul coronavirus. La pandemia non era ancora pandemia, sembrava trattarsi di una crisi sanitaria ed economica “solo” per la Cina. Come sappiamo, di lì a pochi giorni fu chiaro che il coronavirus era diventato un (gigantesco) problema globale.

L’intervista all’amministratore delegato Alfonso Dolce sulle strategie del gruppo (2 febbraio 2020)

Dolce&Gabbana per Humanitas con i  tutorial dell'artigianalità a casa

Dolce&Gabbana per Humanitas con i tutorial dell'artigianalità a casa

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La nascita del progetto #DGFattoacasa
Le riflessioni su come e se cambierà la moda e i suoi calendari sono inevitabili, per persone, come Stefano Gabbana e Domenico Dolce, che della moda hanno fatto la loro ragione di vita. «Non possiamo fare previsioni sul futuro, però. Solo supposizioni. Che possono spaventare, perché nessuno aveva mai vissuto un’emergenza simile – spiegano –. Continueremo a farle, anche perché guidiamo un gruppo che dà lavoro direttamente, solo in Italia, a 1.2oo persone e ci sentiamo responsabili per il loro futuro e benessere, anche economico. Ma ci siamo detti che la nostra creatività poteva essere messa al servizio di un progetto diverso, il più condiviso possibile. Un progetto che fosse in sintonia con lo spirito di questo tempo. Non solo: che servisse a noi, alle persone che si vorranno sentire coinvolte e, forse ancora più importante, alla ricerca. Per questo il progetto #DGFattoacasa è strettamente legato a un crowdfunding: il primo contributo, creativo ed economico, è il nostro, ma chiunque può aggiungersi». Non sfugge a nessuno che il coronavirus colpisce indistintamente, ma le conseguenze – fortuna a parte – restano diverse a seconda dello stile di vita che si conduce e alla possibilità di accesso alle cure. «L’unica arma davvero democratica, universale, è il vaccino – sottolineano i due stilisti –. È a questo che vorremmo contribuire ed è a questo che lavorano i ricercatori. Il nostro amore, quasi istintivo, per la ricerca medica, in fondo è legato a come impostiamo il nostro lavoro da sempre. Non si tratta di paragonare la moda alla medicina per utilità o ruolo, ma nel metodo, nel nostro caso. La ricerca è la molla che ci spinge ad andare avanti, a cercare sempre nuove visioni. E ci sprona a vivere l’attimo, certo, ma con uno sguardo perennemente rivolto al futuro, mai al passato».

Da oggi online, aperto a tutti
DGfattoincasa inizia oggi, sui canali social della maison , ma si arricchirà di contenuti nelle prossime settimane, mesi, forse anni. Si inizia con brevi workshop-tutorial, girati rigorosamente tra le mura domestiche e con lo smartphone, che mostrano alcuni dei mestieri più direttamente legati al Dna del marchio Dolce&Gabbana e alle passioni ed emozioni di Stefano Gabbana e Domenico Dolce. Tra questi il lavoro a maglia e quello a uncinetto. Seguiranno altri esempi di artigianalità tipicamente italiane, celebrate per altro proprio dalle ultime due collezioni – e relative sfilate, donna e uomo – di Dolce&Gabbana a Milano. Mestieri d’arte, mani sapienti, come quelle dei panettieri o dei giardinieri.

Calore famigliare e piacere della condivisione
«Il progetto prende vita dall’idea della “casa bottega” di un tempo: siamo romantici, forse un po’ nostalgici – raccontano i due stilisti –. Volevamo ricreare la magia del fatto a mano unendola al calore della famiglia: l’ambizione è portare nelle case di tutti la bellezza del saper fare e la poesia dell’artigianalità, oltre che il calore di una famiglia davvero allargata. Sicuramente in queste settimane abbiamo scoperto o riscoperto il piacere della condivisione, del fare le cose insieme, magari con l’aiuto della tecnologia».

Nuovi fondi per il progetto con Humanitas
La raccolta fondi supporta Fondazione Humanitas per la ricerca e sostiene il progetto già esistente “Amore per la ricerca scientifica”, Humanitas University, in particolare per sostenere lo studio coordinato dal professor Alberto Mantovani, direttore scientifico di Humanitas , mirato a trovare una soluzione per debellare il Covid-19. Il progetto ha beneficiato di una prima donazione Dolce&Gabbana a metà febbraio e dalla scorsa settimana è sostenuto anche dal ricavato delle vendite dell’iconica Devotion Bag.

Dolce&Gabbana per l’Humanitas (27 aprile 2020)

La collaborazione con Intesa
Il progetto è sostenuto inoltre da Intesa San Paolo grazie a Forfunding.it, piattaforma di crowdfunding dell’istituto bancario – il più grande in Italia – dedicata a organizzazioni non governative, ad associazioni non profit e a fondazioni che vogliono avviare un progetto di raccolta fondi coinvolgendo un’ampia comunità di donatori attivi. Intesa Sanpaolo non trattiene commissioni sulle donazioni, quindi ogni euro viene interamente versato al progetto, garantendo sicurezza e trasparenza.

Le parole di Alberto Mantovani
«Humanitas continua la sua battaglia a Covid-19 e grazie a questa collaborazione con Dolce&Gabbana si potranno estendere i campi di ricerca e le collaborazioni», commenta Alberto Mantovani, che in molti in questi mesi abbiamo imparato a conoscere per i suoi interventi sui giornali e in televisione, benché (mistero italiano) non sia tra i consulenti del Governo. Interventi in cui si è distinto (lo dicono i sondaggi, ma dovrebbe suggerirlo la ragionevolezza di ognuno di noi) per i toni pacati, mai agressivi verso chicchessia, e per l’autorevolezza che emana anche quando si è a digiuno di nozioni scientifiche. Mantovani ad esempio è tra i pochi italiani nell’H-Index della rivista Scopus, che valuta il prestigio e l’attendibilità di tutti gli scienziati, tenendo conto dei titoli accademici di ciascuno, delle pubblicazioni scientifiche e del numero di citazioni dei loro lavori nel tempo da parte di altre pubblicazioni scientifiche. Il punteggio più alto al mondo in questa classifica in tempi di coronavirus ce l’ha Anthony Fauci (174 punti), Mantovani è poco distante dal super esperto della task force di Donald Trump, con 167 punti. Tanto per comprendere la levatura di Mantovani.

La sfida della ricerca
«Al momento conosciamo molto poco le risposte immunitarie nei confronti del coronavirus SARS-CoV-2 che causa Covid-19: non sappiamo, ad esempio, se gli anticorpi siano protettivi né quanto duri la memoria immunologica – aggiunge Mantovani –. E non sappiamo con certezza se la nostra prima linea di difesa (l'immunità innata e che da sola gestisce ed elimina più del 90% dei virus e batteri che incontriamo) funzioni e possa essere attivata anche nei confronti del coronavirus. Su questo, e in particolare sulle cellule dell'immunità innata e sul ruolo di alcune sue molecole, antenati funzionali degli anticorpi, si concentra una sfida della ricerca raccolta da Humanitas per affrontare Covid-19, grazie al sostegno di Dolce&Gabbana: approfondire le nostre conoscenze in quest'ambito può aprire le porte ad interventi diagnostici, ad esempio biomarcatori di gravità di malattia, e terapeutici, contribuendo alla risoluzione di un problema globale».

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