La sfilata a Milano

Dolce&Gabbana, il metaverso incontra la passione per unicità e artigianalità

Per i due stilisti- imprenditori «metaverso e Nft appassionano e interessano soprattutto i giovani. Noi creativi dobbiamo interpretare questa novità e farla entrare nella nostra estetica»

di Giulia Crivelli

Tessuti high tech ed ecopelliccie lavorate come materiali naturali

2' di lettura

Negli ultimi dodici mesi, dalla fine di febbraio 2021 a oggi, a livello globale, sul web sono state registrate 61,6 milioni di conversazioni sugli Nft e 15,2 milioni sul metaverso (dati elaborati sulla base di Google Trends e altre rilevazioni). Ad alcune centinaia di queste conversazioni, quasi certamente, hanno partecipato Domenico Dolce e Stefano Gabbana. Per curiosità, ma anche per interesse professionale.

«Abbiamo passato almeno un mese a farci spiegare da esperti e dai nostri collaboratori più giovani cosa si intenda, al momento, per metaverso – spiegano i due stilisti-imprenditori –. Intuiamo però che è molto importante, forse persino un punto di svolta della rivoluzione digitale innescata da internet. Metaverso e Nft appassionano e interessano soprattutto i giovani, a noi creativi delle generazioni precedenti spetta l’onere, ma anche l’onore e il piacere, di interpretare questa novità, di farla entrare nella nostra estetica, offrendo abiti e accessori in linea con questa contemporaneità».

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Non si pensi però a una collezione pensata per un film di fantascienza, bensì a 90 look ispirati a una femminilità estremamente consapevole: «Abbiamo aperto la nostra cassetta degli attrezzi, per così dire, e usato, come sempre, il know how sartoriale, la ricerca su tessuti e materiali, l’amore per l’artigianalità e il nostro vissuto, – dicono sorridendo Domenico Dolce e Stefano Gabbana –. Lavoriamo insieme da 38 anni, siamo la memoria storica vivente di decenni di collezioni Dolce&Gabbana e di tendenze che abbiamo visto, a volte innescato e altre cavalcato. È chiaro a noi e ai nostri clienti che dall’artigianalità non si prescinde, ma nemmeno si può avere paura di cambiare, di usarla in modi nuovi».

Questa irresistibile attrazione per due poli apparentemente opposti – quello accelerato dei nativi digitali e quello “lento” del lavoro manuale – è confermata dall’iniziativa Autentica: «Abbiamo scelto dodici botteghe storiche di Milano, bar, panetterie, calzolai e persino una libreria e le abbiamo “vestite” di colori e simboli Dolce&Gabbana. Fare le cose con passione, avendo a cuore la loro unicità e il piacere di parlarne e quello di condividere i propri segreti con altre persone è una delle forze dell’Italia e di Milano in particolare e ci sembra importante dare un segnale di sostegno e apprezzamento, anche se non c’è un legame diretto con la moda». Domenico Dolce e Stefano Gabbana, in particolare dal 2012, con la nascita delle collezioni di alta moda, hanno organizzato eventi e sfilate in tutta Italia e nel mondo, ma sono tra i pochissimi a non aver mai mancato una fashion week di Milano.

(REUTERS/Alessandro Garofalo)

«La nostra città ha una grande opportunità rispetto ad altre capitali della moda – concludono –. Siamo proiettati nel futuro per natura, ma conserviamo una dimensione umana: il metaverso affascina tutti, perché ci permette di costruire una realtà alternativa, fatta di sogni e fantasie. Ma solo la realtà fisica ci fa sentire davvero vivi e autentici. Noi vorremmo creare un’osmosi, delle vie di passaggio da un mondo all’altro, senza pregiudizi e, soprattutto, senza timori».

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