sfilate donna a-i 2018/19

Dolce&Gabbana, tre show nella settimana della moda milanese

di Giulia Crivelli

3' di lettura

Chissà cosa sognano di notte Domenico Dolce e Stefano Gabbana. Il primo, forse, di sorvolare l’amata Sicilia. O di essere un astronauta: su una t-shirt della collezione per l’autunno-inverno che stiamo vivendo ci sono gli avatar dei due stilisti in partenza per lo spazio. Stefano magari sogna di essere un gatto del Bengala, come quelli che da qualche anno lo hanno stregato e ora abitano la sua casa. Forse ancora, Domenico sogna di essere a tavola con centinaia di amici e parenti davanti a un semplice piatto di pasta, un rito antico e semplice che adora, ma che i tempi serratissimi della moda non sempre consentono. O può darsi che Stefano sogni di essere proprio il più grande dei suoi gatti, l’unico al quale è consentito stare persino in ufficio.

La notte resti un mistero, come è giusto: del giorno invece i due stilisti hanno parlato domenica, per introdurre il tema della collezione donna per il prossimo autunno-inverno. O meglio: delle collezioni. Sabato ha sfilato Secrets & Diamonds: abiti e accessori da sera talmente luccicanti da rendere quasi inutili i fasci di luce che arrivavano dall’alto. Nel primo pomeriggio di domenica è stata la volta della collezione Fashion Devotion e poche ore dopo, alla Rinascente, le modelle hanno sceso le scale mobili per All the Fashion Lovers, abiti e accessori per l’imminente, si spera, primavera-estate. Un evento aperto a tutti che, come era accaduto in gennaio per le collezioni da uomo, ha avuto un enorme successo.

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«Ci svegliamo pensando ai vestiti e andiamo a letto pensando ai vestiti. È talento, vocazione, divertimento, forse ossessione. Ma ci sentiamo fortunati a fare un lavoro che ci sembra strano definire lavoro», raccontano Domenico Dolce e Stefano Gabbana. Come per ogni passione, non c’è razionalizzazione possibile: «Non vogliamo dare alcun messaggio politico. Per noi la moda è libertà, mezzo per esprimersi e realizzarsi – aggiungono –. Non ci sentiamo né migliori né peggiori di altri e mai giudicheremmo i gusti dei consumatori nelle loro diversità geografiche, culturali, sociali e di età. Non pensiamo di dover dare e poi spiegare oscuri significati della nostra moda. Vediamo in giro molta cupezza, tristezza, senso di costrizione. È un modo di tarparsi e tarpare le ali. Noi abbiamo un obiettivo diverso: aiutare i giovani a sognare, attraverso la moda: checché se ne dica, nel mondo c’è più bellezza che orrore, più creatività che omologazione».

Laudata sia la moda, beati siano gli abiti, ode alle scarpe. E se per spiegarlo una sfilata non basta, che siano tre, appunto. Una sfida da non sottovalutare: sfilata in inglese si dice show. Di questo si tratta: spettacoli teatrali ai quali collaborano centinaia di persone e che richiedono casting e prove. A differenza di una pièce o di un’opera, è sempre “buona la prima”: si va in scena una sola volta e deve essere tutto perfetto, a maggior ragione nell’era dei social. Gli invitati alle sfilate di sabato e domenica erano stati avvertiti: potrete essere filmati e finire su internet in tempo reale.

«Oltre che fashion victim, ci sentiamo a volte vittime del nostro talento. È una fantastica maledizione, porta a spingersi sempre oltre», ridono Domenico e Stefano. È proprio così: gli altri fanno ciabatte e sneaker pelose? Loro mettono la pelliccia (vera e verde fluo) sui tacchi dieci. Tutti scoprono il fascino degli occhiali oversize in passerella? Loro li ricoprono di scritte giganti, li fanno a forma di borsette, gli applicano ali e pelliccia maculata. Gli esempi di irriverente creatività, nelle sfilate di sabato e domenica, sono centinaia, tanti quante le modelle e i rispettivi look. Conditi da scelte controcorrente, come l’assenza di uomini nella tornata dell’unisex. O la comparsa a sorpresa di ragazze con vesti cardinalizie, anche se la Chiesa è ben lontana dall’approvare il sacerdozio femminile. «Is Dolce & Gabbana’s Bad Behaviour Good for Business?», si chiedeva ieri Lauren Sherman sul sito di Business of fashion La risposta è ovviamente no, non ci sono effetti negativi delle (supposte) bizzarrie di Dolce&Gabbana. Anzi: i ricavi dell’esercizio 2017 sono cresciuti del 10% a 1,3 miliardi. Senza bisogno di lanciare messaggi, a parlare sono i vestiti (e i bilanci).

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