Alimentare

Dolci da ricorrenza, l’anno nero Vendite online per restare a galla

Batosta sul polo tra Cuneo e Torino: a Pasqua perdite di volumi del 40% a Natale del 15

di Filomena Greco

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 In generale il settore alimentare ha retto meglio di altri, lo dicono i dati sulla produzione in Piemonte: -0,4% nel III trimestre rispetto al -2,4% della manifattura. Fa eccezione il comparto dei dolci da ricorrenza

Batosta sul polo tra Cuneo e Torino: a Pasqua perdite di volumi del 40% a Natale del 15


3' di lettura

Il settore alimentare ha retto meglio di altri, lo dicono i dati sulla produzione in Piemonte – -0,4% nel terzo trimestre del 2020 rispetto al -2,4% della manifattura piemontese – e sulle esportazioni, calate nei nove mesi dell’anno soltanto dello 0,5% rispetto alla media del 17,6%. Ma ci sono comparti come quello dei dolci da ricorrenza, polo di eccellenza tra Cuneo e Torino, che hanno sofferto parecchio. «La Pasqua, arrivata l’anno scorso in pieno lockdown, ci ha drammaticamente spiazzati – racconta Alberto Balocco, realtà industriale che affianca ai dolci della tradizione la produzione di continuativi come i biscotti e i prodotti per la colazione – e solo grazie al recupero del Natale abbiamo recuperato parte del gap». In percentuale si parla di perdite sul mercato pari al 40% per la Pasqua e al 15% per il Natale, volumi in calo che hanno messo a dura prova le realtà d’eccellenza del Piemonte. Big player come Balocco o Maina accanto a realtà emergenti come la Galup di Pinerolo.
«Siamo riusciti a contenere le perdite in bilancio a quota -5% – racconta Marco Brandani, ad della Maina di Fossano – ma il 2020 ha interrotto la fase di crescita negli ultimi quarant’anni e per la prima volta nella storia di Maina abbiamo fatto ricorso alla cassa integrazione». Dopo lo shock rappresentato dalla perdita di volumi di Pasqua 2020, con ordini annullati dalla grande distribuzione e stock rimasti invenduti, la macchina si è rimessa in moto e nel secondo semestre dell’anno scorso è ripartita la produzione per i mercati esteri e poi per il Natale, con qualche cautela in più e molta prudenza. «A pesare sui bilanci dell’azienda nella prima metà dell’anno – spiega Alberto Balocco – è stata la perdita di redditività indotta dagli stock. Abbiamo lavorato duramente per aumentare l’efficienza al massimo e riportare i fondamentali in terreno positivo». Per la Balocco il 2020 è stato un anno a due velocità: una crescita del 7% per il ramo dei continuativi – i prodotti destinati alla prima colazione a cominciare dai biscotti – e una contrazione del comparto dolci per le ricorrenze. «Abbiamo chiuso con 10 milioni di ricavi in meno sul 2019 (180 milioni di fatturato), pari a -5%, la nostra priorità però è stata di mantenere stabile redditività e ebitda, in valore percentuale, e abbiamo chiuso con una posizione finanziaria positiva, in linea con il 2019».
Reduce da un rilancio che ha riscritto la storia della Galup, l’azienda di Pinerolo – 8 milioni di fatturato e una ventina di addetti – ha contenuto i danni di un anno da dimenticare anche grazie all’e-commerce. «Abbiamo salvato la scorsa stagione pasquale, in pieno lockdown, grazie al canale digitale – racconta l’ad Stefano Borromeo – e abbiamo chiuso l’anno con un calo dei ricavi del 2,5%». Anche nel caso dell’azienda torinese, la stagione natalizia è partita tardi ma ha assorbito la produzione – 9mila pezzi al giorno –, più difficile invece la situazione nei due punti vendita di Torino e di Pinerolo. La scommessa è in un assestamento nel 2021 e nella possibilità di tornare a crescere con lo stesso ritmo del 2019, quando il Natale aveva registrato vendite in crescita del 15%.
Percentuali che sarà difficile recuperare nel medio periodo. L’amministratore delegato di Maina – fatturato a quota 100 milioni, l’export al 18% e 270 addetti – scommette sul ritorno alla normalità a fine 2021 mentre la campagna per la Pasqua è già iniziata.
«La nostra è una tranquillità relativa – spiega – perché ci lasciamo alle spalle una situazione molto difficile». La specializzazione sui prodotti da ricorrenza, aggiunge Brandani, «ci dà una grande sapienza sul prodotto e per il momento diversificare è soltanto un’idea, niente di più».

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