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Dolce&Gabbana portano a Firenze le eccellenze artigianali del lusso

La città simbolo per l’alta artigianalità diventa tappa del grand tour che i due stilisti organizzano dal 2012 nelle località più belle e famose d’Italia

di Giulia Crivelli

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Ricamatrici di generazioni diverse unite dalla passione per il fatto a mano. Alla loro destra, Domenico Dolce (seduto) e Stefano Gabbana, fondatori del marchio Dolce&Gabbana

La città simbolo per l’alta artigianalità diventa tappa del grand tour che i due stilisti organizzano dal 2012 nelle località più belle e famose d’Italia


3' di lettura

Dicono di essere stati anche loro spaventati e disorientati, all’inizio, dalla pandemia. Ma a giudicare da quello che sono riusciti a fare dalla fine di febbraio a oggi e ai progetti che stanno presentando per il resto dell’anno e per il 2021, quel momento di spavento e disorientamento dev’essere durato davvero poco. Vale per Domenico Dolce e Stefano Gabbana, ma anche per Dario Nardella, sindaco di Firenze, e Raffaello Napoleone, amministratore delegato di Pitti Immagine, la società che organizza le fiere che si tengono a Firenze e sono tra gli appuntamenti internazionali più importanti per la moda uomo, l’abbigliamento junior e i filati.

Il 2 e 3 settembre Firenze e Pitti Immagine ospiteranno gli eventi Alta sartoria e Alta moda di Dolce&Gabbana, le collezioni più esclusive e artigianali della maison, che negli ultimi otto anni sono state presentate in alcune delle località più belle e famose dell’Italia, in una sorta di grand tour che forse sarebbe piaciuto anche a intellettuali del passato innamorati del nostro Paese e affascinati dalle differenze culturali, ambientali e sociali delle varie regioni. Mancava Firenze, in questo particolare tour di estetica contemporanea resa possibile dalla creatività dei due stilisti e alimentata dalle artigianalità, che Domenico Dolce e Stefano Gabbana hanno sempre valorizzato, (ri)scoperto e promosso anche con programmi di formazione interna. «La pandemia ha cambiato tutto, compreso il nostro progetto per Firenze: l’idea era di tornarci in giugno, con un evento dedicato solo alle collezioni pret-à-porter maschili e legato a Pitti Uomo – spiegano Domenico Dolce e Stefano Gabbana –. Come sappiamo, le fiere sono state prima spostate e poi cancellate e parlando con Raffaello Napoleone abbiamo capito che potevamo trasformare il progetto. Abbiamo trovato nel sindaco di Firenze Marco Nardella e in Tommaso Sacchi, assessore alla Cultura, moda e design, interlocutori eccezionali e abbiamo capito che potevamo davvero sognarlo in grande, questo evento. Anche perché Firenze è stata la culla della moda italiana e ancora prima, da secoli e secoli, la custode di saperi artigianali di ogni tipo».

Come succede a Milano, le istituzioni fiorentine hanno compreso da tempo il valore economico, di immagine e culturale della moda. O meglio, del sistema moda, sottolinea il sindaco di Firenze: «In città, nei suoi dintorni e nell’intera regione ci sono laboratori artigianali e sedi dei marchi del lusso più importanti al mondo, compresi i francesi, naturalmente. Hanno offerto grandi e belle opportunità ai nostri giovani e rafforzato la filiera regionale e nazionale. Le settimane della moda di Milano o le fiere di Firenze sono la parte che tutti possono vedere e apprezzare – aggiunge Marco Nardella –. Ma le istituzioni locali e nazionali devono capire il valore di tutto quello che c’è dietro e fare la loro parte». Con Pitti il Comune ha innescato da tempo un circolo virtuoso, che solo il Covid poteva interrompere.

«L’evento Dolce&Gabbana è importantissimo. Firenze, che ha circa 360mila abitanti, vive di turismo: ogni anno accogliamo 15 milioni di persone, che poi diventano ambasciatori del fascino e della bellezza della città, della regione e dell’Italia – ricorda Napoleone –. Con il lockdown abbiamo vissuto come ibernati, le sfilate di Alta moda e Alta sartoria di Dolce&Gabbana daranno alla città grande visibilità e soprattutto un’iniezione di ottimismo». La speranza è che per settembre i confini tra Paesi siano aperti e che possano arrivare anche i clienti internazionali di Dolce&Gabbana: per l’evento dell’estate scorsa in Sicilia ci furono oltre mille persone.

A Firenze c’è una magia in più, come ricordano i due stilisti: «Per preparare le due sfilate ci siamo messi alla ricerca, con l’aiuto del sindaco e dell’assessore, delle eccellenze artigianali locali – sottolineano Domenico Dolce e Stefano Gabbana –. Abbiamo chiesto ai titolari di botteghe di accoglierci nei laboratori, di lasciarci osservare le loro mani sapienti e di trasmetterci un po’ del loro know how e passione. Alcuni hanno contributo attivamente alla creazione di abiti e accessori. Altri, che sono maestri in arti come legatoria o profumeria o che danno vita a mosaici o al più squisito degli olii, avranno l’opportunità, durante gli eventi, di mostrare la loro magia, il loro universo. La nostra moda vive della nostra passione e si nutre di quella degli altri, dagli artigiani ai clienti finali, che devono sapere che dietro ogni abito c’è un mondo».

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