sostegno alla ricerca

Dolce&Gabbana, la moda uomo scende in campo all’Humanitas

Sfilata fisica ospitata i sicurezza nel campus universitario dell’istituto, confermando il sostegno che i due stilisti hanno dato al direttore scientifico Alberto Mantovani sul fronte del coronavirus

di Giulia Crivelli

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Sfilata fisica ospitata i sicurezza nel campus universitario dell’istituto, confermando il sostegno che i due stilisti hanno dato al direttore scientifico Alberto Mantovani sul fronte del coronavirus


3' di lettura

Duecentosessanta ospiti, oltre cento look, tutti maschili, location straordinaria, musica dal vivo. Se non fosse per la misurazione della temperatura, il matematico distanziamento sociale e l’obbligo di mascherina, si potrebbe dimenticare l’emergenza che stiamo vivendo e godersi ancora di più la sfilata Dolce&Gabbana, ispirata da una breve vacanza a Sorrento fatta da Domenico Dolce e Stefano Gabbana nell’estate 2019. Giorni trascorsi in un luogo speciale, l’hotel Parco dei Principi, uno dei pochi alberghi disegnati da Giò Ponti e da allora (1960) eccellenza dell’hotellerie italiana.

A ricordare l’eccezionalità della situazione, con la cancellazione della settimana della moda di giugno, sostituita da un format digitale sfidato solo da Etro e da Dolce&Gabbana, c’è anche il luogo, il campus dell’istituto Humanitas. «Avevamo pensato di sfilare al Metropol, la casa delle nostre collezioni di prêt-à-porter uomo e donna – spiegano i due stilisti –. Avremmo preso ogni precauzione necessaria e applicato tutti i protocolli anti Covid, ma sentivamo fortissima l’esigenza di una passerella fisica, con l’energia e l’adrenalina tipiche di ogni show. Poi ci è venuta la pazza idea di chiedere ad Alberto Mantovani, direttore scientifico di Humanitas, di ospitarci. Lo conosciamo da molti anni come medico, ricercatore e uomo eccezionale, ma la sua immediata risposta affermativa ci ha spiazzati e ci ha fatto immensamente felici». Una situazione ideale, per una sfilata ai tempi del Covid: «Sicurezza garantita dal luogo e dalle persone che lo animano, medici e studenti. E occasione straordinaria per affiancare moda e ricerca, dando a tutte le persone coinvolte la possibilità di devolvere il loro compenso ai progetti dell’Humanitas – aggiungono Domenico Dolce e Stefano Gabbana –. Modelli, allestitori, fioristi, musicisti, fotografi, società di catering hanno accolto con entusiasmo la possibilità di dare il loro piccolo o grande contributo alla ricerca». L’evento ospitato negli spazi verdi che dividono i diversi gli del campus (che occupa 1,5 chilometri quadrati e sembra venire dal migliore dei possibili futuri) è stato possibile anche grazie alla collaborazione con Intesa Sanpaolo, che ha messo a disposizione For Funding, la piattaforma dedicata al crowdfunding per enti, associazioni e ong.

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I fondatori del gruppo – che oggi ha 1.200 dipendenti diretti e ha un fatturato di circa 1,3 miliardi – fecero la prima donazione per la ricerca sul coronavirus alla fine di febbraio, quando l’emergenza sanitaria sembrava riguardare solo l’Asia, intuendo prima di altri che l’epidemia avrebbe potuto trasformarsi in pandemia, cioè in un problema globale, risolvibile con una soluzione altrettanto universale, la ricerca, per trovare nuove cure e un vaccino. «Era febbraio quando, grazie al sostegno di Dolce&Gabbana, abbiamo avviato un programma mirato a chiarire le risposte del sistema immunitario al coronavirus – spiega Alberto Mantovani – . A distanza di quattro mesi abbiamo contribuito alla maggiore conoscenza della malattia, portando avanti studi su immunità e genetica applicati alla comprensione dei fattori che influenzano la suscettibilità all’infezione, la gravità del decorso clinico e la maggiore severità dei sintomi in alcuni pazienti».

«Non sembri una sorta di blasfemia: la ricerca è alla base di ogni lavoro creativo, compreso quello di stilisti, come mostra questa collezione, ricca di silhouette, accostamenti e sovrapposizioni inedite. La ricerca significa impegno, coraggio e voglia di rischiare. Se applicata alla scienza medica, vuol dire prevenire, dare più possibilità ai giovani, convincerli che il mondo può essere un posto migliore. Noi facciamo moda – concludono i due stilisti – e il piacere più grande è vedere persone che indossano i nostri abiti. Ma se possiamo usare il nostro lavoro per rafforzare altri messaggi, oggi più che mai sentiamo il dovere di farlo». L’ultima parola spetta al professor Mantovani, colpito dalle note di Volare, eseguita dal vivo dai tre cantanti del Volo: «La bellezza si può trovare nell’arte, nella moda e nella scienza. Non devono esistere confini tra i mondi e in particolare nella ricerca. Possiamo davvero volare insieme, mano nella mano, per garantire più salute e benessere a tutti».

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